prime indagini

Pamela Genini tomba profanata e testa tagliata: caccia alle tracce biologiche

Primi esami sulla salma della ragazza, di 29 anni, decapitata nel cimitero di Strozza. Al lavoro anche i Ris e il laboratorio dell'anatomopatologa Cattaneo

09 Apr 2026 - 11:47
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Non c'è pace nemmeno da morta per Pamela Genini, la 29enne uccisa a Milano dal suo ex compagno lo scorso ottobre. La sua tomba è stata violata nel cimitero di Strozza, nella Bergamasca. Ora con gli esami di laboratorio, le tracce sul feretro, muffe e pollini, residui metallici bisognerà capire cosa è successo. Il lavoro di analisi non sarà semplice ed è solo iniziato: mercoledì 8 aprile per tre ore, all’ospedale Papa Giovanni XXIII con i tre esperti il medico legale Matteo Marchesi e l’antropologo forense Marco Cummaudo, nominati dal pm Giancarlo Mancusi, e il medico legale Antonello Cirnelli per la famiglia della ragazza.

Un team di esperti - Pamela dunque è stata vittima due volte: da viva, uccisa dal suo ex Gianluca Soncin e, da morta, violata nel cimitero di Strozza. Serviranno settimane per avere gli esiti dei primi esami di laboratorio. Come per i casi di omicidio in cui si va a caccia dell’assassino, anche in questo, benché diverso, una parte di lavoro sarà affidato al Ris, alla ricerca tracce biologiche da cui estrarre il Dna, eventualmente. Non a caso, scrive il Corriere di Bergamo, l’incarico affidato ai consulenti prevede anche campionamenti, perché siano possibili accertamenti in tal senso, se verrà trovato del materiale biologico. Per ora sono stati prelevati tessuti dalla salma e campioni dalla bara. Resta tutto sotto sequestro, fino a diversa disposizione del pm, perché gli esami proseguiranno. La complessità delle indagini è dimostrata dal coinvolgimento di Cummaudo, che lavora nel pool dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, del Labanof, il Laboratorio di Milano che attraverso l’antropologia, la medicina, l’archeologia e le scienze forensi restituisce identità ai corpi e spiegazioni ai crimini. Anche lì verranno analizzati altri campioni. Proprio Cattaneo si è occupata dell’autopsia di Pamela. Per questo motivo, c’è stato uno scambio di informazioni tra le Procure di Bergamo e di Milano, per capire le condizioni del cadavere dopo l’omicidio. Se, in particolare, le coltellate avessero compromesso anche il collo (cosa esclusa). Sono dettagli macabri, per forza di cose, come lo è questo enigma. Ma servono per avere un’idea di quanto e come abbia armeggiato chi ha profanato il feretro.

La pista dei soldi - A Strozza, paesino di poche centinaia di anime, la profanazione è un giallo. Per il momento, il pm che coordina il lavoro dei carabinieri della compagnia di Zogno e del Nucleo investigativo non esclude alcuna pista. Pamela, a Milano lanciata in ambienti dorati, aveva da parte un discreto gruzzolo, fra beni e denaro. Un patrimonio già oggetto dell’indagine per omicidio, sul quale, di sicuro, anche in piazza Dante sono intenzionati a fare gli approfondimenti del caso. La sua famiglia si dice disperata per questo atroce sfregio e nega di avere mai ricevuto richieste estorsive. Affermazioni a cui, allo stato, gli investigatori danno credibilità.

La pista dell'ossessionato - Il gesto in sé sembrerebbe più l’opera di una mente malata, ossessionata dalla bellissima 29enne. E dunque i carabinieri stanno scandagliando il mondo della vittima, le relazioni, a cominciare da quella con l’amico onnipresente Francesco Dolci. Ma anche pensando a un folle, di sicuro non può aver fatto quello che ha fatto da solo. Devono esserci complici. E poi, se è stato così abile da intervenire sulla bara e riposizionarla nel loculo senza lasciare tracce evidenti, perché non sistemare oppure disfarsi delle due viti rimaste vacanti? La scoperta è avvenuta proprio perché sono state notate fuori posto quando la salma stava per essere spostata dalla tomba provvisoria.