Speciale Il delitto di Garlasco
I soliloqui pericolosi di Sempio

Il silenzio è d'oro... per l'indagato: i casi di Misseri e Durst

L'automobile diventa il luogo che custodisce i segreti, ma ci possono essere orecchie in ascolto

di Giuseppe Rolleri
08 Mag 2026 - 18:01
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Manager in doppiopetto che cantano a squarciagola Marilyn Manson, nonnine compite che esplorano le loro cavità nasali oppure… presunti assassini che confessano delitti.

Benvenuti a bordo, bastano la portiera chiusa e mezzo giro di chiave per far diventare l’automobile un sancta sanctorum, custode di segreti e comportamenti insospettabili e inconfessabili. Un luogo protetto, ovattato perché, anche se si è circondati da altri mille guidatori intrappolati nel raccordo anulare, in fondo al volante si è soli, tutto o molto, è consentito.

Se è vero che tra smartworking e Onlyfans la camera da letto ha perso la sua caratteristica di alcova segreta, l’unico refugium peccatorum rimasto è quella scatoletta su quattro ruote che nel tragitto casa-lavoro diventa un porto franco, un confessionale da reality senza pubblico; a meno che non abbiate un avviso di garanzia per omicidio e non ci siano delle microspie piazzate dai magistrati.

I soliloqui di Andrea Sempio

Così abbiamo letto e leggeremo i soliloqui di Sempio. Sui lunghi rettilinei tra le risaie del pavese, Andrea si lascia andare a conversazioni con sé stesso che potrebbero segnare il suo futuro da uomo libero. Starà ai giudici stabilire se quelle frasi abbiano o meno un valore giudiziario.  Se siano come sostengono gli investigatori delle ammissioni o come dicono gli avvocati “scimmiottamenti” di podcast.

John Douglas agente Fbi, padre di tutti profiler moderni, identificò il narcisismo come un tratto distintivo di molti assassini, dei serial killer in particolare.  Una molla su cui lavorare per trovarli e arrestarli con la certezza che prima o poi spinti da quella voglia di mostrarsi si sarebbero traditi.

 “La stupidità parla la vanità agisce”: Il citazionismo dei social attribuisce a Victor Hugo la frase che probabilmente l’autore de “I miserabili” non ha mai scritto, ma la prendiamo in prestito lo stesso perché inquadra con lucidità la vicenda dei soliloqui garlaschiani che comunque non rappresentano un’eccezione.

Le rivelazioni di Michele Misseri

È sempre la cronaca recente a darci lo spunto. Cambia la location, sempre ossessivamente sotto gli obbiettivi. Siamo ad Avetrana. Alle risaie si sostituiscono i campi con le zolle spaccate dal sole agostano della Puglia. Il signor Misseri non è ancora per tutta Italia “ZioMichele” (tutto attaccato) e al volante della sua Marbella rossa è ignaro che i carabinieri stiano ascoltando il suo farfugliare per sapere che fine ha fatto sua nipote Sarah Scazzi. Basta un plurale al posto di un singolare mettere gli investigatori sul chi va là. Misseri tirò in ballo moglie e figlia e indicò anche il garage della villetta come luogo del delitto. Il resto è cronaca scritta e raccontata per anni su giornali e tv con i nomi di Cosima e Sabrina come colpevoli di omicidio.

La confessione di Robert Durst

Non era in auto ma in un luogo che dovrebbe essere ancor più riservato Robert Durst.  Il milionario americano era in bagno e aveva appena finito di registrare un’intervista per un documentario sulla sua vita, una vita che lo ha visto accusato di tre omicidi senza mai essere condannato. Fino a quel momento. Durst si dimentica di avere ancora addosso il microfono, la telecamera fuori dal bagno registrerà le sue parole: “Che diavolo ho combinato? Li ho uccisi tutti ovviamente”. Non ci vollero molte altre indagini, Durst finì i suoi giorni in galera, la sua stupidità lo condusse all’ergastolo, chissà se almeno la sua vanità è stata poi soddisfatta dal film sulla sua vita, lo impersonava Ryan Gosling, mica male.

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