La criminologa Roberta Bruzzone è indagata per stalking a una collega
La replica della studiosa: "Respingo le contestazioni, chi mi accusa è indagata a sua volta"
© Da Facebook
La criminologa Roberta Bruzzone è indagata per stalking, assieme a tre stretti collaboratori nei confronti di una collega, la psicologa forense Elisabetta Sionis, consulente in diversi casi di omicidio: l’inchiesta è condotta dalla Procura di Cagliari, dove Sionis è giudice onorario della Corte d'Appello. Secondo l’ipotesi della Procura del capoluogo sardo, quest'ultima sarebbe stata vittima, assieme alla figlia minorenne, di uno stalking di gruppo durato almeno tre anni, che comprendeva allusioni sessuali, attacchi sui social, "fotomontaggi del viso della persona offesa" e "frasi aventi carattere minaccioso e vessatorio". Immediata la replica della studiosa: "Respingo totalmente le accuse, la persona cui attualmente si fa riferimento è indagata dalla procura di Roma per atti persecutori, falsa testimonianza, calunnia, diffamazione aggravata e reiterata in concorso proprio ai miei danni".
Le indagini si sono concluse a dicembre, con l'avviso firmato dal pm Gilberto Ganassi, ma le vicende emergono ora che il fascicolo è stato trasmesso a Roma per competenza. Gli atti sono accompagnati da un hard disk da due terabyte con le trascrizioni delle chat tra Roberta Bruzzone e i collaboratori, anche loro indagati e molto attivi sul web: l'amica Monica Demma, il biologo Giovanni Langella, a capo del canale YouTube Crimedoors, e Marzia Mosca, palermitana domiciliata in Germania, nota sul web come "Santanico". Un bersaglio definito dalla "miserabile esistenza", "da Tso", "in putrefazione". E di cui ancora si scrive "continua a sbavare sui nostri profili", "cacciata a pedate nel sedere" dai tribunali, cui "le goccine e le overdose di botox non bastano più", "una lestofante in meno".
Un sistema per demolire la credibilità degli avversari sui social
Secondo gli inquirenti, si delineerebbe una specie di sistema, come riporta Il Giornale, attuato da profili fake sui social, creati per demolire la credibilità degli avversari, coinvolti nei maggiori casi di cronaca, e influire mediaticamente sulle inchieste. Le conversazioni dimostrerebbero gli accordi tra gli indagati prima di scatenare gli attacchi sui gruppi Facebook e i canali YouTube e Twitch dedicati al crime.
Un duello di querele e controquerele: l’ultima da parte di Bruzzone a Sionis è stata archiviata il 23 giugno scorso. E con almeno una condanna di primo grado a due anni già emessa, lo scorso 28 ottobre, a carico di Lucio Lipari, presunto collaboratore della criminologa savonese, accusato di aver perseguitato Sionis.
L'inizio degli attacchi, prima professionali e poi personali
Il contrasto riguarderebbe la professione delle due. Tutto inizia nel 2017, durante il processo per la morte di Manuel Piredda: una consulenza della Sionis aveva fatto riaprire l’indagine, portando l’attenzione sulla moglie Valentina Pitzsalis, sopravvissuta nell’incendio del 17 aprile 2011. Secondo l’ipotesi investigativa, la giudice sarebbe stata per questo perseguitata dagli indagati, come dimostrerebbero le chat emerse dai cellulari sequestrati.
Negli atti sono riportati una serie di messaggi tra Bruzzone e i collaboratori, da cui emerge non solo la gestione dei troll sui social, ma l’organizzazione della difesa contro le denunce e inconsueti passaggi di documenti giudiziari e d’identità.
Nel fascicolo a carico degli indagati, ai messaggi di dileggio pubblici contro Sionis, si aggiungono i messaggi scambiati in gruppi WhatsApp dai toni espliciti. Il 26 agosto 2023 Langella scrive: "La Sionis è la sciagura peggiore che potesse capitarci e purtroppo non ce ne libereremo mai! Ha fatto di noi la sua ragione di vivere". Bruzzone commenta: "Io spero in un bel malaccio che se la porti via".
Qualche settimana dopo, commentando una foto dell'avversaria inviata da Monica Demma nel gruppo, aggiunge: "Questa è marcia di invidia... È in putrefazione da viva". Con una finta ammonizione alla collaboratrice: "Monica Demma però tu non mi puoi inviare foto della bestia immonda senza prima avvisarmi...". E poco dopo, ancora riferendosi a Sionis: "Questa un malaccio se lo merita tutto".
La frase chiave secondo gli investigatori
Oltre agli insulti espressi in privato, la frase chiave, secondo gli inquirenti, riportata da Repubblica, consiste in un'esortazione inviata da Roberta Bruzzone ai suoi collaboratori su un gruppo Facebook il 17 settembre 2022: "Ho mandato a Monica la mia denuncia di stalking contro la Sionis dell’anno scorso, bisogna attaccarla dimostrando che è una bugiarda e che è su Facebook tramite fake con cui molesta tutti noi". Una richiesta poi eseguita dal gruppo. Il 22 febbraio 2024, poco prima di una diretta su Twitch, Giovanni Langella scriveva in chat: "Stasera massacro pure la Sionis in diretta".
La ricostruzione (via social)
La criminologa sarda non sarebbe stata l'unico bersaglio: “Trolliamo un po’ Avesani?”, scriveva Demma a Mosca, a proposito del neurologo veronese, anche lui coinvolto in una serie di denunce reciproche con Bruzzone. Una frase che, come scrive il pm Ganassi, "potrebbe far riflettere sul fatto che le due dedichino parte delle loro giornate a interagire tramite profili fake con altri utenti social".
Bruzzone ricostruisce sulla sua pagina Facebook la vicenda che la vede ora indagata con un lungo post. "Tutto nasce da qui - scrive a proposito del caso Pitzalis -. Da un caso reale. Da una donna sopravvissuta a un tentato femminicidio. Da una vittima che, invece di essere tutelata, è stata travolta da accuse gravissime e totalmente infondate. Accuse contenute nero su bianco in una consulenza tecnica firmata da Elisabetta Sionis. E qui il punto non è l'opinione. Il punto sono i contenuti". "Prima ipotesi - prosegue -: Valentina Pitzalis avrebbe sparato a Manuel Piredda. Addirittura con 'bossoli' sulla scena. Mai esistiti. Seconda ipotesi: ferite da corpo contundente. Anche qui: nessun riscontro. Terza ipotesi, e qui entriamo nel surreale: una 'lesione figurata' sulla caviglia di Manuel Piredda. Traduzione: Valentina, dopo averlo ucciso, avrebbe marchiato il corpo con una scritta. E non solo: in una fotografia, Sionis sostiene di vedere addirittura le lettere e il numero 17. Peccato che: anche questo è stato totalmente smentito. Sulla caviglia non c'era alcuna lesione. L'autopsia l'ha smentita clamorosamente".
"E mentre tutto questo accadeva - continua la criminologa -, l’inchiesta su Valentina Pitzalis si concludeva con una archiviazione definitiva il 1° ottobre 2020, dopo tre anni di indagini. Fine. Chiuso. Nessun dubbio. Tranne per qualcuno. Perché ancora oggi, nel 2026, si continua a sostenere che quella vittima sia 'falsa', che menta, che manipoli. E a sostenerlo è proprio Elisabetta Sionis sul suo profilo sulla piattaforma X. Io, da quel momento, sono diventata un bersaglio".
PRECISAZIONE
In relazione alla posizione giudiziaria del sig. Lucio Carmelo Lipari, si rettifica quanto sopra riportato precisando che, con sentenza dell’11.2.2026, la Corte d’appello di Cagliari ha disposto l’annullamento della sentenza di condanna a carico del medesimo ai sensi degli artt. 11, 21 e 24 c.p.p., con conseguente restituzione degli atti al pubblico ministero presso il Tribunale di Roma."
