ma le prove dicono altro

"Non sono uno stragista": il 17enne fermato per terrorismo parla dal carcere

In una telefonata breve al suo avvocato: "Ero finito in un canale sbagliato, volevo uscire ma mi minacciavano"

02 Apr 2026 - 08:47
18.05 TERRORISMO, 17ENNE IN MANETTE © Da video

18.05 TERRORISMO, 17ENNE IN MANETTE © Da video

Dalla cella di Firenze dove è rinchiuso da qualche giorno, il ragazzo di 17 anni arrestato perché intenzionato a compiere una strage a scuola, prova a raccontare la sua versione. Come riporta "Repubblica", lo fa in una telefonata di pochi minuti al suo avvocato, Angelo Pettinella: "Fatemi uscire da questo carcere, non sono uno stragista". Le accuse su di lui però, sono tutt'altro che leggere: propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, più detenzione di materiale con finalità di terrorismo.

Vittima di manipolazione?

 La sua storia, almeno nella versione che affida all'avvocato, comincia quando era ancora un bambino. Finisce per sbaglio in alcuni canali Telegram frequentati da suprematisti e neonazi. Quando capisce dove si trova, vorrebbe andarsene. Ma non riesce. "Ero minacciato dagli altri iscritti e mi spaventavo", racconta. "Ci sono tracce di quando scrivevo agli amici che ero preoccupato e volevo sfilarmi. È tutto nel mio cellulare, in mano a chi indaga". La posizione che molta probabilità ripeterà davanti al giudice per le indagini preliminari, nell'interrogatorio di convalida dell'arresto.

Cosa dicono gli investigatori

 Gli inquirenti del Ros hanno ricostruito una figura molto diversa. Il ragazzo, secondo le indagini, non era un semplice iscritto a quei gruppi: in almeno due casi ne sarebbe stato il promotore. Sui canali Telegram avrebbe caricato manuali per costruire armi micidiali e le istruzioni per preparare il Tatp, l'esplosivo usato nelle stragi di Bruxelles e Parigi, soprannominato la "Madre di Satana".


Le parole che hanno fatto scattare l'arresto

 A convincere il Ros a chiedere l'arresto sono state alcune frasi trovate nelle chat. In un messaggio WhatsApp del 2024 scriveva: "Magari un giorno faccio una sparatoria e poi mi ammazzo. Però devo ancora decidere il posto dove farla prima di andarmene". Poi c'è un annuncio ancora più esplicito: quando sarebbe arrivato in quinta, avrebbe replicato la strage della Columbine High School in Colorado, quella del 1999 in cui morirono dodici studenti e un insegnante. A chiudere il quadro, la fascinazione per figure come Filippo Turetta e per Anders Behring Breivik e Brenton Harris Tarrant, trattati come "santi" in certi ambienti dell'estremismo violento.

La reazione a scuola

  A Perugia, nell'istituto che frequentava dall'autunno scorso, la notizia ha lasciato tutti senza parole. Il preside ha riunito studenti e insegnanti per un momento di chiarezza collettiva. Il ritratto che emerge dalla scuola è quello di un ragazzo normale, persino disponibile. La sua compagna di banco era una ragazza di origini magrebine, e lui la aiutava perché era tra i più bravi della classe. Aveva anche chiesto di partecipare al progetto teatrale. "O è un grande manipolatore o un manipolato", ha detto il dirigente scolastico. Una domanda a cui, per ora, non c'è ancora risposta.

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