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Sono già oltre 23mila le firme della petizione sulla piattaforma Change.org per chiedere una giornata di lutto nazionale per la piccola Beatrice, la bambina di 2 anni che sarebbe morta a Bordighera a causa delle botte della madre, Emanuela Aiello, e del suo compagno, Emanuel Iannuzzi.
La petizione
Una giornata "indispensabile per chiedere scusa in modo unito, individuale e collettivo, a Beatrice, per porre la nostra attenzione e quella delle istituzioni sulle mancanze sistemiche e iniziare a lavorare affinché simili orrori non si ripetano mai più", si legge sul sito. "Chiediamo a tutte le persone civili di unirsi in questo appello. Dimostriamo che non siamo indifferenti, non ci voltiamo dall'altra parte, non dimenticheremo Beatrice e che faremo tutto il possibile per proteggere i bambini. Firmiamo questa petizione per sostenere una giornata di lutto nazionale e fare giustizia per Beatrice".
Le testimonianze delle bambine inchiodano la coppia
Sul sito si fa riferimento anche al ruolo fondamentale avuto dalle due sorelline della piccola, di 7 e 9 anni, che hanno aiutato gli inquirenti a individuare i presunti colpevoli: "Con le loro testimonianze hanno fatto scoprire la responsabilità anche del compagno della madre in tutta la vicenda e nell'uccisione di Beatrice. Ora è grazie a loro che, a distanza di mesi, oltre alla madre anche il suo compagno è in carcere".
Mercoledì, durante gli interrogatori di garanzia, nessuno dei due ha ammesso di avere responsabilità: Iannuzzi ha preferito non rispondere agli inquirenti, mentre Aiello ha raccontato in lacrime di non aver "mai toccato le mie bambine". Ma il racconto delle due minori è molto diverso. Proprio le parole delle figlie della donna agli psicologi, insieme alle indagini dei carabinieri e all'autopsia, hanno sancito la responsabilità della coppia.
"La mamma ci lasciava spesso da sole. Per quattro mesi ci ha lasciato sole per andare a dormire da Emanuel", ha raccontato la maggiore alla pm in presenza di una psicologa, aggiungendo che l'uomo le diceva: "Lasciale a casa tua, tanto che succede...". Che Iannuzzi alzasse "le mani succedeva molte volte", racconta la piccola, "una ventina". Intanto, Iannuzzi è stato trasferito dal carcere di Marassi a quello di Ivrea, forse per aver ricevuto minacce.
L'uomo colpevole di terribili violenze fisiche e verbali, la donna colpevole anche lei di aver più volte percosso la figlia insieme al compagno, di non averlo fermato e di non aver soccorso la piccola. "Una responsabilità omissiva", dicono gli inquirenti, che si aggiunge a quella diretta, per avere picchiato Beatrice - e, spesso, anche le sorelline - e avere abbandonato tutte e tre le figlie "a casa da sole" per andare da Iannuzzi, a Perinaldo, nella casa dove è deceduta la bambina di 2 anni. La donna, poi, ha mentito sull'origine delle lesioni alla figlia, dichiarando in un primo momento che era "caduta dalle scale", ma anche sulle circostanze della morte: la mattina del 9 febbraio, quando ha chiamato il 118, aveva detto che la bimba stava male: in realtà, la bimba era morta da almeno 6-8 ore. "Beatrice non era mai caduta dalle scale o dalla culla...", è riportato nel verbale in mano alla pm su testimonianza della figlia maggiore di Aiello, a ulteriore conferma di quanto riscontrato dagli esperti.
L'autopsia
A rivelare questi dettagli è l'autopsia, confermando quanto stabilito dal medico legale nel primo sopralluogo del 9 febbraio: "La presenza di numerose ecchimosi violaceo al capo, al volto, al collo, agli arti superiori, al torace, all'addome e agli arti inferiori", dovute a delle percosse subite dalla piccola in un range di tempo esteso, che dura fino alle 3 o 4 ore prima del decesso. Anche "un'impronta di una suola di scarpe" sul corpo della bambina, deceduta poi a seguito dell'emorragia causata da "multiple lesioni di natura contusiva" alla testa.
La responsabilità dei nonni
Per gli investigatori è chiaro che Aiello mente, ma non sarebbe l'unica. Nelle ultime ore, l'attenzione si è spostata anche sui nonni materni, che avrebbero visto le bambine continuativamente in questo periodo di maltrattamenti fisici e verbali, fino a pochi giorni prima della tragedia, quando la bambina già presentava lividi e segni di percosse (come dimostrano le immagini presenti sul cellulare di Aiello). Fatto che smentisce la dichiarazione della nonna materna, secondo cui il 5 febbraio - ovvero quattro giorni prima che Beatrice venisse trovata senza vita -, la bambina non presentava alcun livido. È la figlia maggiore, a soli 9 anni, l'unica a cercare di sottrarre Beatrice al suo destino: tentava "di parlare con la madre e con i nonni della violenza verbale e fisica di Iannuzzi", si legge nel verbale. "Senza", però, "ricevere alcun supporto".
