L'anniversario della tragedia

Cinquanta anni dal disastro ambientale di Seveso, l'ex sindaco Cassina: "Dimostrato di poter guardare avanti"

Il 10 luglio 1976, un guasto in un reattore nello stabilimento Icmesa di Meda, al confine con Seveso, causò una fuoriuscita di diossina che devastò la zona

10 Lug 2026 - 06:35
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Sono passati 50 anni dal disastro di Seveso, una delle più grandi tragedie ambientali al mondo. Il 10 luglio 2026, nel giorno dell'anniversario, una commemorazione ufficiale al Bosco delle Querce, il parco naturale nato come progetto di bonifica e riforestazione sull'area un tempo più contaminata. Quello stesso giorno del 1976, al termine di un turno di lavoro, durante la fase di raffreddamento, un reattore dello stabilimento Icmesa andò incontro a un surriscaldamento incontrollato che provocò il rilascio di circa 6,5 tonnellate di prodotti di reazione, contenenti 20-30 kg di una sostanza che da allora è nota semplicemente come diossina. La nube che ne uscì contaminò i centri brianzoli di Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio, causando vari danni a persone, animali e strutture. Una tragedia che non è stata dimenticata, ma che rivive attraverso le parole di vari testimoni come l'ex sindaco del paese Giuseppe Cassina.

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L'evento

 Nel giorno del 50° anniversario, al Bosco delle Querce, situato fra i comuni di Seveso e Meda, una commemorazione speciale per ricordare quello che resta tuttora uno dei più grandi disastri ambientali mai successi. L'evento in presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del governatore della Lombardia Attilio Fontana in due momenti diversi. Il primo alle 10.40 circa nell’area antistante al “grande pioppo”, dove è in programma un flash mob. Poi, successivamente, la cerimonia istituzionale con interventi delle autorità, filmati e testimonianze.

Quel 10 luglio 1976

 Questa è una data che ha cambiato per sempre la vita di migliaia di persone, di animali. Di una comunità intera. Il guasto al reattore dello stabilimento chimico Icmesa provocò la dispersione nell’atmosfera di una nube imponente di diossina. La nube tossica che si formò, visibile a occhio nudo, attraverso il vento andò a toccare vari comuni limitrofi e causò lesioni cutanee a oltre duecento persone, soprattutto bambini, l'evacuazione di 736 residenti e l'abbattimento, in gran parte precauzionale, di migliaia di animali per impedire l'ingresso della contaminazione nella catena alimentare. Il comune maggiormente colpito fu Seveso, situato immediatamente a sud della fabbrica.

Nei giorni immediatamente successivi all'evento si iniziarono a osservare gli effetti su flora e fauna: danni chimici sulle colture, morte improvvisa di piccoli animali domestici e uccelli, ustioni cutanee. La certezza della dispersione di diossina venne confermata il 14 luglio da analisi effettuate da Givaudan, proprietaria della fabbrica fino al 1963. Il giorno dopo i sindaci di Seveso e Meda, dietro consiglio di un ufficiale sanitario locale, emisero ordinanze con cui proibivano di toccare ortaggi, vegetazione, terreno e animali domestici e richiedevano di adottare una scrupolosa igiene delle mani e dei vestiti. Poi, un altro provvedimento ancora più serio: l'ordine di non ingerire prodotti di origine animale provenienti dalla zona inquinata. La notizia apparve sui giornali soltanto a sette giorni dall'incidente. I Comuni di Meda e Seveso ordinarono l'evacuazione entro il 26 luglio.

Cinquant'anni fa il disastro di Seveso

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In generale, i danni della diossina furono devastanti. Si registrarono centinaia di casi di cloracne (una grave dermatosi), problemi agli occhi e un aumento negli anni successivi di patologie tumorali. Inoltre, l’aborto all’epoca era ancora pratica illegale in Italia. Di fronte alle conseguenze della tragedia, il governo in carica scelse di concedere una deroga speciale per l’interruzione terapeutica di gravidanza alle donne residenti nell’area che temevano malformazioni ai feti. La vegetazione avvizzì e morirono centinaia di migliaia di animali. Furono abbattuti moltissimi edifici e case.

Il ricordo di Cassina

 Nel 1976, Giuseppe Cassina era assessore a Seveso. Poi, negli anni cruciali della ricostruzione, dal 1980 al 1985, ne fu sindaco. Intervistato da Il Giorno, ha ricordato gli attimi della tragedia: "Ho visto paura, dignità, scelte difficili. E ho visto la città rialzarsi. A distanza di tempo posso dire che tutto è finito in bene. La comunità ha ripreso vita, fiato, presenza. Sono convinto che la capacità di accogliere e l’attenzione al sociale che oggi caratterizzano Seveso derivino proprio da quell’esperienza". Sul clima che si respirava in quei giorni, Cassina si è espresso così: "C'era un clima di tensione profonda. Morivano gli animali, si evitava di mangiare verdura, circolavano notizie allarmanti e contrastanti sulla diossina. La gente era spaventata, ma mantenne un comportamento composto. La reazione fu dignitosa, mai sopra le righe".

Sulla Seveso che vede oggi, questa è stata la riflessione di Cassina: "Vedo una città che ha saputo trasformare una ferita in consapevolezza, memoria e responsabilità. Seveso, nel bene e nel male, è diventata un simbolo mondiale. E la sua comunità, allora come oggi, ha dimostrato di saper guardare avanti. È questo che mi rende orgoglioso". 

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