Omicidio Nada Cella, le tappe del cold case
© Withub
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Un uomo di 57 anni residente in provincia di Treviso è indagato per l'omicidio di Sandra Casagrande, pasticciera di Roncade (Treviso), uccisa con 22 pugnalate la sera del 29 gennaio 1991 nel suo negozio. Gli investigatori stanno verificando la compatibilità del suo profilo genetico con alcune tracce biologiche repertate sulla scena del delitto e conservate per anni tra il materiale sequestrato dopo l'omicidio.
Secondo quanto si è appreso, la svolta investigativa, in capo alla Procura della Repubblica di Treviso, nasce da ulteriori analisi scientifiche eseguite sui reperti, che hanno consentito di isolare un profilo genetico maschile rimasto per lungo tempo senza attribuzione nonché dal successivo confronto con la Banca Dati Nazionale del Dna.
Gli accertamenti, sviluppati attraverso moderne tecniche di indagine genetica, hanno consentito di far emergere elementi ritenuti meritevoli di approfondimento investigativo.
La donna, la sera del 29 gennaio 1991, dopo l'orario di chiusura del negozio, scese dal suo appartamento al piano superiore per aprire la porta a un cliente, a lei conosciuto ma rimasto anonimo, il quale le chiese di confezionare un vassoio con una dozzina di paste. Durante l'operazione, però, rimasta non conclusa, Casagrande fu aggredita e tramortita con una bottiglia. Una volta a terra venne spogliata sulla parte superiore del corpo e quindi colpita in più parti, dapprima con una forbice, strumento che si spezzò per la violenza dei colpi, e quindi con un coltello trovato nel laboratorio.
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L'assassino evitò con cura di danneggiare i seni e, per impedirle di gridare, le infilò in gola uno straccio, probabilmente un reggitende, anch'esso trovato sul posto. Poi trascinò il corpo nel bagno e se ne andò, senza essere notato nonostante le molte persone che, quella sera, transitavano sotto il portico della via centrale di Roncade dal quale si accedeva alla pasticceria.
Il cadavere fu rinvenuto poco dopo da un conoscente, titolare di un negozio vicino, Zeno Vettorello, richiamato dalla luce rimasta accesa nella pasticceria. L'uomo, anziché chiamare i soccorsi attraverso il telefono, riferì di essersi recato personalmente alla caserma dei carabinieri, lontana circa 500 metri, ma di non aver ricevuto risposta al citofono. Solo allora decise di avvertire il 112 telefonicamente.
Nell'appartamento della donna fu trovata una scritta "Ti amo" tracciata con il rossetto sullo specchio del bagno e siglata con la sola iniziale, oltre a due tazzine da caffè pronte per essere usate, verosimilmente il segnale che Casagrande stava attendendo un ospite. In un distributore automatico di benzina, a circa tre chilometri dal luogo del delitto, l'indomani il gestore ritrovò tre banconote da diecimila lire macchiate di sangue, riconducibile a quello della donna.
Le indagini furono archiviate sei mesi dopo senza alcuna incriminazione. Il caso è rimasto per decenni uno dei più noti e complessi della cronaca della provincia di Treviso.