al MuMe di Messina

Furto al museo, rubate opere di Antonello da Messina | Direttrice: "Sconvolti, erano tra le opere più importanti"

Ladri sono riusciti a introdursi all'interno delle sale espositive del MuMe eludendo i sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza

16 Ago 2026 - 10:22
SeguiLogo Tgcom24suSeguici su
1 di 5
© Tgcom24
© Tgcom24
© Tgcom24

© Tgcom24

© Tgcom24

Clamoroso furto d'arte nella serata del 15 agosto al MuMe, Museo Regionale Interdisciplinare di Messina. Ladri sono riusciti a introdursi all'interno delle sale espositive eludendo i sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza, riuscendo a sottrarre dei capolavori attribuiti al maestro Antonello da Messina. La direttrice del museo Marisa Mercurio: "Sconvolti, erano tra le opere più importanti". Il sindaco di Messina Federico Basile: "Dolore per il furto avvenuto durante la processione della Vara".

Google Preferred Site

Il furto

 I malviventi hanno agito con precisione, portando via tre tavole su cinque appartenenti al celebre Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, estratta e asportata direttamente dall'interno di una teca blindata.

videovideo

Sul posto sono immediatamente intervenute le forze di polizia insieme agli specialisti della scientifica, che hanno avviato i rilievi tecnici per ricostruire la dinamica dell'effrazione e raccogliere elementi utili a identificare i responsabili. Gli investigatori hanno acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Non viene esclusa la presenza di eventuali complici all'esterno del museo. La Direzione del MuMe ha disposto per la giornata di domenica 16 agosto la chiusura al pubblico.

Le opere rubate

 Il Polittico di San Gregorio detto anche del Rosario, di cui sono state rubate tre tavolette su cinque, fu commissionato ad Antonello da Messina da Fabria Cirino, badessa del monastero di Santa Maria extra moenia.

Era originariamente composto da sei tavole raffiguranti al centro La Madonna in trono col Bambino e angeli reggicorona, detta del Rosario, cosi come identificata dal simbolo iconografico, il Rosario, che poggia in basso sul gradino, ai lati i Santi Gregorio e Benedetto, nel registro superiore l'Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata, la tavola centrale della cimasa, che probabilmente raffigurava il Cristo morto sorretto dagli Angeli, è andata perduta.

La tavoletta bifronte, estratta direttamente dai ladri da una teca blindata, ha sul davanti la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione, e dietro Cristo in Pietà. L'opera fu attribuita ad Antonello nel 2003 e venduta dalla casa d'aste Christie's in quell'anno alla Regione Sicilia, proveniente dalla collezione di Wilhelm Soldan nella quale si trovava dal 1930. Per le sue piccole dimensioni appare evidente la sua destinazione originaria al culto privato che utilizzava le effigi sacre per le proprie orazioni. Per confronti stilistici con la produzione pittorica certa dell'artista è stata datata concordemente dagli studiosi tra il 1465 e il 1474.

videovideo

La direttrice del MuMe: "Sconvolti, erano tra le opere più importanti"

 "Siamo sconvolti per quello che è accaduto, erano due delle opere più importanti e note di Antonello da Messina. Una grande perdita per il museo, per la città, la comunità e il mondo dell'arte". Lo ha detto la direttrice del museo regionale di Messina Marisa Mercurio. "Ci sono indagini in corso da parte delle forze dell'ordine e speriamo riescano ad arrestare i responsabili. Il furto è avvenuto intorno alle 21.50. Purtroppo sono riusciti a eludere i sistemi d'allarme e tutti i sistemi di sicurezza".

videovideo

Il sindaco di Messina: "Dolore per il furto"

 Il Comune di Messina esprime "profonda preoccupazione e sconcerto per il grave furto d'arte avvenuto nella serata di Ferragosto all'interno del Museo Accascina, dove ignoti si sono introdotti nelle sale espositive riuscendo a sottrarre quattro preziose opere attribuite ad Antonello da Messina". "L'incursione assume un significato particolarmente grave anche per il momento in cui è stata compiuta - sottolinea il Comune - I malviventi hanno agito proprio nelle ore in cui" c'era "la tradizionale Processione della Vara".

Per il sindaco Federico Basile "quello che è accaduto è un fatto gravissimo e profondamente riprovevole ed ancora più doloroso constatare che un atto criminale di questa gravità sia stato compiuto proprio nell'ora in cui la Vara aveva appena concluso il suo percorso a piazza Duomo, al termine di una giornata che quest'anno la città ha vissuto nel segno del rispetto, della memoria e del dolore per le vittime del crollo di Pistunina, per le giovani vite perdute negli incidenti stradali che hanno segnato questo 2026 e, più in generale, per tutte le vittime e per chi ha perso la vita troppo presto".

"La Vara rappresenta una delle espressioni più profonde dell'identità di Messina - prosegue il sindaco - e Antonello da Messina ne rappresenta un altro elemento identitario altrettanto forte e riconosciuto nel mondo. Sottrarre alla città opere di questo valore significa colpire non soltanto il patrimonio artistico, ma la memoria, la cultura e l'identità stessa della comunità messinese".

"È un gesto che condanniamo con assoluta fermezza. Antonello è Messina e Messina è anche Antonello - conclude Basile -. Queste opere appartengono alla storia della nostra città e rappresentano un patrimonio che non può essere disperso. Ci auguriamo che il lavoro degli investigatori consenta di riportarle presto al loro posto e che venga fatta piena luce su quanto accaduto".

Il museo

 Il museo regionale di Messina, inaugurato nel nuovo e grande plesso nel giugno 2017, è intitolato a Maria Accascina, tra le figure più rappresentative della storiografia artistica siciliana e storica direttrice dell'Istituto dal 1949 al 1963. Sorge nell'area - si legge nel sito del museo - ove sussistevano le rovine del cinquecentesco monastero basiliano del San Salvatore dei Greci, distrutto dal terremoto del 1908, del quale sono tuttora visibili i resti dell'impianto della chiesa e la cripta sottostante, inglobata nell'area espositiva.

videovideo

Organizzato su tre livelli, di cui due dedicati all'esposizione, copre una superficie di 17.118 mq, allestita anche negli spazi esterni con elementi architettonici. Le ricche collezioni, provenienti per la maggior parte dalla città pre-terremoto, testimoniano i rapporti e gli scambi che sin dalle origini interessarono Messina, grazie alla posizione strategica del porto naturale, tra i più importanti del Mediterraneo. Conosciuto in tutto il mondo per i capolavori di Antonello da Messina e di Caravaggio, il museo illustra la storia e la cultura artistica di Messina dal popolamento preistorico nel IV millennio a.C. al XIX secolo. Dal 1911, l'ottocentesca Filanda Mellinghoff, rimasta integra e tuttora parte dell'ampio complesso museale, ospitò le opere provenienti dai primi ricoveri, divenendo sede del museo nazionale fin dalla sua istituzione nel 1914, sotto la direzione di Enrico Mauceri, a cui si devono un primo ordinamento delle collezioni e l'inaugurazione nel 1922.

Decaduto il progetto di un nuovo edificio, presentato da Francesco Valenti nel 1916, e tramontata l'idea di restaurare il Monte di Pietà quale sede definitiva del Museo, secondo il progetto di Armando Dillon, allo scoppio della Seconda guerra mondiale le collezioni furono ricoverate nel Monastero di San Placido Calonerò, per essere riportate nell'antica collocazione nel dopoguerra. Si deve a Maria Accascina il riordinamento del Museo dopo i danni causati dai bombardamenti. Dopo anni di intenso lavoro e fra molte difficoltà, Accascina lo riaprirà nel 1954, con un progetto museografico moderno, sempre inseguendo il sogno di un nuovo edificio in grado di ospitare definitivamente le collezioni.

Ti potrebbe interessare

videovideo