Torino, torna in carcere il commesso del market accusato di violenza sessuale su una 13enne
Nei confronti del 42enne era stato inizialmente disposto l'obbligo di firma. Ma la procura aveva impugnato il provvedimento chiedendo la custodia cautelare in carcere
Deve tornare in carcere il commesso di 42 anni, originario del Bangladesh, indagato per violenze sessuali ai danni di una tredicenne e di una donna di circa 40 anni, avvenute in un minimarket di Torino lo scorso 28 agosto. Lo ha stabilito il tribunale del Riesame del capoluogo piemontese che, dopo l'udienza di lunedì 14 settembre, si era riservato di decidere.
I giudici hanno accolto la richiesta della pm Eleonora Sciorella, che il primo settembre aveva impugnato l'ordinanza di scarcerazione del gip, che lo scorso 31 agosto aveva disposto per l'uomo, 42 anni originario del Bangladesh, l'obbligo di firma quotidiano. Il commesso non tornerà subito in carcere, visto che l'effetto della decisione del Riesame non è immediato e la difesa può appellarsi alla Corte di Cassazione.
Il fermo e poi l'obbligo di firma
L'uomo, su indicazione della procura, era stato fermato. In carcere il commesso c'era stato per due giorni: il gip, però, non aveva convalidato il provvedimento perché a suo avviso non sussisteva il pericolo di fuga. Poi, pur ravvisando "gravi indizi di colpevolezza", non aveva disposto il carcere affermando che era sufficiente l'obbligo di presentazione quotidiana alla polizia.
Le polemiche
La decisione del giudice, una volta diventata di pubblico dominio, aveva sollevato molte polemiche. Il ministro Carlo Nordio aveva annunciato l'invio di ispettori nel tribunale di Torino. Nel frattempo i pubblici ministeri avevano presentato un appello al tribunale del riesame sottolineando il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato.
L'udienza del Riesame
L'indagato, nella giornata di lunedì 14 settembre, non si è presentato all'udienza del Riesame ma ha fatto avere al tribunale una memoria con le sue dichiarazioni spontanee. Due facciate in stampatello scritte con l'aiuto di un interprete e siglate dal suo legale, in cui l'uomo, oltre a ribadire il suo pentimento, sostiene di avere intenzione di non lavorare più a contatto con il pubblico ma soprattutto si dice pronto a seguire un percorso per uomini maltrattanti.
"Ho deciso di rivolgermi a un centro di ascolto per uomini che hanno commesso brutti gesti su donne e bambini per avere un supporto psicologico" recita la lettera. Il mio avvocato mi sta aiutando a cercare un centro, anche se non è facile, anche perché non conosco l'italiano. Farò un corso di lingua per poter iniziare un percorso con esperti".
Versioni differenti
Già nel corso dell'udienza di convalida l'indagato aveva ammesso di aver sbagliato e si era detto dispiaciuto. In seguito tuttavia avrebbe modificato la sua versione sostenendo di non aver fatto nulla di sbagliato.
