sei indagati tra medici e paramedici

Cuore danneggiato, "ghiaccio secco fornito dall'ospedale di Bolzano" | Il personale del Monaldi "non era formato per l'uso del box tecnologico"

Sono i nuovi dettagli che emergono dalle due inchieste sul caso del bambino trapiantato con un organo danneggiato

17 Feb 2026 - 19:02
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Emergono nuovi dettagli dalle due inchieste sul cuore danneggiato trapiantato a un bimbo di due anni e tre mesi a Napoli. Secondo le indagini, a fornire il ghiaccio secco sarebbe stato l'ospedale San Maurizio di Bolzano. L'équipe inviata dall'ospedale Monaldi - che dispone di box di ultima generazione per il trasporto di organi da trapiantare - nel caso del cuore utilizzò un contenitore isotermico tradizionale in plastica, privo di sonde e di display per tenere sotto controllo la temperatura interna, malgrado le linee guida consiglino l'uso di quelli moderni. Secondo quanto si è appreso, si scelse di adoperare il box di vecchio tipo perché il personale non era formato per utilizzare quello tecnologico.

I primi passi dell'inchiesta

 Sui fatti indagano sia la Procura di Napoli, che procede per lesioni colpose gravissime, sia quella di Bolzano, fascicolo aperto dopo la denuncia di Federconsumatori. Le due Procure si stanno coordinando nelle attività di indagine, che al momento sono affidate ai Nas di Trento e di Napoli. Sono già stati acquisiti atti, documenti e cartelle cliniche. Nel corso degli accertamenti è stato sequestrato anche il box frigo con il quale è stato trasportato il cuore. Si tratterebbe, appunto, di un contenitore non di ultima generazione ma che, di per sé, avrebbe tenuto la temperatura a -4 gradi, qualora fosse stato utilizzato ghiaccio tradizionale.

Il ghiaccio secco

 Secondo le prime ipotesi, come detto, da Bolzano sarebbe arrivato ghiaccio secco che si stabilizza a -80 gradi e che dunque avrebbe fatto calare notevolmente la temperatura, di fatto danneggiando le fibre del muscolo cardiaco, così da renderlo inutilizzabile.

Gli indagati

 Al momento sono iscritti nel registro degli indagati sei tra chirurghi, medici e paramedici della struttura napoletana che hanno preso parte all'espianto dal donatore, al confezionamento dell'organo, al trasporto e al successivo trapianto avvenuto al Monaldi. Intanto, il premier Giorgia Meloni ha telefonato alla madre del bambino esprimendo la vicinanza delle istituzioni.

Gli avvocati della famiglia del piccolo sono stati ricevuti dal pubblico ministero, che però avrebbe valutato come prematura la richiesta di un incidente probatorio. Per il prosieguo delle indagini, la Procura di Napoli avrebbe però pronto un pool di consulenti, specialisti in trapiantologia, cardiologia e pediatria, chiamati ad analizzare i documenti e le procedure seguite per il trapianto.

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