LA STORIA

Torino, condannato a 520 ore di lavori sociali ma non ne fa nemmeno una | La Cassazione lo salva dal carcere: "Nessuno gli ha detto cosa fare"

La Corte d'Appello di Torino aveva revocato la pena sostitutiva a un 49enne. Gli ermellini annullano la decisione: ecco perché

26 Ago 2026 - 22:17
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Avrebbe dovuto svolgere 520 ore di lavori di pubblica utilità in un anno e mezzo, ma dopo tre anni non ne aveva svolta nemmeno una. Per questo la Corte d'Appello di Torino ha revocato la pena sostitutiva disponendo il trasferimento di un 49enne in una cella. L'uomo ha però presentato ricorso contro questa decisione, sostenendo che "nessuno gli aveva mai detto cosa fare, quando e dove". E la Cassazione gli ha dato ragione. 

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La condanna e la confessione: "Mai iniziato"

 Tutto ha avuto inizio il 2 marzo 2023, quando il 49enne è stato condannato a 8 anni e 20 giorni di reclusione. Una pena che è successivamente stata sostituita con le 520 ore di lavori di pubblica utilità presso il Comune di Torino, da completare entro e non oltre la data del 2 settembre 2024. Due anni e mezzo più tardi, nel novembre 2025, i carabinieri della stazione Torino Regio hanno contattato l'uomo via cellulare e gli hanno chiesto se avesse eseguito le ore disposte dai giudici: "Non ho nemmeno mai iniziato", la candida risposta del 49enne.

L'intervento della Corte d'Appello: "Torni in carcere"

 A partire da questa risposta, la Corte d'Appello di Torino ha avviato un procedimento al termine del quale è stata disposta la revoca della pena sostitutiva e l'ingresso in carcere dell'uomo. Secondo i togati, il 49enne aveva tenuto un "atteggiamento di sostanziale indifferenza" verso le prescrizioni e gli oltre due anni trascorsi dalla sentenza non erano da considerare sufficienti per considerare la pena estinta. L'uomo non si è però dato per vinto e ha chiamato in causa la Cassazione. Secondo la documentazione presentata dai suoi difensori, la mancata esecuzione della pena non dipendeva dal condannato bensì da chi aveva il compito di guidarlo durante quelle ore di lavori di pubblica utilità.

Il ricorso accolto dalla Cassazione

 Stando a quanto ha sostenuto il team legale del 49enne, l'uomo non avrebbe mai iniziato a scontare la pena a causa "dell'inerzia degli organi istituzionalmente investiti degli adempimenti necessari". In poche parole, il procedimento prevedeva che fosse il Comune di Torino a stabilire attività, modalità e calendario dei lavori di pubblica utilità. Ed era il Comune stesso a doverlo comunicare all'uomo e all'Ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe). Informazioni che, però, al condannato non sarebbero mai state fornite. Proprio per questo la Cassazione ha accolto il ricorso dell'uomo: secondo gli ermellini, la Corte avrebbe dovuto accertare l'avvenuta comunicazione di tutte le informazioni al 49enne e all'Uepe. Per questo ha annullato l'ultimo provvedimento dei giudici d'appello.

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