il caso di PALMOLI

Famiglia nel bosco, parla papà Nathan: "Fatti molti passi per riavere i nostri bambini, ora attendiamo risposte dalle istituzioni"

"Ancora non mi capacito. È il trauma più significativo che abbia mai subito in vita mia. Soprattutto per i nostri figli"

28 Mag 2026 - 08:41
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"Abbiamo fatto molti passi che ci erano stati richiesti, e altri di nostra spontanea volontà. Ci siamo trasferiti a vivere nella casa del Comune, abbiamo iniziato in questa settimana il percorso di sostegno alla genitorialità per essere pronti a sostenere i nostri figli, gli incontri protetti stanno andando bene. Credo che non ci si possa chiedere di più. Ora attendiamo risposte coerenti dalle istituzioni. Non vediamo l'ora di poter riavere i nostri figli a casa con noi in modo da poter iniziare il loro percorso di guarigione e benessere emotivo e psicologico e garantire la loro sicurezza da ulteriori traumi". Queste le parole al Messaggero di Nathan Trevallion, il papà della famiglia del bosco: i suoi tre figli, una bambina di otto anni e due gemelli di sei, sono stati allontanati da più di sei mesi dalla loro casa di Palmoli e al momento sono ospiti di una struttura protetta di Vasto.

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"Una grande ingiustizia che ha causato un danno ai nostri figli"

 Per quanto riguarda il suo stato d'animo, dopo la sospensione della responsabilità genitoriale, Trevallion spiega: "Ancora non mi capacito. È il trauma più significativo che abbia mai subito in vita mia. Soprattutto per i nostri figli". Quanto a eventuali fraintendimenti della posizione dei due genitori nel procedimento giudiziario, ha sottolineato: "Credo che le barriere culturali e linguistiche siano state un problema. Negli atti ho ritrovato anche alcune cose non vere riportate su di noi. Il risultato è stato una grande ingiustizia che ha causato un danno probabilmente permanente ai nostri figli". Il padre della famiglia nel bosco ha parlato anche delle motivazioni che hanno portato all'intervento dei servizi sociali: "Non abbiamo condiviso molti passaggi, e crediamo che siano stati fatti alcuni errori, ma vogliamo provare a comprenderci reciprocamente".

"Lo shock più grande in vita mia"

 "Probabilmente avremmo dovuto affidarci al consiglio di un avvocato fin da subito", chiarisce Nathan, guardando indietro a ciò che avrebbe fatto diversamente: oggi la coppia è assistita dall'avvocato Simone Pillon. "Forse siamo stati ingenui - continua - credevamo nel sistema giudiziario, ma non avevamo compreso il rischio che la nostra famiglia stava correndo". E sul momento più difficile non ha dubbi: "Quando hanno portato via mia moglie e i nostri figli e li hanno rinchiusi in casa famiglia. Lo shock più grande in vita mia". Questa vicenda "mi ha insegnato che la cosa più importante è l'amore, che tiene unita la famiglia. È l'unica cosa che non ci porteranno mai via". Quanto ai suoi figli, sottolinea: "Li amo, sono meravigliosi".

"Trovare un senso in questa situazione"

 In questa fase, a prevalere sono due emozioni: "La paura e l'ansia. Ecco perché abbiamo deciso di seguire un percorso di sostegno alla genitorialità: per essere pronti a sostenere i nostri figli che certo stanno vivendo i medesimi sentimenti e molto più per la loro età e la loro difficoltà per dove si trovano. Ci vuole tanta pazienza a sopportare una simile pressione. Pensiamo spesso, io e Catherine, anche ai molti altri bambini che vivono situazioni simili, e che magari grazie alla nostra vicenda avranno benefici. Questo ci conforta. Nessuna sofferenza resta sterile".

In questa fase delicata, sottolinea Trevallion, "entrambi abbiamo i nostri alti e bassi e ci sosteniamo a vicenda in questo momento difficile. La nostra forza e la nostra speranza risiedono nel trovare un senso in questa situazione. Catherine per non farsi opprimere dai pensieri ha finito il libro cui lavorava da tempo. È un libro che descrive la sua vita e che l'ha aiutata a ripensare ai momenti più belli e a ritrovare la forza di andare avanti. Ora lo pubblicherà, e con i piccoli proventi che speriamo possano derivarne, costruiremo la nostra nuova casetta. Se avanzerà qualcosa, lo dedicheremo ai molti bambini che in Italia vivono la stessa situazione dei nostri figli. Io sono più inglese, tendo a chiudermi in me stesso, ma sto imparando a lasciare che le emozioni fluiscano".

"Il supporto degli italiani ci ha dato la forza e la determinazione"

 Quanto agli aspetti del loro ruolo di genitori messi più in discussione, spiega: "Possiamo accettare consiglio e aiuto su alcuni aspetti, ma restiamo convinti che il ruolo educativo, nel rispetto delle leggi, spetti a noi. Abbiamo presentato un programma molto dettagliato di educazione genitoriale, e speriamo possa essere accolto dalle autorità. Questa esperienza ci ha resi più consapevoli, più forti, ci ha uniti di più come coppia". A proposito dell'atteggiamento della coppia, ha chiarito: "Credo che qualsiasi genitore in una situazione come la nostra cerchi di difendere soprattutto i figli. Non vogliamo stare sulla difensiva. Abbiamo fiducia nelle persone che ci scrivono ogni giorno, e sono molte, che pregano per noi, che ci stanno manifestando solidarietà. Anche molti di voi giornalisti e alcuni politici ed ex magistrati ci stanno sostenendo, e di questo siamo molto grati. È stato l'amore travolgente e il supporto degli italiani che ci ha dato la forza e la determinazione di continuare ad andare avanti".

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