Speciale Il delitto di Garlasco
Lasciata da "mano bagnata"

Garlasco, l'impronta 33 e il ricordo dei primi carabinieri: "Faceva senso, non è segno di un palmo asciutto"

Per gli inquirenti il segno del palmo sarebbe di Sempio: la distanza tra impronte di scarpe e di mani sarebbe "perfettamente compatibile" con il suo corpo

09 Mag 2026 - 08:19
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 © Quarto Grado

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"Faceva senso" quell'impronta di mano sul muro bianco, qualche gradino più sopra rispetto a dove giaceva il corpo massacrato di Chiara Poggi. Così uno dei primi investigatori a lavorare al delitto di Garlasco, nel 2007, ha descritto l'ormai nota "impronta dattiloscopica 33". Una traccia "lasciata da mano bagnata" che, inizialmente ignorata e poi rovinata dall'uso della ninidrina, non ha consegnato nessun elemento per la risoluzione del caso. Almeno fino a ora. Per gli inquirenti si tratta infatti in maniera inequivocabile di una traccia lasciata dal killer, nella loro lettura il 38enne Andrea Sempio, nell'atto di sporgersi dall'alto per guardare "il lavoro compiuto".

L'impronta e gli schizzi sull'intonaco: "Con una mano asciutta non succede"

 Sentiti dopo diverso tempo, i primi carabinieri ed esperti che entrarono nella villetta di Garlasco hanno richiamato alla mente quell'inquietante segno sul muro che costeggiava le scale per la tavernetta: "C’era una specie di macchia in prossimità di una delle dita, una specie di goccia con degli schizzi", ha spiegato l'allora comandante della sezione Impronte del Ris di Parma, come riporta il Corriere della Sera. "Faceva senso, sembrava lasciata da una mano bagnata". Anche perché, come ha puntualizzato, se si appoggia al muro un palmo asciutto "quell'impronta non esce". 

Le ipotesi sulla mano bagnata: "Era sangue lavato?"

 La definizione di "mano bagnata" deriva proprio dall'osservazione dell'intonaco: sull'impronta ci sarebbero infatti "una linea di accumulo e alcune proiezioni di gocce che promanano dalle zone di contatto con il muro". Un risultato ottenibile solo con "materiale liquido". Ma che materiale? È una domanda a cui l'utilizzo della ninidrina durante le prime indagini impedisce di rispondere con chiarezza, nonostante il chimico forense Oscar Ghizzoni - consulente di parte dell'unico condannato Alberto Stasi - continui a sostenere che "c'era materiale biologico" e non si tratterebbe di sudore. Le ipotesi al momento sul tavolo sono diverse: sudore, sangue o sangue "lavato”. Magari nel lavandino della cucina, come sostenuto dai carabinieri nella nuova informativa sul delitto di Garlasco

Le 15 minuzie e le misurazioni che incastrano Sempio: "È perfettamente compatibile"

 A questo punto si tratta però di capire di chi sia quell'impronta. Per gli inquirenti la risposta è chiaramente Andrea Sempio data la corrispondenza di ben 15 "minuzie", più che sufficienti a garantire l'identità dell'impronta palmare mentre per la difesa del 38enne le coincidenze sarebbero solo 5. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, inoltre, l'impronta sarebbe completamente incompatibile con un appoggio fortuito durante la discesa delle ripide scale. "Verrebbe naturale appoggiarsi all'altezza del busto" scendendo le scale, spiega ancora l'esperto del Ris. Ma l'impronta 33 è ben più in alto dell'altezza busto.

Collegando la 33 ad altre impronte, in particolare a una goccia di sangue vicina e alla strisciata di una mano sinistra insanguinata sul muro, la scena si sarebbe ricreata davanti agli occhi degli esperti. Il killer infligge gli ultimi colpi fatali a Chiara in fondo alle scale, risale lasciando tracce sul muro. Poi, una volta in cima ai gradini, si sporge dall'alto e guarda in basso. Lascia così la nuova traccia "N1", un tacco della suola a tasselli proprio sul bordo del "gradino zero". Essendo in equilibrio precario, il killer ha bisogno di reggersi al muro di fronte con una mano. Le posizioni dei due segni e la distanza tra loro sono "perfettamente compatibili con le misurazioni antropometriche del corpo di Andrea Sempio".

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