conosciuta sui social come "zia Martina"

"Non voleva diffondere video hot con minori", ecco perché l'ex maestra Daniela Casulli è stata assolta in appello

Bari, l'insegnante 48enne in primo grado era stata condannata a 7 anni di reclusione

05 Feb 2026 - 08:31
 © Facebook

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Anche se "sul piano oggettivo può ritenersi sussistente la condotta materiale integrante la fattispecie" di pornografia minorile, non ci sarebbero elementi per ritenere che Daniela Casulli, conosciuta sui social come 'zia Martina', abbia voluto "consapevolmente realizzare o concorrere a realizzare un video porno che comportasse, anche attraverso la successiva diffusione dello stesso, una degradazione e mercificazione del minore ripreso". Sono queste le motivazioni per cui la Corte d'Appello di Bari, a ottobre, ha assolto l'ex insegnante di una scuola elementare del capoluogo pugliese dalle accuse di pornografia minorile e corruzione di minore "perché il fatto non costituisce reato", ribaltando la sentenza di primo grado con cui l'imputata era stata condannata a sette anni e tre mesi di reclusione. Quanto alla contestazione del reato di corruzione di minore, per una videochat su Instagram in cui Casulli avrebbe compiuto atti sessuali in presenza di un dodicenne, il giudice di secondo grado ha aggiunto che "è assai verosimile" che la donna "non si sia avveduta" della sua "presenza".

La vicenda

 Dopo le denunce dei genitori dei ragazzi, la maestra era stata arrestata nel 2021, finendo a processo per due video in cui erano immortalati rapporti sessuali con un 15enne e per una videochat su Instagram. Con la condanna in primo grado, la donna venne interdetta dall'incarico, misura poi decaduta con l'assoluzione. Per i giudici d'Appello, "appare ragionevole la convinzione della Casulli che la videoripresa dell'atto" fosse "estrinsecazione della libertà sessuale attraverso la videoripresa di momenti di vissuta intimità, in un contesto privato, destinato a rimanere tale". Il 15enne (nel frattempo diventato maggiorenne) aveva poi ritirato la sua costituzione a parte civile: il ragazzo, per la Corte, "aveva validamente espresso il suo consenso".