Famiglia nel bosco, atti autolesionisti di uno dei bimbi | Lo psicologo: "Trauma da sradicamento"
Episodi ripetuti per uno dei tre fratellini allontanati dai genitori anglo-australiani. I periti di parte parlano di una sofferenza psicologica profonda
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Si morde le mani, fino a procurarsi ferite, uno dei tre bimbi della famiglia nel bosco. Non un gesto isolato, ma ripetuto più e più volte tanto da aver fatto suonare un campanello di allarme negli esperti di parte e in quelli che lo seguono insieme ai fratellini all'interno della struttura protetta di Vasto, in Abruzzo. Per alcuni di loro sarebbe infatti il modo del piccolo di manifestare un profondo e ingestibile disagio interiore. Forse causato proprio dalla separazione dai genitori, decisa dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila lo scorso novembre.
I morsi autolesionisti: "Disagio che non riesce a dire a parole"
Sarebbe un comportamento reiterato e a cui gli esperti ancora non sono riusciti a porre rimedio quello del bimbo residente nella casa famiglia. Come riporta Il Messaggero, quelle ferite da morso sarebbero vere e proprie forme di autolesionismo. Gesti "lievi", nel senso che i segni sulla pelle sono poco più che escoriazioni, ma al contempo pesanti per ciò che potrebbero significare. Mesi fa le prime avvisaglie di un forte disagio interiore erano state segnalate dallo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello, consulenti di parte della coppia anglo-australiana Trevallion-Birmingham. Nella loro lunga relazione, depositata in Tribunale e corredata di foto e video, i due esperti parlavano di "segnali compatibili con una condizione di sofferenza psicologica significativa", si legge sul Messaggero. Un modo che, stando agli specialisti, il bimbo avrebbe trovato per "esprimere un disagio che non riesce a verbalizzare".
Il "trauma da sradicamento" e la separazione dai genitori
Nel documento i due periti continuano, parlando di "evidenti manifestazioni cliniche riconducibili agli effetti del trauma da sradicamento, osservabili sul piano emotivo, comportamentale e relazionale". Queste "manifestazioni" porrebbero le loro radici proprio nell'esperienza di "separazione dal loro contesto familiare di origine", che avrebbe "già prodotto un impatto significativo e lesivo sul loro equilibrio psicologico". A maggior ragione dopo nove mesi di querelle giudiziaria, di scontri tra il personale della casa famiglia di Vasto e la famiglia, di continui allentamenti e tensioni che - in un modo o nell'altro - sono filtrati anche nella quotidianità dei tre minori all'interno della struttura protetta.
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A che punto siamo del caso: il tribunale e il ricongiungimento
Era attesa per luglio - nelle migliore delle ipotesi - la decisione del Tribunale per i minorenni in merito a un possibile ricongiungimento dei tre minori con i genitori. Dopo averli ascoltati tutti in audizione protetta e dopo aver accelerato i tempi per il deposito delle memorie di parte, il terreno era stato anche già preparato. Ma luglio è passato, e di quella decisione nemmeno l'ombra. Nel frattempo, la famiglia si è trasferita in una nuova casa, che il Comune di Palmoli ha offerto loro gratuitamente per due anni. La speranza è che in quella struttura possano raggiungerli in fretta anche i tre bimbi. O nella nuova casa, che dovrebbe sorgere accanto a quella in cui vivevano nei boschi abruzzesi.
