A un anno e quattro mesi

Verona, mamma e figlio di 9 anni litigano e lei lo lascia fuori casa per due ore: condannata

La donna ha aperto soltanto quando a citofonare sono stati gli agenti del 113, chiamato dal bambino

07 Ott 2026 - 07:42
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Due ore attaccato al campanello di casa a cercare di farsi aprire la porta dalla madre, prima di chiamare, esasperato, la polizia. Protagonista della vicenda è un bambino di 9 anni che è dovuto ricorrere a una chiamata al 113 per vedere aprirsi le porte della sua abitazione, grazie all'intervento degli agenti di una Volante della questura. Gli stessi che, poche ore dopo, hanno denunciato la donna per abbandono di minore. Poco importa, almeno per ora, che la madre abbia da sempre contestato la ricostruzione del bambino. La gup del tribunale di Verona, Paola Vacca, ha deciso per una condanna - col rito abbreviato - a un anno e quattro mesi. La sua legale, Alice Chiementin, ha già annunciato che presenterà ricorso in appello. 

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La vicenda

 La ricostruzione di quello che è successo in quel pomeriggio del 2024 è particolarmente complessa, visto che le versioni di accusa e difesa sono totalmente in contrasto. Tutto sarebbe iniziato dopo un pomeriggio trascorso dal bambino nel cortile del condominio, dove si era fermato a giocare insieme ad alcuni coetanei. La madre, 39 anni, lo seguiva dal balcone. Secondo gli investigatori, una volta terminato di giocare, il bambino avrebbe cercato di rientrare nell’appartamento, senza però riuscirci. La donna - di nazionalità romena -, infatti, non gli avrebbe aperto la porta e il piccolo sarebbe rimasto all’esterno dell’edificio per circa due ore: inutili i ripetuti tentativi di attirare l’attenzione della madre attraverso il campanello.

Di fronte alla situazione, il bambino avrebbe quindi deciso di chiedere aiuto al 113 e raccontando agli operatori di essere stato lasciato fuori casa. Poco dopo è arrivata una pattuglia della Questura: gli agenti hanno preso contatto con il piccolo, per poi citofonare all’appartamento. Davanti ai poliziotti la madre avrebbe aperto la porta, ma avrebbe reagito contestando l’intervento delle forze dell'ordine e sostenendo che non ci fossero motivi per intromettersi nella questione familiare. I controlli degli agenti sono comunque proseguiti e la donna è stata denunciata con l’ipotesi di abbandono di minore.

La versione della madre

 La difesa fornisce però una lettura opposta della vicenda. Secondo questa versione, il problema sarebbe nato da un litigio tra madre e figlio. Il bambino non avrebbe voluto rientrare nell’appartamento nonostante gli inviti della madre e soltanto dopo diversi richiami avrebbe deciso di tornare verso casa. Una volta arrivato davanti alla porta, avrebbe citofonato, senza ricevere subito risposta. La madre, tuttavia, sostiene di aver continuato a tenerlo sotto controllo dal balcone e nega quindi di averlo lasciato solo per strada. Anche i tempi dell’intervento vengono contestati: per l’accusa il bambino sarebbe rimasto fuori per circa due ore, mentre secondo la difesa gli agenti sarebbero arrivati dopo appena mezz’ora. La ricostruzione definitiva della vicenda dipenderà ora dalle motivazioni della sentenza della gup Paola Vacca, che dovranno chiarire quali elementi siano stati ritenuti decisivi per arrivare alla condanna.

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