il parere dell'avvocato

Mario Roggero, l'avvocato Caiazza: "Il risarcimento è inevitabile. La norma del Governo? Così è incostituzionale"

Il penalista ed ex presidente dell'Unione delle Camere penali interviene sul dibattito riaperto dalle parole di Giorgia Meloni

di Giorgio Brugnoli
17 Lug 2026 - 17:32
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La vicenda giudiziaria di Mario Roggero continua ad alimentare il dibattito pubblico. Dopo la sentenza definitiva della Cassazione, che ha confermato la condanna del gioielliere di Grinzane Cavour, la discussione si è spostata sui risarcimenti riconosciuti ai familiari dei due rapinatori uccisi e al terzo complice rimasto ferito. Un tema rilanciato anche dalle parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha annunciato una norma per impedire a chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato, e ai suoi familiari, di chiedere un risarcimento. L'avvocato Giandomenico Caiazza, penalista ed ex presidente dell'Unione delle Camere penali italiane, spiega a Tgcom24 la vicenda e le possibili conseguenze della riforma promossa dalla premier. 

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Avvocato Caiazza, è vero che Mario Roggero "deve" risarcire "chi lo ha rapinato", oppure questa formula racconta in modo giuridicamente sbagliato ciò che è successo?
Mario Roggero deve risarcire i familiari delle due persone a cui ha tolto la vita e una terza che ha tentato di uccidere: questo dice la sentenza definitiva. Certamente il fatto che le persone uccise e ferite avessero operato una rapina a suo danno è un tema che merita una accurata riflessione.
 

Nel caso Roggero la legittima difesa è stata esclusa perché, secondo i giudici, la rapina era terminata e i rapinatori si stavano allontanando. Quanto è importante questa circostanza per capire perché sia sorto il diritto al risarcimento?
È una circostanza decisiva perché è esattamente la ragione per la quale è stata esclusa la scriminante della legittima difesa. La rapina si era conclusa, non poteva esservi più "l'attualità del pericolo" per la vita di Roggero o dei suoi familiari, né alcuna proporzionalità della reazione rispetto all'offesa ricevuta.
 

Il risarcimento scatta automaticamente dopo una condanna penale per omicidio o tentato omicidio? Oppure la parte civile deve formulare una domanda, provare il danno e dimostrare il proprio rapporto con la vittima?
Il risarcimento deve essere ovviamente richiesto da chi, a tal fine, viene ammesso a costituirsi parte civile. Il Giudice penale può risarcire il danno, oppure condannare genericamente al risarcimento, che poi sarà definitivamente liquidato dal giudice civile. Questo è accaduto in questo processo, però con la liquidazione di una provvisionale, cioè con l'anticipazione parziale di un risarcimento che poi sarà complessivamente quantificato dal giudice civile.
 

Il giudice, nel determinare il risarcimento, può tenere conto del comportamento illecito della persona danneggiata? Nel caso in questione, la partecipazione alla rapina ha inciso concretamente sulle somme riconosciute?
Il giudice deve senza alcun dubbio tenere conto di tutte le circostanze del fatto, e dunque anche del comportamento aggressivo e illecito delle vittime. Se di questo abbia tenuto conto la Corte nel liquidare la provvisionale lo capiremo solo leggendo le motivazioni della sentenza.

Giorgia Meloni ha sintetizzato così la questione: "Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io?". In questo caso, però, la giustizia ha stabilito che non si trattò di una condotta difensiva. Quella frase chiarisce il problema o sovrappone due situazioni giuridicamente diverse?
Quella frase esprime una semplificazione mediatica che ignora le dinamiche del fatto come accertate definitivamente nei tre gradi di giudizio. Secondo le tre sentenze rese a carico del gioielliere, costui non si è limitato a difendersi, come sarebbe stato suo pieno diritto, ma ha purtroppo scelto di andare ben oltre una condotta semplicemente difensiva.
 

Il Governo parla anche dell'esclusione delle richieste avanzate dai familiari. Ma il danno dei familiari è un danno autonomo. Può una legge cancellarlo sulla base di un reato commesso da un'altra persona?
La domanda è pertinente, e le rispondo: no, certamente la legge non può fare questo, se non ponendosi totalmente al di fuori dei generali principi di sistema in materia di danno alla persona. Nel momento in cui viene accertata la commissione di un reato a carico dell'imputato, non si vede come sarebbe possibile precludere il diritto al risarcimento. Altra cosa, invece, è ragionare sulla entità della liquidazione. Sarebbe enormemente iniquo un risarcimento che non tenesse conto della condotta illecita, aggressiva e violenta dei rapinatori, che in questo modo hanno accettato il rischio di una reazione anche letale. Che poi tale reazione sia andata oltre i limiti della legittima difesa è un fatto, ma -ripeto- l'entità del risarcimento dovrà tenere conto di chi e come ha scatenato questa tragedia.
 

La premer parla di danni subiti "mentre" si commette un reato. Quanto sarà decisivo stabilire quando il reato può dirsi ancora in corso? Nel caso Roggero, proprio il momento in cui la rapina era terminata ha determinato l'esclusione della legittima difesa.
I rapinatori stavano scappando con la refurtiva, dunque il reato era certamente in corso di consumazione. Quello che era venuto meno era la minaccia di un qualsivoglia pericolo per la vita o la incolumità del gioielliere e dei suoi familiari, visto che i rapinatori erano già in fuga.

La norma prevista dall'ultimo ddl Sicurezza potrebbe essere applicata retroattivamente al caso Roggero?
Le norme più favorevoli all'imputato sono sempre retroattive; ma a mio parere la norma, così come è attualmente concepita, è manifestamente incostituzionale. Io penso che vada modificata, nel senso di una norma che fissi principi di abbattimento dell'ammontare del risarcimento quando si è concorsi a causare l'evento tragico a propria volta con una condotta illecita e violenta. Abbattimento, cioè diminuzione, non certo eliminazione del risarcimento.
 

Personalmente, trova giusto che Mario Roggero debba risarcire il rapinatore ferito e le famiglie dei due uomini uccisi? E la sua risposta personale coincide con quella che dà come giurista?
Lo trovo, secondo le regole del diritto, semplicemente inevitabile. Chiunque abbia visto il video del fatto, sa perfettamente, dentro la propria coscienza, di avere assistito a un omicidio volontario plurimo.

Qual è, a suo giudizio, il vero "paradosso" della vicenda?
Non vedo paradossi, ma solo la conferma implacabile di una regola antica, che non a caso si tramanda da millenni, inalterata: dura lex, sed lex (traduzione: la legge è dura, ma è la legge).

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