Morte Domenico, c'era un altro cuore per salvare il piccolo ma il Monaldi l'aveva tolto dalla lista dei trapiantabili
Il 2 febbraio il centro trapianti aveva dato l'ok, ma per l'ospedale napoletano non poteva sostenere l'intervento. 48 ore dopo, però, la richiesta di reinserimento in lista
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Un cuore c'era, una possibilità concreta di salvezza per il piccolo Domenico Caliendo era arrivata quando ormai il tempo sembrava correre più veloce della speranza. Il 2 febbraio da Bologna era giunta una notizia capace di riaccendere l'attesa della famiglia: il Centro Nazionale Trapianti aveva segnalato la disponibilità di un nuovo organo che avrebbe potuto salvare il bambino ricoverato al Monaldi di Napoli. Ma quella speranza è durata molto poco: poche ore prima che quel cuore venisse messo a disposizione, l'ospedale aveva deciso di escludere il bambino dalla lista dei pazienti trapiantabili.
La decisione
I medici, secondo quanto riportato da Il Messaggero, avrebbero motivato questa scelta spiegando che alcuni organi risultavano compromessi e che il bambino non sarebbe stato in grado di affrontare un nuovo intervento. Una valutazione maturata nei primi giorni di febbraio dopo gli accertamenti effettuati da Gabriella Farina, la cardiochirurga che il 23 dicembre si era recata a Bolzano e aveva trasportato a Napoli il contenitore con il ghiaccio secco, e dal primario Guido Oppido, lo stesso medico che aveva eseguito il trapianto del cuore poi danneggiato sul piccolo Domenico.
Eppure, sembra che qualcosa non torni. La decisione del 2 febbraio appare in contrasto con quanto sarebbe accaduto appena due giorni dopo: il 4, infatti, dal Monaldi sarebbe partita una nuova domanda, indirizzata al Centro Nazionale Trapianti, di reinserire Domenico nella lista d'attesa per il trapianto. Ma come si concilia una richiesta di questo tipo con la decisione di 48 ore prima di escludere il bambino dalla stessa lista, perché considerato non trapiantabile? Cosa è cambiato?
A queste domande cercherà di trovare una risposta l'avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia Caliendo. Per lui, si tratta di una "strana trapiantabilità a intermittenza". Da parte loro, Farina e Oppido hanno sempre sostenuto di aver operato nel pieno rispetto delle procedure, sulla base di rigorose valutazioni scientifiche e cliniche. I documenti scambiati tra il Centro Trapianti e il Monaldi consentono di ricostruire con precisione la successione degli eventi. Il 2 febbraio, una mail firmata da Gabriella Farina viene inviata con un oggetto molto chiaro: "Sospensione temporanea dalla lista di attesa per trapianto pediatrico di C.D.". Nel testo si spiegano le ragioni della decisione: "Le condizioni cliniche del piccolo C.D., in lista per un retrapianto cardiaco pediatrico, sono peggiorate. Si configura pertanto un quadro di multiorgan failure e si chiede la sospensione temporanea dalla lista di attesa per retrapianto cardiaco", a causa della vicenda del ghiaccio secco, dopo la quale il piccolo è sopravvissuto ancora poche settimane grazie al supporto dell'Ecmo.
Fin qui, tutto sembra essere coerente. Ma a complicare il quadro ci sarebbe la comunicazione successiva: solo 48 ore più tardi, il 4 febbraio, dal Monaldi sarebbe partita una nuova mail indirizzata al Centro Regionale Trapianti della Campania con un oggetto inequivocabile: "Richiesta di reinserimento in lista". Ed è probabilmente anche per questo che, pochi giorni dopo, era stata segnalata la disponibilità di un altro organo proveniente da una regione del Centro Italia. Notizia che aveva alimentato nuovamente la speranza, ma soltanto per poche ore: le condizioni del bambino erano state ritenute incompatibili con un nuovo intervento e il cuore è stato poi impiantato in un bimbo, anche lui di due anni, a Bergamo.
Le parole dell'avvocato
Per la famiglia si tratta dell'ennesimo interrogativo, dell'ennesima ferita. L'avvocato Petruzzi ha ricostruito la vicenda nelle pagine de Il Messaggero: "Lo scorso 2 febbraio da Bologna si era reso disponibile un cuore per Domenico che il giorno stesso, su istanza dei cardiochirurghi di Napoli, era stato cancellato dalla lista del Centro Regionale Trapianti salvo rientrarci, il 4 febbraio, quando l'organo era già stato consegnato a un altro ricevente". Nei giorni scorsi, nell'ambito dell'inchiesta per omicidio colposo che vede sette medici del Monaldi sotto indagine, l'avvocato Petruzzi ha acquisito nuova documentazione. Ed è proprio da questa che sarebbe emerso un elemento destinato ad alimentare ulteriori approfondimenti. "Secondo quanto emerge dagli atti in nostro possesso - spiega il legale - Domenico, a causa dei danni rilevati a diversi organi, venne escluso dalla lista dei trapiantabili poche ore prima che da Bologna giungesse la notizia della disponibilità di un organo da un donatore pediatrico compatibile. In quella lista ci ritornerà, miracolosamente, il 4 febbraio, quando quel cuore era stato già assegnato. Una coincidenza inquietante e meritevole di approfondimenti".
Parole che si intrecciano con quelle di Patrizia Mercolino, madre del piccolo Domenico: "Stanno venendo fuori altre circostanze che mi sono state tenute nascoste, non è la prima volta, forse non sarà l'ultima. Voglio giustizia per mio figlio".
