Spietati e sempre in gruppo

Per marcare il territorio, per vendetta o per divertimento: quando la baby gang uccide

Da Emanuele Morganti a Thomas Luciani, sono diverse le vittime mietute dalle baby gang negli ultimi anni. Anche solo per una scarpa sporcata

12 Apr 2026 - 16:16
 © Ansa

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Un rimprovero, una parola fuori posto. A volte semplicemente trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, basta questo per diventare presa della furia assassina del branco, o per dirla più modernamente baby gang. Sono giovani, colpiscono in gruppo perché da soli non avrebbero la forza né il coraggio di farlo. Che sia per vendetta o per puro atroce divertimento. È stata proprio una baby gang ad aggredire e ammazzare a Massa il 47enne Giacomo Bongiorni, caduto esanime davanti agli occhi del figlio 11enne per aver chiesto ad alcuni giovani di non lanciare bottiglie contro la vetrina del locale del cognato. Tante sono state prima di lui le persone uccise violentemente dal branco. 

Il pestaggio a sangue di Emanuele Morganti: "Volevano far vedere chi comandava"

 È la notte del 26 marzo 2017, il 20enne Emanuele Morganti è con la fidanzata in un locale di Alatri, nel Frusinate. Al bancone litiga con un altro ragazzo per un drink, vola qualche parola e un paio di spintoni. La faccenda si chiude lì. Poco dopo intervengono i buttafuori, che prendono Emanuele e lo cacciano dal club. Lì, all'esterno, il giovane viene accerchiato e picchiato da un gruppo che dentro il locale non era entrato. Il 20enne si rialza, prova a fuggire ma viene inseguito, raggiunto e pestato con un manganello o un tubo di ferro. Una violenza fatale che, secondo gli inquirenti, è stata scatenata da un mix di alcol e droga e dalla voglia di dimostrare "davanti a tutti chi comanda e controlla il territorio". La Corte d'assise di Frosinone ha condannato il 26enne Michel Fortuna e i fratellastri Paolo Palmisani e Mario Castagnacci a sedici anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. Assolto invece il padre di Mario, Franco Castagnacci. 

Torturato e ucciso di botte, l'assassinio di Antonio Stano

 Nel 2019 Antonio Stano, un 66enne di Manduria (Taranto) che soffriva di disagi psichici, scompare. Viene ritrovato giorni dopo in fin di vita e legato a una sedia all'interno della sua abitazione, ma nemmeno le cure d'urgenza riescono a salvarlo. Secondo gli inquirenti, un gruppo di quattordici persone - dodici minori e due maggiorenni - lo avrebbero segregato nel suo appartamento seviziandolo, costringendolo a non mangiare per giorni e picchiandolo fino a togliergli la vita. I ragazzi avevano filmato tutto, inviando le immagini delle torture su diversi gruppi WhatsApp. 

Thomas Bricca, la raffica per regolare i conti e lo scambio di persona

 Ancora Alatri, in provincia di Frosinone, a sei anni dopo. Il 30 gennaio 2023 il 18enne Thomas Bricca si trova all'esterno di un bar nel centro del paese. Improvvisamente due persone passano in sella a uno scooter ed esplodono una raffica di colpi, uno di quelli lo raggiunge fatalmente alla testa. Nei giorni precedenti, in quelle zone erano scoppiate due risse violente tra fazioni contrapposte: da un lato la famiglia Toson, dall'altro un gruppo guidato da un giovane di origini marocchine. L'obiettivo era il controllo simbolico del territorio, in particolare delle piazze di spaccio e della movida. Per l'omicidio di Bricca vengono fermati Roberto Toson e il figlio Mattia, l'accusa è di omicidio volontario premeditato. Il 18enne, stando alla ricostruzione, è stato scambiato per il capo della fazione avversaria dato che indossava lo stesso giubbino bianco. Padre e figlio sono stati condannati nel marzo 2025 rispettivamente all'ergastolo e a 24 anni.

Checco Maimone, ucciso per una scarpa sporcata

 Il 19 marzo 2023, sul lungomare di Mergellina a Napoli, il 18enne Francesco Pio Maimone è fuori con i suoi amici. In un momento di spensieratezza scoppia una rissa tra due 20enni per una macchia su una scarpa bianca griffata. Uno dei due, Francesco Pio Valda, è affiliato a un clan della periferia Est di Napoli. Quando il gruppo di amici di Francesco si sta allontanando, estrae una pistola e spara. Una pallottola entra diretta nel cuore del 18enne, che muore pochi secondi dopo. L'assassino, riconosciuto grazie alle testimonianze e alle immagini delle telecamere, viene arrestato qualche ora dopo. Il 12 ottobre la polizia ferma altri sette ragazzi, tutti accusati di aver aiutato il killer e di aver fatto sparire la pistola. Nel dicembre 2025 la Corte d'assise d'appello ha confermato la condanna all'ergastolo per Valda.

Favretto, ucciso a coltellate e bottigliate per lo zaino

 Francesco Favretto, 22 anni, è in via Castelmenardo, nel cuore di Treviso. È il 12 dicembre 2024. Viene circondato da circa 10 giovani, lo vogliono rapinare rubandogli zaino e cellulare. Il giovane viene preso a calci e pugni, poi arrivano i colpi di coltello e i fendenti con cocci di bottiglia. Il 22enne tenta di rialzarsi ma viene colpito finché non rimane fermo al suolo. Morirà poi a fine dicembre per le conseguenze delle ferite. Nel novembre 2025, per questa aggressione, un ragazzo allora 15enne è stato condannato a 8 anni di reclusione per concorso in omicidio aggravato e rapina aggravata. Per altri quattro minori è stata disposta la sospensione del processo con messa alla prova: per almeno tre anni dovranno svolgere lavori socialmente utili, percorsi psicologici e dovranno risarcire la famiglia. Sotto la lente della giustizia anche quattro maggiorenni, rinviati a giudizio con l'accusa di omicidio volontario in concorso. I processi sono ancora in corso. 

Thomas ucciso per un debito, le coltellate mentre i killer fumavano una sigaretta

 Ha solo 16 anni Thomas Luciani. Il 23 giugno 2024, in un parco a Pescara, il ragazzo viene attirato in una trappola da due giovani di 15 anni. Il movente? Una "questione di rispetto", perché Luciani doveva 250 euro a uno dei due probabilmente per un debito di droga. Il 16enne è colpito con 25 coltellate, mentre altri sei o sette amici degli assassini stanno a guardare senza intervenire. Dopo aver infierito sulla vittima agonizzante, spegnendogli una sigaretta in faccia, i due vanno al mare, fanno il bagno e raccontano i dettagli del delitto con macabre battute su come hanno ridotto Thomas. Stando alle indagini, i killer di Thomas appartenevano a famiglie della "Pescara bene". Testimoni hanno riferito che durante l'accoltellamento gli aggressori non mostravano rabbia, ma una sorta di freddezza distaccata, continuando a fumare sigarette mentre colpivano. I due esecutori materiali sono stati condannati a pene dai 15 ai 18 anni di reclusione. Per gli altri ragazzi presenti sono stati aperti procedimenti per omissione di soccorso.

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