l'uccisione del 39enne Fabio Colapietro

Uomo fatto a pezzi a Torino, il fermato: "L'ho ucciso involontariamente dopo un litigio" | Restano in carcere i tre indagati

Come spiegato dal suo avvocato, De Oliveira Morando "ha ammesso" l'omicidio "dopo una lite per soldi" ma "è confuso, e non può aver fatto tutto da solo". Sentite anche la prof inquilina e la 22enne Keith Butig

27 Set 2026 - 23:31
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Si sono svolti, nel carcere Lorusso e Cotugno, gli interrogatori di garanzia davanti al gip nell'inchiesta per l'omicidio di Fabio Colapietro, 39enne di Chivasso fatto a pezzi in un alloggio alla periferia nord di Torino. Secondo gli inquirenti, l'uccisione sarebbe stata consumata durante un festino a base di alcol e droga, culminato con l'omicidio e la decisione di sezionare il cadavere. Il 26enne Christian Matheus De Oliveira Morando "ha ammesso" di aver ucciso Colapietro "involontariamente", nell'ambito "di un litigio" per soldi "durante un'assunzione di droghe da giorni". Il suo legale ha spiegato che il suo assistito "è confuso" e che "certamente non può aver fatto tutto da solo". Sentite anche la docente di Rieti che aveva preso in affitto la casa, Nicole Formichetti (47 anni), e Keith Butig (detta Sara, 22 anni), indagate per favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere. Ora è attesa la decisione del gip sulla convalida dei fermi. Il gip ha ora disposto per tutti e tre la custodia cautelare in carcere. Il fermo non è stato convalidato per l'assenza del pericolo di fuga, ma gli indizi raccolti a loro carico sono stati ritenuti sufficienti per mantenerli in carcere.

Gli interrogatori della prof e della 22enne

 La professoressa Formichetti non ha risposto al gip "non per cattiva volontà, ma perché non era in grado di farlo - hanno spiegato i suoi legali -. Valuteremo con l'ufficio della Procura di fare un interrogatorio quando sarà in grado di poterlo fare". Stando al racconto del personale della scuola, Formichetti "non si sarebbe mai vista dall'inizio delle attività didattiche".

Butig, donna transessuale, ha spiegato di "non aver partecipato" all'omicidio. "Era consapevole di quello che stava accadendo, ma non ha partecipato - ha affermato il suo legale -. Ha riferito di aver comprato i sacchi neri, ma questa era l'unica partecipazione attiva. Ha confessato di essere stata là, di aver partecipato al festino, ma non alle fasi successive". A proposito dell'omicidio, viene aggiunto, "non ha capito cosa stesse accadendo e la stessa cosa vale per le fasi successive perché era in crisi e si è chiusa in camera. Adesso è provata, la sua condizione è fragile". Per Budig "l'omicidio neanche è in contestazione".

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La ricostruzione

 La festa sarebbe iniziata il 20 settembre, secondo quanto raccontato da De Oliveira Morando. Quel giorno era arrivato a casa della professoressa con Butig, che abita con la famiglia a poche centinaia di metri. Una volta giunto anche Colapietro, considerato il galoppino "di uno spacciatore che conosce la prof, hanno cominciato a consumare ogni tipo di sostanza, il giorno e la notte", ha detto l'avvocato Wilmer Perga, legale del 26enne, che ha elencato le droghe presenti al festino: "Mdphp, crack, Lsd, funghi allucinogeni, cannabis" insieme a "super alcolici", consumati per "due notti".

L'indomani, il 26enne "si sveglia e gli dicono che la vittima gli avrebbe rubato forse 50 euro. Ne nasce una lite in cui tutti si sono picchiati, quindi Colapietro cade e muore", ha aggiunto il legale. Sulle circostanze del decesso non c'è, al momento, chiarezza. "L'ho ucciso ma involontariamente. Certamente non era programmato, era nell'ambito di un litigio durante un'assunzione di droghe da giorni", ha detto il 26enne al gip. Il magistrato avrebbe chiesto al fermato se abbia cinto il collo della vittima col braccio, facendo intuire una potenziale causa di decesso: "Dice che non ricorda assolutamente, poi gli hanno praticato la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco", ha sottolineato il difensore. "Un paio d'ore" di tentativi.

"Quando hanno visto che era morto, hanno deciso di nascondere il cadavere. Sono andati nei giorni successivi a comprare il telo, i sacchi, la candeggina, i guanti, il coltello, il cemento", ha racconta l'avvocato. Quindi "l'hanno sezionato. E lui dice che a un certo punto non ce la faceva più: esce, chiama sua madre, la fa venire lì e chiama la polizia". Erano intenzionati, aggiunge l'avvocato, a "gettare le parti del cadavere in un fiume".

La chiamata alla madre la sera di giovedì. "Mi ha detto cose molto confuse, che lui era disperato, continuava a piangere, a dire cose... era sconvolto, quindi non capivo - ha detto la donna -. Faceva capire che era successo qualcosa di molto grave, ma io gli ho detto che doveva chiamare la polizia e doveva parlare con la polizia, che doveva fare la cosa giusta, questo solo".

L'omicidio per un braccialetto

"È stato lui stesso a chiamare dal suo telefono la polizia, non sono stata io", ha detto la madre. Il giovane però era molto agitato, così "mi ha passato il telefono e allora ho parlato, dicendo 'Venite qua, perché mio figlio ha fatto del male a qualcuno'". Il 26enne "vorrebbe essere ricoverato perché sta molto male, era già in cura al Serd, vorrebbe andare in una struttura" e "viveva per strada da un po' di tempo", ha spiegato l'avvocato Perga.


 "Si è introdotto dalla finestra per derubarmi del braccialetto", poi la furia e la colluttazione finita nel sangue. Nelle carte dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Torino, Antonio Borretta, emergono i dettagli agghiaccianti dell'omicidio. A scatenare la furia omicida di De Oliveira Morando sarebbe stato un banale quanto drammatico movente legato a un braccialetto d'oro sottratto dalla vittima all'indagato mentre questi dormiva. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e confermato dalle dichiarazioni rese dagli arrestati, tutto sarebbe nato da un'irruzione all'interno dell'abitazione di Nicole Formichetti. De Oliveira Morando, svegliato di soprassalto, ha raccontato agli inquirenti di aver reagito d'istinto: "Mi sono alzato e con una presa al collo dello sconosciuto l'ho trattenuto sino a fargli perdere conoscenza", ammettendo di aver stretto le braccia attorno al collo della vittima a "mò di tenaglia" fino a provocarne il decesso.

Cadavere sezionato per decisione della prof "È stata lei a manovrare le azioni di tutti dopo che era stato ucciso, la mente che puntava a tornare a una vita normale". Sono queste le intercettazioni ambientali tra gli indagati. Cristian Matheus De Oliveira Morando, crollando emotivamente davanti alla madre e all'ex compagna Miruna Ene, ha cercato di ridimensionare la propria responsabilità puntando il dito contro la coinquilina Nicole Formichetti, definita senza mezzi termini la vera stratega del post-omicidio. "La direzione dell'attività svolta era sotto il controllo della professoressa che chiamavamo Satana", ha confessato l'indagato intercettato, aggiungendo che era l'unica a spingere per chiudere la faccenda in fretta e furia: "Era l'unica tra i tre che puntava a trovare un modo per sbarazzarsi del cadavere e tornare a una vita normale". Nel frattempo montava la rabbia del giovane per essere stato dipinto come l'unico mostro di una notte in cui "tutti ne avevano avuto una parte".

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