"Era capace di intendere?"

Mario Roggero, i dubbi di Meloni: "Chi può giudicare il suo trauma? Era entrato in modalità combattimento" | Salvini di nuovo a Bollate

Secondo la premier, ci sarebbe anche un problema di proporzione di pena: "Meno di 10 anni agli stupratori e lui muore in carcere". Il leader della Lega ha fatto visita al gioielliere per il secondo giorno consecutivo

19 Lug 2026 - 10:32
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"Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? Siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere?". In un caso come quello di Mario Roggero, che sta spaccando l'opinione pubblica, la premier Giorgia Meloni ha deciso di intervenire con una serie di interrogativi. Di provocazioni, di dubbi o di elementi che - sebbene non siano ancora state pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna del gioielliere - per lei è difficile comprendere. In un colloqui con il Corriere della Sera, la leader italiana ha anche sottolineato il "problema della proporzionalità delle pene". E sulla pratica di grazia per Roggero, condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso fuori dalla sua attività due rapinatori, ha rivelato: "Ma certo, ho detto io [a Nordio] di andare avanti". Il vicepremier Matteo Salvini è intanto tornato a Bollate per fare visita, per il secondo giorno consecutivo, al gioielliere.

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Il dubbio di Meloni: "Chi può giudicare il trauma? Bisogna farsi più domande"

 Il primo nodo legale, forse quello più complicato, per Giorgia Meloni è quello del "particolare stato di squilibrio psichico". Insomma, molti imputati vengono assolti ogni anno a causa di circostanze definite "dinamiche dettate dalla disperazione delle vittime, di stress da esasperazione e dolore". Chi meglio del gioielliere Mario Roggero incarnerebbe questa definizione? Lui che nel 2015 era già stato malmenato, rapinato e minacciato con la moglie. Lui che, quella sera del 28 aprile 2021, ha visto la figlia minacciata e la moglie legata con una pistola puntata in fronte.

"Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo?", chiede la premier. "E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio, dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più". Anche perché, come stabilisce l'articolo 55 del codice penale in merito alla legittima difesa, "la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto ha agito in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto".

La legittima difesa: "Chi misura quando una minaccia è cessata?"

 Da qui è immediato il passo verso la legittima difesa e i suoi confini. La legge li stabilisce chiaramente, fissandoli in una reazione proporzionale all'offesa e in un pericolo attuale. Secondo i togati di tre gradi di giudizio, quello di Mario Roggero è stato un duplice omicidio volontario. Ma Meloni non è convinta: "Siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?".

Per la premier è impossibile che questa distinzione sia definita in modo netto: "Se si subisce un’aggressione, il nostro cervello e il nostro fisico entrano in modalità “combattimento”. Esiste una ampia letteratura a riguardo che spiega come l’adrenalina modifica tutti i sensi, il corpo, la percezione. Accade perfino a professionisti che nella vita si occupano di sicurezza, figuriamoci a un comune cittadino". E proprio quella adrenalina secondo Giorgia Meloni non sarebbe stata considerata nelle tre sentenze: "A Roggero viene contestato di non aver avuto il sangue freddo in un contesto di alto pericolo e stress. Picchi emotivi che raramente si riescono a controllare perfino in reparti addestrati di tanti settori". Insomma, come scrive il Corriere, se uno ti sferra un pugno a sangue freddo e poi si ferma, si reputa automaticamente cessato il pericolo?

La pratica di grazia e la proporzionalità delle pene

 C'è poi un tema di misura delle sentenze: "Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere. C’è un problema di proporzionalità delle pene". Forse anche per questo, oltre all'età avanzata di Roggero, ha spinto la premier a chiedere al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di istruire una pratica di grazia: "Gli ho detto io di andare avanti, bisogna chiamare le cose con il loro nome: una cosa è il potere di concedere la grazia e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale. Ma ciò non vieta al Guardasigilli di istruire il procedimento". Sulla proposta di norma che escluda il risarcimento civile a chi subisce danno mentre commette un reato, Giorgia Meloni si è detta soddisfatta. E convinta di tutelare così persone che "vengono condannate due volte". Come Mario Roggero.

La seconda visita di Salvini a Bollate

 Durante la seconda visita nel carcere di Bollate, Salvini si è abbracciato con Roggero e ha parlato con lui a lungo. Secondo quanto apprende l'Ansa, il vicerepremier ha rinnovato al gioielliere il proprio sostegno e la disponibilità a tornarlo a trovare anche prossimamente, e gli ha suggerito di raccogliere in un libro la sua esperienza.

I due hanno poi incontrato il sacerdote della struttura. Infine Roggero, che ha detto di essersi portato molti libri con sé, ha fatto visita alla biblioteca del carcere, promettendo di diventarne utente, e si è recato anche nel laboratorio industriale metalmeccanico, presente all'interno dell'istituto. Il gioielliere, infine, ha raccontato di aver cenato con altri tre detenuti nella serata di sabato 18 luglio.

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