L'Aquila, rinchiusa dall'ex nell'auto come Lorena Isceri: salvata da carabinieri fuori servizio | La vittima: "Ho temuto di morire"
Una vicenda risalente a maggio, ma ora contestata a un 55enne di Sulmona in carcere a Pescara per maltrattamenti, riporta alla mente quella tragica della 45enne pugliese uccisa dal viadotto sull'A1
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Già a maggio aveva rischiato di fare la tragica fine di Lorena Isceri, la 45enne sequestrata e gettata dal viadotto dell'A1 dall'ex. Lei, una 37enne abruzzese, si era salvata solo grazie all'intervento di alcuni carabinieri fuori servizio, che avevano sventato il piano criminale di un 55enne di Sulmona (L'Aquila), attualmente in carcere a Pescara per un secondo tentativo di violenza contro la donna, risalente a luglio. Allora, però, la donna volle evitare ritorsioni e si allontanò dall'ospedale, ma ora, nelle attuali contestazioni all'uomo, è emerso quel progetto di mancato femminicidio.
L'episodio più grave della vicenda di maltrattamenti ricorda il caso di Lorena Isceri
Il 55enne, quel giorno di maggio, avrebbe sequestrato e picchiato la donna; l'avrebbe poi rinchiusa nell'abitacolo della sua auto per condurla sul monte Morrone e lì attuare l'intento omicida in una zona isolata, come riferisce il quotidiano abruzzese Il Centro. L'intuito di alcuni carabinieri fuori servizio permise di salvare la donna, che, però, accompagnata in ospedale, preferì allontanarsi per evitare ritorsioni.
Solo dopo l'ennesima aggressione subita a luglio, con l'uomo ora in carcere, è emerso questo drammatico episodio che ricorda quanto accaduto a Lorena Isceri. I carabinieri fuori servizio, insospettiti dall'atteggiamento del 55enne alla guida, avevano fermato l'auto, trovando la 37enne con diverse lesioni al volto. Una volta soccorsa, sarebbe stata la stessa donna a rivelare ai militari quel progetto omicida.
"Voleva portarmi sul Morrone per uccidermi", aveva detto. A luglio, poi, in provincia di Pescara, dove la coppia si era trasferita, l’uomo avrebbe nuovamente aggredito la compagna all’interno della camera da letto, pretendendo anche la restituzione di una somma di denaro. Così, quest'ultimo episodio, che entra nel fascicolo con l'ulteriore contestazione di tentata estorsione, accanto a quella di maltrattamenti in famiglia, come sottolinea Il Centro, ha fatto poi emergere il gesto di maggio.
La lunga scia di violenze
Una sequenza di violenze di cui la 37enne è stata vittima lunga tre mesi, ma che sembrerebbe partire da più lontano. Già nel 2024 l'uomo era stato condannato a quattro anni di reclusione per aver vessato e picchiato la stessa vittima, costringendola con la forza ad acquistare sostanze stupefacenti.
