Telegram e le altre app di messaggistica: dove germogliano le chat dell'orrore
Dopo i fatti di Bergamo e le sentenze Usa contro i social si riaccende il dibattito sulle piattaforme. Il focus su Telegram: nel 2024 il suo fondatore venne arrestato per i contenuti sensibili che venivano veicolati nell'app
di Luca Amodio© Dal Web
Violenza, pedopornografia, razzismo. Il materiale prolifera in rete ma non tutto passa da Instagram e Tik Tok. Il dibattito sull'uso dei social network adesso si è riacceso. Merito della sentenza in California che per la prima volta ha condannato Facebook e You Tube per aver provocato gravi disagi psicologi a una ragazza di 20 anni, alla quale ora devono pagare 3 milioni di dollari come risarcimento in danni. Nello sfondo della discussione però (non) c'è un altro social finito spesso nelle cronache: Telegram.
Non è una piattaforma pensata per contenuti sensibili, eppure è lì che circola tanto di quel materiale che altrove è bandito dall'algoritmo. E tra questi c'è il manifesto del 13enne che ha accoltellato la sua professoressa in una scuola della Bergamasca e la rete di estremisti nazisti di cui faceva parte il 17enne che voleva progettare una strage a scuola. Nel 2024, per questo motivo il suo fondatore venne arrestato in Francia.
Telegram e le altre app di messagistica
Accanto a What'sapp, regina della messaggistica istantanea c'è Telegram, fondato nel 2013 da Pavel Durov, il Mark Zuckenberg della Russia. La struttura di Telegram è simile a quella di Whats'app ma non identica: a differenza dell'app di Meta accanto alle chat ci sono anche gruppi enormi che funzionano da piattaforme dentro la piattaforma.
E poi ci sono i fratellini minori. C'è Discord lanciata nel 2015 negli Usa che utilizza server telematici con chat vocali e testuali. È molto diffusa tra i giovani e le community di gamer, cioè di appassionati di videogiochi. Poi c'è Signal, lanciata nel 2014 da Signal Foundation, basata sulla crittografia avanzata e sulla privacy dei suoi utenti. È un app un po' di nicchia ma molto citata nel dibattito sulla sicurezza. Viber è invece un'applicazione lanciata dall'imprenditore israeliano Marco Talmon, oggi di proprietà dell'azienda giapponese Rakuten, molto diffusa in Europa dell'Est e in Medio Oriente.
Quando il patron di Telegram venne arrestato per l'assenza di moderazione
Nel 2024 su Durov era stato spiccato un mandato di custodia cautelare per la totale mancanza di moderatori su Telegram che secondo le accuse ha consentito l'attività criminale indisturbata, la diffusione di disinformazioni e la condivisione di contenuti cospirativi, neonazisti, pedofili o al terrorismo. Dopo quattro giorni di fermo, Durov è stato rilasciato sotto cauzione (€5 milioni) e sottoposto a libertà vigilata, con il divieto di lasciare la Francia e l'obbligo di presentarsi due volte a settimana in commissariato.
Tra i dodici capi di imputazione che la procura francese gli contesta c'è anche il rifiuto di comunicare, su richiesta delle autorità competenti, informazioni o documenti necessari per l'esecuzione e il funzionamento delle intercettazioni consentite dalla legge nonchè il riciclaggio dei proventi derivanti da reati e crimini di gruppi organizzati.
Niente moderazione ma solo segnalazioni
Qui non funziona come su Facebook, Instagram o Tik Tok: non c'è un algoritmo che regola i contenuti a monte. Ci sono soltanto segnalazioni degli utenti che però partono - di conseguenza - solo che il contenuto è stato inviato. Ciò non significa che non ci siano regole ma cambiano le modalità di controllo e quindi i tempi in cui le app riescono a intervenire. Per questo motivo tanti contenuti che altrove avrebbero vita breve, venendo bannati all'instante, entrano nel circuito rimbalzando da utente a utente salvo segnalazione.
L'esperto: "Durov si rifiuta di collaborare con la polizia occidentale"
Come spiega il professor Stefano Zanero, docente di cybersicurezza al Politcnico di Milano: "Telegram è un ibrido tra un’app di messaggistica e un social e questa natura lo rende sfuggente. Anche perché i gruppi mettono in contatto persone provenienti da diverse parti del mondo, che spesso non si conoscono tra loro, assumendo di fatto una funzione simile a quella dei social network". "Questo si intreccia anche con la complessità dei rapporti con le autorità occidentali, considerando la sede legale negli Emirati Arabi Uniti e le origini russe della piattaforma - continua Zanero - Un filtro preventivo sui contenuti non è realisticamente possibile, ma altre applicazioni intervengono chiudendo i gruppi quando c’è un impulso dell’autorità giudiziaria. In questo caso, invece, non solo si tende a non intervenire, ma questa attitudine viene anche rivendicata apertamente, finendo per esercitare un effetto calamita".
Gruppi enormi ma privati: piattaforme dentro le piattaforme
A complicare ulteriormente il quadro c'è la geometria con cui è stato pensato il feed. Su Telegram ad esempio i gruppi sono una sorta di piattaforma dentro la piattaforma. Sono gruppi privati, sì, a cui serve iscriversi ed essere accettato ma poi là dentro ci sono centinaia, migliaia, di persone. Ed essendo gruppi tematici chi si iscrive sa cosa trova là dentro - anzi, spesso si iscrive per quello - per cui è difficile che, se vedesse contenuti anche sensibili, segnali.
Il paradosso della crittografia
Il paradosso sta un po' nella crittografia che da una parte garantisce privacy ma dall'altra impedisce che ci sia una moderazione dei contenuti. Come spiega il professore Mauro Conti dell'Università di Padova, esperto di cybersicurezza: "Telegram è un’app di messaggistica e non un social network tradizionale; per questo motivo, non esiste una moderazione dei contenuti basata su algoritmi o intelligenza artificiale come avviene sulle piattaforme social. Nelle app di messaggistica, se viene applicata la crittografia end-to-end, la conversazione resta strettamente confidenziale e privata: nessuno, nemmeno l’azienda fornitrice del servizio o le autorità, può accedervi". Il rovescio della medaglia è che, aggiunge Conti: "Se il contenuto è cifrato, anche un eventuale scambio di materiale illegale risulta invisibile a chiunque, rendendo tecnicamente impossibile il monitoraggio esterno".
Le chat dell'orrore su Telegram
Il manifesto pubblicato su Telegram dal tredicenne che ha accoltellato la sua professoressa nella Bergamasca è soltanto l'ultimo caso di una sequenza inquietante di fatti di cronaca che hanno visto i propri germogli sull'app. Tra questi c'è la chat dell'orrore che avrebbe indotto Andrea Prospero al suicidio nella sua casa a Perugia. Secondo la ricostruzione della procura di Perugia lo studente era entrato in contatto con un 18enne romano che gli avrebbe consigliato di prendere gli oppiacei e un cappio; salvo poi non chiamare aiuto quando il ragazzo ha poi perso i sensi.
Sempre su Telegram circolavano le foto e video pedo-pornografici tra l'ex vicedirettore di un telegiornale nazionale e la moglie, arrestati a metà marzo per violenza sessuale nei confronti di minori. E ancora più di recente l'ecosistema di estremisti nazisti con cui era entrato in contatto quel 17enne che stava - stando alle indagini - progettando una strage nella sua scuola. Proprio su telegram il proselitismo verso Brenton Tarrant (autore della strage di Christchurch) e Anders Behring Breivik (responsabile degli attentati di Oslo e Utoya), descritti come “santi” da emulare.
