IL CASO

Famiglia nel bosco, si ipotizza l'affidamento esclusivo al padre

Dopo mesi di tensioni con i servizi sociali, la madre potrebbe perdere la potestà genitoriale sui tre figli per le continue resistenze  

08 Mar 2026 - 08:50
18.05 FAMIGLIA NEL BOSCO, INCONTRO CON AVVOCATI SRV © Da video

18.05 FAMIGLIA NEL BOSCO, INCONTRO CON AVVOCATI SRV © Da video

La vicenda della famiglia nel bosco potrebbe arrivare a una svolta drastica: l'affidamento esclusivo dei figli al padre. Una decisione che, se confermata, permetterebbe alla famiglia di restare unita solo formalmente, ma con tutte le responsabilità genitoriali concentrate su Nathan, mentre la madre Catherine resterebbe esclusa dalla potestà. L'ipotesi nasce dopo mesi di tensioni e incomprensioni con gli operatori sociali, che hanno incontrato una forte opposizione soprattutto da parte della donna.

La vita isolata e il rifiuto degli interventi

 Nathan e Catherine hanno sempre raccontato di essere una coppia profondamente legata e unita dall'affetto per i loro tre figli, oggi di 8 e 7 anni. Tuttavia il loro stile di vita, lontano da molte abitudini comuni, ha finito per entrare in collisione con le indicazioni delle istituzioni. Secondo quanto riportato da "La Stampa", nel corso degli accertamenti, Catherine avrebbe respinto più volte le richieste degli assistenti sociali: dalle visite pediatriche ai colloqui con specialisti, fino alla necessità di garantire ai bambini una casa dotata di servizi essenziali come doccia, riscaldamento e altri comfort ritenuti indispensabili. Quel rifiuto costante ha creato una barriera tra la famiglia e chi tentava di intervenire per verificare le condizioni dei minori.

L'episodio che ha fatto scattare l'allarme

 Tutto è iniziato il 24 settembre 2024, quando i carabinieri sono intervenuti nella casa nel bosco dopo una richiesta di aiuto lanciata dalla figlia maggiore con il cellulare dei genitori. All'arrivo dei militari, l'intera famiglia era riversa a terra priva di sensi. La causa sarebbe stata un'intossicazione alimentare provocata da funghi deteriorati, probabilmente conservati male a causa dell'assenza di un frigorifero. Il ricovero in ospedale ha evitato conseguenze più gravi, ma da quel momento sono partiti controlli e verifiche che hanno aperto un confronto sempre più acceso con i servizi sociali.

Il muro contro i servizi sociali

 Secondo il legale della coppia, Marco Femminella, gli interventi degli operatori non sarebbero stati così frequenti come raccontato: solo quattro volte, tre di queste con i carabinieri. Quando chiedevano di incontrare i bambini, però, era spesso la madre a impedirlo, tenendoli lontani e respingendo qualsiasi tentativo di contatto. L'avvocato racconta di aver dedicato settimane intere al caso per cercare di convincere la famiglia ad accettare le indicazioni del tribunale: vaccinazioni, inserimento scolastico e miglioramento delle condizioni abitative.

La convivenza difficile nella struttura protetta

 Una nuova fase si è aperta il 20 novembre scorso, quando i tre bambini sono stati trasferiti in una struttura protetta a Vasto. Su disposizione della tutrice, anche Catherine ha potuto vivere con loro nella casa famiglia. Ma proprio lì sono riemerse le tensioni. La donna avrebbe reagito con ostilità ai tentativi di introdurre i bambini a una quotidianità diversa: televisione, giocattoli di plastica, giochi da tavolo. Oggetti e abitudini che non facevano parte dello stile di vita scelto dalla coppia. Da quel momento, secondo le testimonianze raccolte, all'interno della struttura si sarebbero verificati continui contrasti, sia di giorno sia durante la notte.

Il ruolo del padre e la decisione possibile

 In questa situazione Nathan avrebbe cercato di svolgere un ruolo di mediazione, tentando di calmare i conflitti e di mantenere un dialogo con gli operatori. Proprio questa disponibilità potrebbe ora portare il tribunale a valutare l'affidamento esclusivo dei figli al padre. Una scelta che permetterebbe di garantire ai minori scuola, cure mediche e un ambiente abitativo adeguato.

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