Faenza, licenziato per aver inoltrato un video erotico a una collega: il tribunale boccia il ricorso
Nel filmato, le immagini di un'altra collega in pose provocanti inviate con la scusa di non riuscire a scaricare il file. Il giudice: "Se avesse agito in buona fede, l'avrebbe inoltrato all'ufficio informatico"
Voyeurismo - Spiare, anche solo col pensiero, il partner coinvolto in un rapporto sessuale che non prevede la propria presenza per alcune persone è eccitante © istockphoto
Licenziato in tronco per aver inoltrato in azienda un video erotico di una collega e sconfitto in tribunale: è la storia di un impiegato di banca a Faenza, in provincia di Ravenna, che dopo aver perso il posto di lavoro, adesso è costretto anche a pagare cinquemila euro di spese legali.
I fatti risalgono al luglio 2025, quando l'uomo lavorava in una filiale di provincia. L'ex impiegato di banca aveva inviato all’email aziendale di una collega un video, chiedendole di scaricarlo al posto suo perché non riusciva a visualizzarne il contenuto. Ma quei 45 secondi di filmato non contenevano nulla di coerente con il lavoro: alla vista di un'altra collega nuda e in pose erotiche, la donna non ha esitato un secondo a inviarlo ai capi della filiale. Risultato: licenziamento in tronco.
Il bancario, però, ha deciso di impugnare il provvedimento in tribunale, chiedendo di essere reintegrato e anche risarcito. Ma il giudice del Tribunale civile di Ravenna, non era d'accordo: nella sentenza di primo grado ha rigettato il ricorso, confermando la perdita del posto di lavoro avvenuta a luglio e condannando l'ex impiegato anche al pagamento di 5mila euro di spese legali.
L'uomo aveva provato a difendersi affermando che si trattava di un errore, ma la collega al giudice ha riferito che "solamente dopo l’invio del video mi venne a dire che dovevamo lavorare insieme, solo io e lui. Mi ha toccato molto professionalmente e moralmente parlando non ho vissuto bene tutto il periodo successivo".
Per il giudice, se l'uomo avesse davvero avuto bisogno di una mano con il download, si sarebbe rivolto agli addetti ai lavori, non a una collega estranea all'area informatica e, in più, conosciuta da poco: l'uomo "avrebbe potuto e anzi dovuto fare una richiesta del genere all’ufficio informatico semmai, se davvero fosse stato in buona fede e non riusciva ad aprire il file e non a una collega dell'ufficio marketing con la quale non aveva mai interagito prima", ha stabilito il tribunale di Ravenna, per il quale sarebbe stato così violato il codice etico dell'azienda.
