la segnalazione di un fedele

Torino, si faceva chiamare "don Salam" ma era un falso sacerdote: scoperto dopo 4 mesi

In realtà il suo vero nome era Salam Faragalla, 25enne egiziano che per mesi ha esercitato regolare attività nelle parrocchie torinesi.  Provvidenziale la segnalazione di un fedele

02 Nov 2026 - 13:18
 © dal-web

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Per quattro mesi il sacerdote "don Salam" ha conquistato la fiducia dei parrocchiani ed è stato un punto di riferimento per molti fedeli: celebrava Messe, raccoglieva confessioni e accompagnava la vita della comunità. Poi la scoperta: non era il sacerdote che diceva di essere. Protagonista della vicenda è Salam Faragalla, 25enne di origine egiziana arrivato lo scorso giugno nel quartiere Pozzo Strada, a Torino. Presentatosi come sacerdote della Chiesa copta trasferitosi in Italia per studiare all'università, era riuscito a ottenere l'accoglienza della diocesi e a collaborare con diverse parrocchie cittadine. La sua storia è crollata dopo la segnalazione di un fedele e le successive verifiche che hanno portato al suo allontanamento e alla denuncia alla Procura. La notizia è stata comunicata ai fedeli domenica 1° novembre, al termine delle celebrazioni, provocando sorpresa e preoccupazione

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Come "don Salam" ha ottenuto la fiducia della diocesi

  Faragalla si era presentato a don Davide Pavanello, parroco di Santa Rosa da Lima, sostenendo di appartenere alla Chiesa copta e di essersi trasferito in Italia per frequentare il Politecnico di Torino. A sostegno del suo racconto aveva esibito una documentazione ecclesiastica che indicava il 31 gennaio 2025 come data della sua ordinazione. I documenti erano apparsi regolari ai primi controlli, tanto che era stata avviata la procedura per consentirgli di collaborare con le parrocchie torinesi, coinvolgendo il vicariato egiziano e la Conferenza episcopale italiana. Il giovane aveva così iniziato a concelebrare Messe e, successivamente, a sostituire altri sacerdoti, anche nelle chiese di San Leonardo Murialdo e Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù.

L'avviso che ha fatto scattare i controlli

  Alcuni fedeli avevano notato un modo di celebrare diverso da quello a cui erano abituati, ma quelle differenze erano state attribuite alla formazione religiosa orientale del giovane. La svolta è arrivata quando un fedele ha avvisato don Giuliano Naso, esprimendo dubbi sulla sua identità. «Diceva di aver visto la sua foto ed era sicuro che non potesse essere un sacerdote», ha raccontato il parroco. Inizialmente si è pensato a un'accusa infondata, ma il 27 ottobre don Giuliano Naso ha chiesto al vicario episcopale per la pastorale, don Mario Aversano, ulteriori verifiche, questa volta rivolgendosi direttamente alle autorità ecclesiastiche egiziane. Nel giro di un giorno è emerso che i documenti di ordinazione non provenivano dal vicariato indicato e che anche la presunta iscrizione al Politecnico di Torino era inesistente.

Tra preoccupazione e interrogativi

  Per l'Arcidiocesi di Torino, guidata dal cardinale Roberto Repole, non c'erano più le condizioni per consentire al giovane di proseguire l'attività pastorale. Faragalla è stato allontanato, il suo nominativo è stato rimosso dal sito diocesano ed è stata presentata una denuncia alla Procura. La notizia, comunicata ai fedeli al termine delle celebrazioni domenicali, ha suscitato sorpresa e preoccupazione. Molti si sono chiesti quale valore abbiano avuto le confessioni e le Messe a cui avevano partecipato nei mesi precedenti. Resta inoltre aperto un interrogativo che coinvolge la diocesi: come sia stato possibile che documenti successivamente risultati non autentici abbiano consentito a un uomo di svolgere per mesi funzioni sacerdotali. Al di là dell'eventuale procedimento penale, il danno più difficile da ricomporre rischia di essere proprio quello alla fiducia delle comunità parrocchiali.

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