LE TESTIMONIANZE

Tania Terrin, i messaggi con l'ex di Dino: "È stato violento con te? Mi ha quasi uccisa, cerca di darmi la colpa" | Un'altra ex dell'uomo: "Ritirai la denuncia, sono una miracolata"

Il ministero della Giustizia sta valutando l'invio di alcuni ispettori per far luce su cosa non abbia funzionato nel cordone di sicurezza attorno a Tania

20 Ago 2026 - 09:16
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"Ciao, innanzitutto ti chiedo scusa se mi permetto di scriverti, penso tu sappia chi sono. Se vuoi puoi ignorare questo messaggio e non rispondermi. Ma spero che, da donna a donna, mi risponderai. Siccome vorrei capire con chi ho a che fare ti chiedo se Dino è stato violento con te e fino a che punto. Te lo chiedo perché sabato mi ha quasi uccisa e sta cercando di dare la colpa a me per le sue azioni". Era il 20 aprile e Tania Terrin stava cercando di ricavare qualche informazione da una delle ex compagne dell'uomo con cui stava vivendo un rapporto tormentato, Dino Keber. La stessa persona che, quattro mesi dopo le avrebbe tolto barbaramente la vita per poi suicidarsi. Secondo quanto riportato da Il Gazzettino, la donna contattata dalla vittima sarebbe la quinta ad aver denunciato l'omicida. 

"Sì, mi metteva le mani addosso, e l'ha fatto anche con tutte le altre: alla madre di sua figlia ha spaccato tutti i denti davanti. È pericoloso, e c'è la concreta possibilità che l'episodio si ripeta, ovviamente dando poi la colpa a te". È così che la donna risponde al messaggio di Tania... Dino Keber, dopo aver divorziato dalla madre di sua figlia e prima di conoscere Terrin, è stato fidanzato per sei anni con un'altra donna con la quale ha anche convissuto. 

"Finita in ospedale tre volte, non volevo neanche denunciarlo"

 Era una relazione segnata dalla violenza quella tra Dino Keber e una delle sue ex fidanzate. Pugni, calci, ossa rotte, insulti e minacce di morte erano all'ordine del giorno. "Mi chiedo come ho potuto accettare tutto questo. Quando sei dentro a quel vortice, però, non capisci cosa sta succedendo. Credi di essere tu quella sbagliata: pensi che lui ti abbia picchiata perché te lo meritavi, per ciò che hai fatto. Sono finita al pronto soccorso tre volte. L'ho denunciato soltanto una. E nemmeno volevo farlo. Sono andata dai carabinieri per tutelarmi da una sua eventuale denuncia che minacciava avrebbe sporto. Sono arrivata in caserma per avvisare i militari che se Dino fosse andato da loro dicendo che avevo cercato di distruggergli la casa, in realtà mi stavo solo ribellando alle sue percosse. Così è scattata la denuncia d'ufficio per violenza domestica", racconta. 

La ex racconta anche che i primi due anni di relazione con Keber sono trascorsi serenamente. Poi l'escalation della violenza. "L'ho conosciuto come una persona solare, attiva, socievole. Nel tempo tutto è peggiorato: inizialmente capitava mi picchiasse circa una volta al mese, poi sempre più di frequente". È a quel punto che la donna decide di allontanarlo e lasciarlo per la prima volta: "L'ho lasciato e mi sono trasferita a 600 chilometri di distanza. In quel periodo Dino si era anche trovato una nuova fidanzata, tutto sembrava appartenere al passato. Invece, nel 2022, anche lei l'ha denunciato per violenza. Lui è riuscito a trovarmi anche lì ed è venuto a riprendermi. Ogni volta che chiudeva con una donna, tornava da me. Anche in quel caso, mi ha convinta a fare ritorno", afferma. 

Keber e la scusa della malattia per tenere con sé le donne

 Uno dei modi in cui Dino Keber "legava" a sé le donne con cui stava era utilizzare la sua malattia per impietosirle e giustificare i suoi atteggiamenti violenti. "Ogni volta usava come scusa il diabete. Diceva che non era colpa sua se diventava violento, che lui era una persona buona, ma la sua malattia lo trasformava in 'Mr. Hyde'. Diceva proprio queste parole. Io mi sentivo in colpa a lasciarlo; credevo di essere l'unica che avrebbe potuto salvarlo. Vedevo lui come la vittima e io come il carnefice che voleva abbandonarlo a sè stesso", ricorda la donna che afferma, inoltre, di non aver mai parlato con nessuna delle ex compagne di Dino: "Non ho mai conosciuto nessuna delle sue ex. Nessuna di loro mi ha mai cercata per avvertirmi, così come io non l'ho fatto a mia volta. L'unica con cui ho avuto modo di interagire è stata Tania. Non sapeva che aveva fatto del male a tutte quelle prima di lei, come non lo sapevo io al tempo". 

Gli amici di Keber "lo difendevano anche quando mi picchiava a sangue"

 Omertà. Dalle parole della donna gli amici di Dino Keber attuavano un comportamento omertoso nonostante fossero al corrente delle percosse da lei subite. "Quando ho sporto denuncia ho fatto anche i nomi di alcuni suoi amici che non solo sapevano tutto, ma ci avevano pure separati una volta in cui lui mi stava picchiando a sangue. Erano intervenuti per salvarmi. Quando sono stati interrogati, però, hanno difeso lui. Più avanti mi hanno detto di aver mentito perché non credevano la situazione fosse così grave", racconta. E per quanto riguarda le tutele ricevute dopo la querela afferma: "Era agosto, tutti gli avvocati che ho chiamato erano in ferie e nessuno poteva seguirmi prima di due mesi. Ho chiamato il Telefono Azzurro per avere un supporto psicologico, il primo appuntamento disponibile era dopo la metà di settembre. Mi sono sentita completamente abbandonata a me stessa, ad affrontare una cosa più grande di me di cui nemmeno i miei genitori erano a conoscenza".

"Ora che si è tolto la vita, mi sento al sicuro"

 Alla donna viene chiesto quando le è passata la paura nei confronti dell'uomo, "mai" è la risposta. "Soltanto da quando ho saputo che si è tolto la vita mi sento al sicuro, libera di uscire. In questi due anni io e il mio nuovo fidanzato abbiamo evitato ogni luogo in cui c'era la remota possibilità di incrociarlo. Lui e il mio attuale compagno una volta sono anche arrivati alle mani, perché Dino mi perseguitava. Abbiamo rinunciato a tutti i compleanni degli amici che avevamo in comune, i centri della Riviera del Brenta in cui sapevamo era solito andare. Avevo il terrore quando sentivo una moto rallentare davanti casa mia: pensavo sempre fosse lui", afferma per poi aggiungere: "Non si doveva arrivare a questo. Andavano adottate le giuste misure prima. Tania si poteva salvare". Braccialetto elettronico, obbligo di dimora, divieto di avvicinamento, secondo la ex queste misure cautelari avrebbero potuto contribuire a salvare la vita di Tania. "Doveva essere tenuto in psichiatria dove era finito due settimane prima e dalla quale è uscito con una banale firma. Appena uscito è andato a ucciderla: era una tragedia annunciata", conclude la donna. 

Un'altra ex di Keber: "Io prima vittima, mi sento miracolata"

 "Oggi non so se la mia coscienza è pulita o sporca, se non avessi ritirato quella denuncia magari lei sarebbe ancora viva e se non l'avessi fatto chissà se sarei ancora qui a scrivere". Recita così un post condiviso sui social da un'altra delle ex compagne di Dino Keber. In un secondo post la donna afferma: "Parlo da mamma di una bambina e, anche se so che le mie parole non cambieranno nulla, mi auguro che le leggi cambino in fretta, soprattutto che si faccia prevenzione facendo educazione affettiva nelle scuole, il pensiero che anche lei possa incontrare lo stesso mostro che il 02/03/2002 ho incontrato io non mi fa dormire la notte. Sì, sono passati 24 anni, all'epoca ne avevo solo 16... Mi definiscono miracolata, ed è vero. Ma chi può sapere come si vive dopo? Chi può sapere come si va avanti? Con che coraggio puoi rimetterti in gioco sentimentalmente? Nessuno può sapere le conseguenze che ci portiamo dentro, nessuno può capire se non l'ha vissuto e soprattutto il terrore che possa accadere anche alle nostre figlie". 

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Ispettori del ministero in Procura

 Il sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni, ha annunciato che insieme al ministro Carlo Nordio valuteranno "l'invio di ispettori del ministero della Giustizia in Procura a Venezia per capire cosa non abbia funzionato", perché "il femminicidio di Tania Terrin è una sconfitta per lo Stato".

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