Speciale Le proteste in Italia e in Europa
Il secondo comunicato

Paura delle "piazze esca", il nuovo piano del Movimento 17 ottobre: "Cambiamo piazze, le sveleremo mezz'ora prima"

Dopo il decreto sicurezza e i 500 militari inviati a Milano, il movimento giovanile cambia strategia: "Tre corei si muoveranno poi verso un unico punto"

23 Ott 2026 - 16:00
 © Ansa

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Mentre la protesta degli studenti e del Movimento 17 ottobre prenderà il via alle 15 di sabato, piazza Duomo a Milano sarà deserta salvo i soliti turisti e le forze dell'ordine schierate. Così anche piazza Nettuno, a Bologna. A 24 ore da un sabato che si anticipa incandescente, il movimento giovanile che ha messo a ferro e fuoco Milano e altre città lo scorso weekend ha annunciato di aver "cambiato le piazze", diventate "un luogo noto, delimitabile e controllabile". I nuovi punti di incontro della "grande mobilitazione popolare" - tre per città - saranno resi noti a mezz'ora dal ritrovo, quindi intorno alle 14.30 di sabato. Poi, da tre punti distinti, i manifestanti si dirigeranno verso una nuova piazza. "Come fiumi".

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La spiegazione: "Il governo vuole che stiamo zitti"

 È con un secondo comunicato che il Movimento 17 ottobre ha reso noto questa novità dell'ultimo minuto. Una scelta che i giovani hanno presentato come inevitabile dopo l'approvazione in Cdm del nuovo decreto legge sulla sicurezza, che ha introdotto il reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, e dell'invio di 500 militari in più per Milano. "Per noi ha un solo significato: un pugno autoritario contro chi dissente, di una durezza che non si vedeva dall’epoca del fascismo", si legge sui social media. "Non è una sorpresa ma anzi la conferma di ciò che abbiamo detto fin dal primo comunicato: un governo che risponde al disagio di una generazione con i soldati, le manette e i decreti non vuole ascoltarci. Vuole che stiamo zitti. Questa risposta ha un obiettivo chiaro: militarizzare le nostre piazze prima ancora che si riempiano. Presidi, blindati, cordoni, zone rosse".

I tre "concentramenti" per città

 "Un movimento che ha scelto di essere fluido lo è anche nelle piazze: ricordate be water". Siate acqua, questa la raccomandazione del Movimento - ripresa direttamente dalle proteste andate in scena ad Hong Kong nel 2019 - prima di comunicare la nuova strategia. In primis, appunto, "le piazze iniziali non sono più valide: non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro".

Le piazze inizialmente individuate, oltre a piazza Duomo a Milano e piazza Nettuno a Bologna, erano: piazza Castello a Torino, Circo Massimo a Roma, piazza Santa Maria Novella a Firenze, piazza Mazzini a Padova, piazza Umberto I a Bari, e piazza De Ferrari a Genova. In secundis, "alle 14.30 (di sabato, ndr) in ogni città comunicheremo tre concentramenti". Cioè tre punti distinti per città per ritrovarsi e dare il via alla protesta: "Nessun luogo anticipato, nessuna soffiata, nessun cordone già pronto". 

I tre "fiumi" verso un'unica piazza

 I manifestanti consigliano anche di "organizzarsi ciascuno con il proprio gruppo di riferimento". Che si tratti di collettivo, organizzazione, gruppo spontaneo o "semplice gruppo di amici: ritrovatevi prima, decidete insieme come muovervi e non andate da soli. Chi si muove in gruppo si protegge e si conosce". Una volta che i gruppi si sono formati - e questo è il quarto punto del comunicato - "dirigersi verso il concentramento geograficamente più vicino". Per il Movimento 17 ottobre "non serve coordinare, comandare né contare: basta seguie la logica della prossimità. Così le tre piazze si riempiono in modo naturale, dal basso". Da ultimo, alle 15.30 di sabato, sarà comunicata la piazza finale per ogni città. Quella, insomma, dove i gruppi riunitisi nei tre luoghi comunicati confluiranno "per ritrovarsi in un'unica piazza. Tre fiumi che confluiscono in uno".

"La piazza è nostra, i blindati non ci fermeranno"

 Una mobilitazione portata avanti "perché la piazza è nostra e non intendiamo consegnarla a chi la vuole trasformare in un recinto. Perché non vogliamo offrire bersagli, e per noi è questione di tutela collettiva. Perché una piazza che si muove, si incontra e si ricompone è una piazza che pensa, discute e cresce politicamente, e non una piazza che aspetta di essere circondata. Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeranno con i blindati. Sabato, quando lo diremo noi, dove lo diremo noi. Non ci rappresenta nessuno: ci organizziamo". 

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