"Troppa pressione mediatica"

Morte avvelenate con la ricina, padre e figlia lasciano Pietracatella

Gianni e Alice Di Vita si sono allontanati dall'abitazione della cugina Laura, anche lei tra i cinque familiari sospettatati dagli inquirenti

08 Mag 2026 - 08:39
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Troppa pressione mediatica, soprattutto a carico di una 19enne che si accinge a dare l'esame di maturità dopo aver già subito un duplice lutto. È questo il motivo per cui Gianni Di Vita e la figlia Alice hanno lasciato Pietracatella, allontanandosi dal paese dove circa quattro mesi fa Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita - madre e sorella della giovane e moglie e figlia dell'uomo - hanno perso la vita dopo essere state avvelenate con la ricina nella propria casa, alla vigilia di Natale. 

La spiegazione è arrivata dal legale di Di Vita: "Troppa pressione mediatica sul paese, attorno a questa famiglia distrutta. Gianni deve proteggere sua figlia, una ragazza di 19 anni, molto provata, che tra poche settimane, in condizioni psicologiche facilmente immaginabili, deve affrontare l'esame di maturità classica", ha raccontato l'avvocato Vittorino Facciolla.

Da qualche giorno, i due hanno fatto le valigie e lasciato la casa della cugina Laura, dove si erano trasferiti quando la loro abitazione era stata messa sotto sequestro, e si sono spostati lontano dal paese. E lontano dalla cugina, anche lei nella lista dei cinque sospettati - tutti familiari - che secondo gli inquirenti potrebbero aver commesso l'omicidio, di cui sembra sia stato individuato anche un possibile movente (che non è stato ancora reso noto).

Intanto la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli - titolare del fascicolo che ipotizza il reato di duplice omicidio volontario contro ignoti -, giovedì è andata a Pietracatella per sentire la madre di Gianni Di Vita, Giuseppina, accompagnata dal capo della squadra mobile di Campobasso Marco Graziano. L'anziana, che era presente al pranzo e alla cena del 24 dicembre insieme alle due donne, è stata sentita per quattro ore.

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