Si attendono gli esiti sulla replica dell'analisi sul tampone orale di Chiara Poggi, prelevato 18 anni fa durante l'autopsia, su cui è stata rilevata una traccia sconosciuta
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Chiara Poggi potrebbe aver tentato di chiedere aiuto prima di essere uccisa. Una traccia di sangue scoperta sotto la cornetta (la parte da sollevare per parlare e ascoltare) del telefono fisso nella villetta di via Pascoli a Garlasco, già repertata nel 2007, assume oggi un nuovo significato. Secondo le ultime indagini, Chiara avrebbe sollevato la cornetta durante l'aggressione. Il killer l'avrebbe colpita proprio mentre cercava di telefonare, poi avrebbe rimesso il telefono al suo posto, lasciando una goccia di sangue dimenticata. Una scena che rimescola le ipotesi finora accettate.
Già nel 2007 il Ris aveva repertato una macchia di sangue sotto la cornetta del vecchio telefono fisso, ma non venne approfondita. Oggi, invece, quella traccia assume un significato diverso: l'inclinazione della goccia - circa 19 gradi - fa pensare che la cornetta fosse sollevata nel momento in cui il sangue è caduto. Secondo gli investigatori del caso Garlasco, Chiara avrebbe tentato una chiamata disperata, forse dopo essere stata aggredita. Un gesto che l'aggressore avrebbe interrotto, riposizionando la cornetta senza accorgersi della traccia lasciata. A confermare la rilevanza del reperto è anche il consulente della famiglia Poggi, Marzio Capra, che ha ricordato come l'oggetto fosse stato analizzato in modo superficiale a causa di una possibile contaminazione esterna.
Il dettaglio più clamoroso emerso nei mesi scorsi è la presenza di un profilo genetico maschile ignoto isolato nel tampone orofaringeo della vittima. La traccia è emersa grazie a nuove tecniche di analisi applicate a un campione raccolto nel 2007, ma mai esaminato fino all'incidente probatorio recente. Secondo le prime valutazioni, non si tratterebbe di una contaminazione accidentale, ma potrebbe essere il frutto di un contatto diretto e violento: Chiara avrebbe morso l'aggressore mentre cercava di difendersi. Resta però da escludere in modo definitivo che il materiale genetico non provenga da soccorritori o tecnici intervenuti sulla scena del crimine.
Il quadro che emerge dalle nuove indagini suggerisce una dinamica a più fasi, con possibili colpi inferti da due mani diverse. Già in passato si era ipotizzato l'uso di due armi - una da taglio e una contundente - ma la mancanza di tracce specifiche aveva spinto i giudici a scartare questa teoria.
Oggi, con la comparsa di un secondo profilo genetico, gli inquirenti riaprono anche la possibilità che Chiara sia stata aggredita da due persone. La traccia di Dna trovata sulla lingua della vittima potrebbe appartenere a un uomo diverso da Andrea Sempio, già indagato per omicidio in concorso. Inoltre, alcune impronte già note - come la cosiddetta "impronta 33" sulla parete della scala - tornano al centro dell'attenzione investigativa.
Nonostante le nuove scoperte, molte delle prove analizzate nelle indagini originarie si rivelano oggi inutilizzabili. L'impronta trovata sul dispenser del sapone, ad esempio, è stata contaminata e non fornisce dati utili. Le tracce ematiche lungo le scale, sebbene confermino una colluttazione, appartengono solo alla vittima. La criminologa Sara Bolzan invita comunque alla prudenza: "La goccia di sangue sotto la cornetta può avere molte spiegazioni. Non possiamo escludere che sia stata lì fin dall'inizio e solo ora venga reinterpretata". Restano dubbi sui dettagli tecnici: il sangue lungo le scale appartiene solo alla vittima, così come quello sul tappetino del bagno. Le impronte parziali su oggetti e pareti non hanno fornito risultati utili. Tuttavia, il contesto suggerisce che Chiara abbia cercato di difendersi. Gli investigatori, che non escludono la presenza di un secondo uomo, stanno esaminando le vecchie frequentazioni di Sempio. Un nome, Michele Bertani, amico d’infanzia di Sempio e suicidatosi anni dopo, è riemerso nei verbali. Ma al momento non ci sono riscontri oggettivi sul suo coinvolgimento.
Si attendono gli esiti della replica degli esami sul tampone orofaringeo di Chiara Poggi, prelevato 18 anni fa durante l'autopsia, e ora tra gli accertamenti dell'incidente probatorio disposto per fare luce sulla nuova ipotesi della Procura di Pavia e dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano. Qualora il profilo biologico, al momento senza nome non fosse, come in molti tra le fila dei consulenti pensano, una contaminazione, si dovrà cominciare a cercare chi sia il titolare di quel cromosoma Y (non è attribuito nè a Sempio nè a Stasi) e contestualizzare la presenza delle sue tracce sulla scena del crimine.