conseguenze legali

Foto intime di donne online, ecco che cosa rischia chi posta messaggi offensivi

Per la diffamazione, in particolare quella aggravata per l'offesa dell'altrui reputazione, la legge prevede una pena da sei mesi a tre anni di reclusione o una multa

28 Ago 2025 - 16:13
 © Italy Photo Press

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Fare post con commenti offensivi delle foto intime di donne, soprattutto se le immagini sono state condivise senza il consenso delle dirette interessate, può comportare gravi conseguenze legali, anche dal punto di vista penale. Ecco i reati ipotizzabili, alcuni dei quali con querela di parte. L'argomento è diventato attuale dopo i recenti casi del gruppo Facebook "Mia moglie" e il forum phica.eu.

Diffamazione e molestie

  Per commenti volgari o sessisti si possono ipotizzare i reati di diffamazione (articolo 595) o molestie, punibili penalmente. Per la diffamazione, in particolare quella aggravata per l'offesa dell'altrui reputazione, la legge prevede una pena da sei mesi a tre anni di reclusione o una multa. Si procede per querela della parte offesa.

Violazione della privacy

 Anche se una foto è pubblica sui social, esiste sempre il diritto alla privacy. Per questo commenti offensivi o sessualmente espliciti fuori contesto possono essere considerati una violazione.

Concorso in reato

 Se le foto intime sono state pubblicate senza consenso, coloro che postano commenti potrebbero essere ritenuti responsabili della diffusione illecita.

Responsabilità civile

 Tutte le vittime possono chiedere risarcimenti per danni morali e psicologici subiti.

Istigazione a delinquere

  È il caso grave in cui si inducono gli altri, con i propri post, a commettere reati, come la violenza sessuale. La legge prevede la reclusione da uno a cinque anni e la sanzione di 206 euro, pene che possono aumentare in caso di uso di strumenti telematici.

Vilipendio di organi dello Stato

 Si rischia (articolo 342) una multa fino a 5mila euro e anche la reclusione fino a tre anni. È un reato che riguarda esponenti politici che ricoprono cariche istituzionali.

Cosa rischiano gli amministratori dei siti?

  È il punto vulnerabile della normativa, dal momento che le piattaforme, che ospitano questo genere di contenuti, hanno spesso la sede all'estero e non collaborano con le autorità italiane non procedendo all'identificazione dell'indirizzo Ip e alla comunicazione, di quest'ultimo, alla polizia postale cosa che permetterebbe di risalire all'identità di chi ha postato foto o commenti offensivi.

Che cosa ne pensa l'avvocato

  "La rimozione dei contenuti da un sito come Phica.eu è semplice da ottenere, mentre per una condanna penale è più complicato e va valutato caso per caso". Lo spiega  Jessica Valentini, avvocata riminese che si è imbattuta nel portale dopo che una sua cliente, personal trainer, le ha chiesto di fare ricerche sulla sua immagine online in seguito al caso del gruppo "Mia moglie". "È un illecito acquisire immagini senza un consenso e diffonderle", ricorda. Per gli utenti del sito, quindi coloro che in ben 20 anni lo hanno alimentato di foto sessualizzate di donne comuni e donne vip, il reato di riferimento è "la diffusione di immagini a contenuto sessuale, articolo 602 ter del Codice penale, che prevede pene anche molto gravi come anni di reclusione e sanzioni economiche". 

"Foto parziali, difficile risalire al soggetto"

 Il problema, sottolinea l'avvocato, "è che ci sarebbe da disquisire se quelle immagini diffuse abbiano o meno un contenuto sessuale. Alcune non lo avrebbero in realtà, ma gli viene dato nel momento stesso in cui sono caricate su quel sito. È complicato, la valutazione dipende da ciascuna foto". Se non c'è un contenuto sessuale esplicito "si può parlare di diffamazione". A monte però "serve la querela della persona interessata", la donna comune, al di là delle vip, che deve "trovarsi, riconoscersi e denunciare. Dal momento che molte foto ritraggono parzialmente il soggetto, è complicato". "Insomma nelle maglie del diritto ci si può perdere e non risulta punibile - spiega Valentini - . Ecco perché penso che lo strumento giudiziario in sé non sia efficace. Bisognerebbe intervenire culturalmente e anche politicamente".

"Questo sito - aggiunge - esiste da 20 anni, è attivo dal 2005, e ne scopriamo l'esistenza soltanto oggi. Aveva 800mila iscritti, per il 90% uomini. Una enorme 'community' italiana i cui gestori sono all'estero o comunque con sedi all'estero, al momento senza nome, che in tantissime sezioni diverse condivideva - oltre a quelle delle vip - tantissime foto scattate di nascosto a ignare donne, qualcuna anche palesemente minorenne, senza alcun consenso e con zoom, angolature, e soprattutto commenti volti alla "sessualizzazione" di quelle immagini.

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