I reati digitali non risparmiano le Gen Z e Alpha: dall'adescamento al cyberbullismo
Grooming, sextortion, revenge porn e similari colpiscono sempre più adolescenti. I dati in possesso della Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica fotografano una Rete insidiosa, svelando migliaia di casi trattati e centinaia di arresti. La fascia tra i 14 e i 17 anni la più esposta
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Oltre duemilacinquecento casi legati alla pedopornografia e all'adescamento online, con centinaia di arresti e migliaia di siti web oscurati in un solo anno. Basterebbero questi pochi numeri a restituire l'urgenza di rispondere con forza a un problema che corre silenzioso sugli schermi degli smartphone dei più giovani.
A certificarlo è il nuovo Report annuale 2025 della Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, che scatta una fotografia allarmante sui reati online in Italia. Un dossier - ripreso nei suoi tratti salienti e “generazionali” dal portale Skuola.net - in cui le ragazze e i ragazzi figurano troppo spesso nel ruolo di vittime e, in alcuni casi inquietanti, anche in quello di carnefici.
Le dimensioni del fenomeno
Prima di addentrarsi nelle singole fattispecie di reato, lo specchietto riassuntivo del contrasto allo sfruttamento sessuale online dei minori restituisce le proporzioni di una battaglia quotidiana imponente. Nel periodo preso in esame, i casi complessivamente trattati in materia di pedopornografia e adescamento sono stati ben 2.574. Un’intensa azione repressiva che ha condotto all’arresto di 222 soggetti e alla denuncia di oltre mille persone coinvolte in abusi digitali.
Ma la difesa dei minori passa anche e soprattutto per il presidio delle infrastrutture di Rete: il Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (CNCPO) ha infatti portato avanti una capillare attività di monitoraggio che ha interessato 16.549 siti web segnalati per contenuti illeciti. Di questi, 2.876 spazi virtuali sono stati inseriti in un'apposita "black list" e oscurati per impedirne l'accesso dall'Italia, prosciugando così importanti canali di diffusione di materiale pedopornografico.
Il centro del report si focalizza, però, sui reati di “contatto diretto”, che colpiscono invece i ragazzi direttamente sulle App e sui social che usano tutti i giorni. Entrando nel vivo dei dati, emerge chiaramente come il mirino dei malintenzionati sia puntato soprattutto sulla fascia adolescenziale.
Adescamento online: sottovalutato ma pericolosissimo
Per quanto riguarda l'adescamento online, il cosiddetto "grooming", il report segnala 428 casi totali nel 2025. Un numero che sfata il falso mito secondo cui i bersagli principali dei predatori sarebbero i bambini più piccoli e inesperti: la fascia d'età in assoluto più colpita è, invece, quella tra i 14 e i 16 anni, con ben 237 casi, pari al 55% del totale. Seguono i preadolescenti, tra i 10 e i 13 anni, con 174 casi. E, solo in misura residuale, la fascia da zero a nove anni, con 17 episodi.
Cosicché, sebbene si muovano con maggiore autonomia nella navigazione, i ragazzi più grandi risultano paradossalmente i più esposti alle manipolazioni emotive e ai finti legami di fiducia costruiti ad arte da chi si nasconde dietro a uno schermo.
Estorsione sessuale: tante le vittime adolescenti
Ancora più devastante è l'impatto dell'estorsione sessuale online ai danni dei minori. Questa violenza subdola scatta generalmente dopo la condivisione di materiale intimo e si fonda sul ricatto psicologico di diffondere le immagini se non si cede a ulteriori richieste, spesso di natura economica o sessuale. Nel corso dell'anno solare, la Polizia Postale ha registrato 220 casi di "sextortion" su minorenni.
Anche in questo drammatico scenario la fascia critica si conferma quella adolescenziale: ben l'87% delle vittime, pari a 192 ragazzi, ha un'età compresa tra i 14 e i 17 anni. A questi si aggiungono 23 casi tra i 10 e i 13 anni e 5 casi tra i piccolissimi da zero a nove anni.
Il cyberbullismo fa ancora paura
A completare il quadro delle minacce dirette ai minori c'è poi la nota piaga del cyberbullismo. Un’emergenza che sembra difficile da debellare, nonostante gli impegni profusi nella sensibilizzazione pubblica.
Nell’anno osservato dalla Polizia Postale, la violenza e la prevaricazione online tra coetanei hanno generato 361 casi. Ancora una volta, la fetta più grande - il 73% degli episodi, per un totale di 263 vittime - ha coinvolto la fascia tra i 14 e i 17 anni, ripetutamente esposta a dinamiche di denigrazione, esclusione sociale e costante pressione psicologica. Seguono la fascia 10-13 anni con 84 casi e quella 0-9 anni con 14 episodi.
L'aspetto che, tuttavia, fa più riflettere in questo ambito riguarda l'identità dei carnefici: ben 124 minorenni sono stati formalmente denunciati come autori di condotte di cyberbullismo. Un dato che conferma come molto spesso le ostilità si consumino interamente all'interno del "gruppo dei pari", trasformando dinamiche scolastiche o amicali in veri e propri reati perseguibili.
Gli altri reati che coinvolgono le ragazze e i ragazzi
Oltre ai crimini specificamente diretti all'infanzia e all'adolescenza, il documento della Polizia Postale analizza poi reati digitali trasversali, che però hanno un impatto fortissimo sulla vita sociale, sulla dignità e sulla privacy dei giovani, finendo per travolgere ragazze e ragazzi anche nella prima età adulta.
È il caso del Revenge Porn, ovvero la diffusione illecita e non consensuale di immagini intime, spesso perpetrata con finalità di vendetta e ritorsione. Su 255 casi trattati, si rileva una dinamica spiccatamente di genere: il 74% delle vittime è di sesso femminile - spesso molto giovani - con 188 casi contro i 67 maschili.
Allo stesso modo, lo spazio virtuale, i social network e le app di messaggistica sono diventati i nuovi e principali scenari per le persecuzioni e gli atti di controllo. Sul fronte dello stalking online, le autorità hanno gestito 201 casi, evidenziando anche qui una netta prevalenza di vittime donne, pari al 75% con 151 casi, contro i 50 maschili. Una disparità che si ripete in maniera simile per le molestie online: su 552 casi totali, il 66% riguarda ragazze e donne, per un totale di 366 episodi, contro il 34% di uomini.
A ribaltare brutalmente le statistiche di genere interviene, invece, il fenomeno dell'estorsione sessuale valutato sui dati generali, comprendendo cioè tutte le fasce d'età. Analizzando globalmente la "sextortion", emergono numeri impressionanti, con ben 1.225 casi trattati in un anno. Il dato che sorprende è che il mirino, in questo caso specifico, è puntato quasi esclusivamente sugli uomini: l'89% delle vittime è di sesso maschile, con 1.092 casi, contro appena l'11% di donne.
I cybercriminali orchestrano con cura falsi profili e relazioni fittizie sui social media per ottenere foto compromettenti e ricattare le vittime, colpendo con frequenza altissima i giovani di sesso maschile, che si ritrovano intrappolati in estorsioni (soprattutto di carattere economico) spietate e logoranti. E i ragazzi più giovani non sono di certo esclusi da queste dinamiche.
Numeri effettivi o sottostimati?
Leggere queste statistiche nel loro complesso restituisce l'immagine di una Rete disseminata di insidie. Ma la considerazione da fare che dovrebbe preoccupare di più è legata a ciò che sfugge alle rilevazioni ufficiali. I numeri contenuti nel report, per quanto allarmanti, rappresentano infatti soltanto la punta dell'iceberg di un fenomeno ampiamente sottostimato. Esiste un vasto "numero oscuro" di reati digitali che non arrivano mai sulle scrivanie degli investigatori perché le vittime, paralizzate dalla vergogna, dal senso di colpa o dalla paura del giudizio, scelgono di non denunciare.
Chi cade nella rete di un estorsore, di un predatore o dei cyberbulli tende spesso a chiudersi nel silenzio, credendo di non avere via d'uscita. Eppure, le istituzioni ricordano che non c'è situazione digitale compromessa che non possa essere risolta. La Polizia Postale, anche attraverso il team di psicologi dell'Unità di Analisi del Crimine Informatico (UACI), è strutturata non solo per indagare, ma per supportare le vittime più vulnerabili. Rompere il silenzio, confidandosi in famiglia o segnalando gli abusi al Commissariato di P.S. Online, resta l'unico vero strumento per far emergere il sommerso e sconfiggere definitivamente i predatori della Rete.
