Giustizia, l'iter della grazia concessa dal Quirinale
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L'uomo nel corso di un tentativo di rapina, nel febbraio del 2008, sparò contro tre banditi che avevano fatto irruzione nel suo negozio di Nicolosi (Catania). Non gli fu riconosciuta la legittima difesa e fu condannato a 13 anni
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Era il 18 febbraio 2008, quando un gioielliere di Nicolosi (Catania), Guido Gianni, subì una rapina nel proprio negozio. L'uomo, oggi 66enne, sparò alle spalle dei tre banditi, disse per difendere "me e mia moglie". Ne uccise due e ferì il terzo. Fu condannato a 13 anni e proprio la moglie promosse nel 2022 la petizione per chiedere la grazia al Presidente della Repubblica. E Mattarella, quattro anni dopo, ha concesso la grazia parziale. Ecco la storia di Gianni, che fa ripensare a quanto accaduto al collega piemontese Mario Roggero.
Tre uomini assaltarono la gioielleria e aggredirono il gioielliere Guido Gianni e la moglie, Maria Angela Distefano. Gianni aprì il fuoco e uccise due dei tre rapinatori. Le perizie hanno poi accertato che l'uomo sparò alle spalle dei banditi: per questo non gli è stata riconosciuta la legittima difesa ed è stato condannato in via definitiva a 12 anni e 4 mesi di reclusione per avere ucciso due banditi e averne ferito un terzo.
La moglie non ci sta e decise di lanciare una petizione su Change.org per chiedere la grazia a Mattarella. "Ha difeso me, la sua vita, quella di un cliente e la nostra attività commerciale. Ed è per questo che ritengo che non possa pagare per la malvagità dei suoi assalitori", aveva affermato la donna.
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Il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha ora concesso la grazia parziale, che ha estinto tre anni e mesi due di reclusione, dopo una pena già espiata di cinque anni e tre mesi. Gianni ora dovrà espiare un residuo di pena detentiva, inferiore a quattro anni, che consente al Tribunale di sorveglianza l'eventuale applicazione dell'istituto dell'affidamento in prova al servizio sociale.
Gianni, originario di Torino e che da 30 anni viveva nel Catanese, sparò a tre banditi che avevano fatto irruzione nel suo negozio, uccidendone due, di 21 anni, e ferendo il terzo, un pregiudicato di 30 anni. All'inizio dell'inchiesta il gioielliere venne indagato per omicidio per legittima difesa, reato che non prevede l'arresto.
Nelle varie fasi processuali i periti ricostruirono che l'uomo dopo avere ingaggiato una colluttazione con i banditi li avrebbe feriti, ma i colpi mortali sarebbero stati esplosi mentre fuggivano. Il pm aveva chiesto 17 anni di reclusione. Gianni, un orafo noto nella zona per la sua abilità professionale, spiegò di non avere capito che l'arma degli aggressori, una copia perfetta di una calibro 9, fosse giocattolo, confermando di avere sparato due colpi di pistola in aria a scopo intimidatorio, come aveva già fatto nel dicembre del 1999 sventando un'analoga rapina; ma questa volta i banditi invece di fuggire gli puntarono una pistola alla gola.
Nacque una colluttazione durante la quale il gioielliere esplose diversi colpi di arma da fuoco ferendo i tre rapinatori, due dei quali in maniera mortale. ''Ho sparato per difendere la vita di mia moglie e la mia, ho difeso la mia famiglia non volevo uccidere", disse Gianni agli investigatori.