La famiglia nel bosco

La vicenda della coppia anglo-australiana e dei tre figli
10 Mar 2026 - 10:28

La vicenda della "famiglia nel bosco" di Palmoli (Chieti) comincia a fine 2024, quando mamma Catherine, papà Nathan e i tre figli piccoli finiscono in ospedale per un'intossicazione da funghi. Notati dal personale sanitario per le loro condizioni igieniche, parte la segnalazione ai carabinieri. Poi l'intervento dei servizi sociali e la successiva relazione, che mette in evidenza come la coppia anglo-australiana e i loro figli vivano in un casolare senza corrente elettrica, gas, acqua corrente e con un bagno all'aperto. I piccoli non vanno a scuola (i genitori hanno scelto l'istruzione parentale) e non socializzano con gli altri bambini.

Viene quindi proposto un percorso di supporto, tra visite mediche, integrazione sociale, verifiche sanitarie e scolastiche. Il Comune di Palmoli e alcuni imprenditori locali mettono a disposizione alloggi alternativi. Viene offerta anche la possiblità di ristrutturazione del casolare. Soluzioni che, tuttavia, vengono rifiutate. 

Nel novembre 2025 il Tribunale dei minorenni dell'Aquila sospende la responsabilità genitoriale e colloca i bambini in una casa-famiglia insieme alla madre. Anche qui, però, emergono criticità: secondo una relazione, Catherine avrebbe un atteggiamento "ostile" verso le educatrici, "ostacolando gli interventi programmati". A marzo 2025, il Tribunale decide di allontanare la madre dalla struttura. Una decisione stigmatizzata dal Garante dell'Infanzia ("C'è accanimento, così i bimbi rischiano nuovi traumi") e dal governo, con il ministero della Giustizia che invia gli ispettori.