Torino, l'indagato che violentò la 13enne: "Mi vergogno, voglio farmi aiutare"
Il 42enne del Bangladesh, libero con l'obbligo di firma, non si è presentato in aula nel giorno del Riesame, ma ha scritto una lettera di pentimento ai giudici: "Sono molto dispiaciuto, non voglio che capiti mai più". La prossima udienza è fissata per il 17 ottobre
torino minimarket molestie © Ansa
Chiede aiuto, dice di vergognarsi profondamente ed è pronto non solo a cambiare lavoro, ma anche a frequentare un corso per uomini abusanti. Così il cassiere del minimarket di Torino, accusato di aver violentato una ragazzina 13enne nel negozio, scrive ai giudici nel giorno del Riesame. "Sono molto dispiaciuto per quello che ho fatto alla bambina. Me ne vergogno profondamente. Non dovevo permettermi e sono sicuro che non capiterà più nulla di simile".
La lettera - Lunedì 14 settembre era il giorno del Riesame, il giorno in cui i giudici ascoltano le parti. Accusa e difesa. L'obiettivo è valutare se accogliere la richiesta dei pm relativa alla misura cautelare, riguardo all'uomo di 42 anni originario del Bangladesh fermato dopo gli abusi e scarcerato dal gip due giorni dopo. Ma il commesso di quel minimarket non si è presentato all'udienza. Ha fatto avere al tribunale un manoscritto. Due facciate in stampatello scritte con l'aiuto di un interprete e siglate dal suo legale.
La lettera inizia con una sorta di pentimento e prosegue con una richiesta di aiuto: "Ho deciso di rivolgermi a un centro di ascolto per uomini che hanno commesso brutti gesti su donne e bambini per avere un supporto psicologico. Il mio avvocato mi sta aiutando a cercare un centro, anche se non è facile, anche perché non conosco l'italiano. Farò un corso di lingua per poter iniziare un percorso con esperti". È la prima confessione del commesso del minimarket dopo la scarcerazione. Nascosto in una casa lontana da quella bottega, libero e "spaventato", l'indagato dichiara ai giudici che non vuole più lavorare a contatto con il pubblico. "Non voglio più tornare in quel minimarket - scrive - finché non avrò concluso un percorso psicologico io non lavorerò mai più a contatto con il pubblico, perché so che non deve mai più accadere una cosa simile. Il mio obiettivo, adesso, è trovare una mansione defilata, sperando che qualcuno mi assuma nonostante il clamore mediatico della vicenda".
La paura del linciaggio - Il minimarket alla periferia di Torino è chiuso e imbrattato da giorni, il 42enne è libero con l'obbligo di firma. Di fatto resta nascosto in un alloggio di fortuna, perché teme il linciaggio. Da parte di chi lo conosce, dei suoi connazionali che ora lo ripudiano, dei residenti di un quartiere troppo scosso. Nella lettera scrive che potrebbe fare il lavapiatti in cucina e che vuole restare in Italia "ho bisogno di lavorare perché la mia famiglia in Bangladesh vive grazie al mio aiuto economico. In Italia è arrivato nel 2021, sbarcando a Lampedusa, e a Torino ha ottenuto un permesso di soggiorno che scade a novembre del 2027. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi la scorsa settimana ha annunciato che sta studiando il modo per annullare la sua protezione speciale. Mille e trecento euro al mese, quanto finora il commesso ha mandato alla moglie e ai tre figli, lavorando con un contratto part time.
La decisione dei giudici - I giudici del capoluogo piemontese si sono riservati la decisione sul ricorso presentato dalla procura che per l'uomo ha chiesto la custodia cautelare in carcere. La decisione è attesa tra qualche giorno. È un uomo che ha paura e che spera di non andare in carcere. Ma sa che è quasi impossibile che gli vengano concessi i domiciliari. Non ha una residenza, vive stipato con altri connazionali in una stanza. Ed è anche per questo che la pm Eleonora Sciorella, nell'appello con cui impugna la scarcerazione, ribadisce che esiste il pericolo di fuga. Oltre al rischio che reiteri il reato verso "infinite potenziali vittime". Due abusi sessuali in pochi minuti non lasciano dubbi a chi indaga: è un individuo "pericoloso" per la procura e anche per il questore Massimo Gambino. La difesa del 42enne ha chiesto invece ai giudici il rigetto della richiesta della procura. E ha ricordato che il suo assistito è disponibile a indossare il braccialetto elettronico, nel caso in cui il Riesame scelga la misura, meno afflittiva del carcere, del divieto di avvicinamento alla persona offesa. La prossima udienza è fissata per il 17 ottobre.
