Fakir, i consulenti dei pm: "Morte dovuta ad agitazione, cocaina e posizione prona" | Le frasi shock degli agenti: "È schiattato, che me frega"
Il 43enne originario del Marocco morì lo scorso luglio nel quartiere Pilastro a Bologna, durante un intervento delle forze dell'ordine. Riscontrate anche "criticità nella condotta del personale sanitario"
Le cause del decesso di Abderrahim Fakir, avvenuto a Bologna lo scorso luglio, sono ascrivibili a vari fattori. Tra questi, agitazione, presenza di cocaina e posizione prona. A rivelarlo sono le conclusioni redatte dai consulenti dei pm di Bologna nella relazione sulla morte di Fakir, secondo cui però "sono ravvisabili delle criticità per quanto attiene la condotta del personale soccorritore e del personale sanitario.
Cosa dicono le conclusioni
Fakir è morto durante un intervento delle forze dell'ordine, arrivate nel quartiere Pilastro dopo le segnalazioni da parte dei vicini. L'uomo aveva iniziato a dare in escandescenze e gli agenti lo avevano bloccato a terra. Qui, il malore e il decesso. Le analisi condotte dai consulenti dei pm di Bologna hanno evidenziato sì "un esteso quadro traumatico di natura contusiva", che però "non ha avuto un ruolo nel determinismo del decesso".
A determinare il decesso invece sarebbero stati vari fattori ascrivibili a "insufficienza respiratoria acuta in soggetto in corso di intossicazione acuta da cocaina (abusatore cronico) e con severa cardiopatia". Al determinismo del decesso "su base ipossica" hanno contribuito l'agitazione psicomotoria e l'ipertermia (effetto dell'intossicazione acuta da cocaina) nonché la posizione prona", si legge nel documento.
Le frasi degli agenti: "È schiattato, ca... me ne frega"
"È schiattato ah". "Ca... me ne frega a me". È uno scambio tra i due poliziotti intervenuti quel 19 luglio. Le frasi shock sono state registrate dalla bodycam indossate da uno dei due agenti e sono citate in una parte introduttiva della consulenza tecnica medico-legale.
Intervento tardivo, ma le probabilità di sopravvivenza restano basse
Per la morte di Fakir, secondo i consulenti dei pm, sono "in definitiva ravvisabili delle criticità per quanto attiene la condotta del personale soccorritore e del personale sanitario successivamente intervenuto, poiché non risultate aderenti ai protocolli dell'emergenza sanitaria, né sotto il profilo della tempestività, né sotto quello dell'efficacia delle manovre stesse". Tuttavia, anche con un intervento tempestivo non ci sarebbe stato molto di più da fare: "Le probabilità di sopravvivenza dell'Abderrahim Fakir sarebbero state attorno al 15%", si legge in conclusione.
"Le lesioni provocate dagli agenti restano intense, ma non determinanti"
Fakir aveva diversi traumi e lesioni al momento della morte. Un quadro prodotto in parte prima dell'intervento della polizia (per esempio una frattura al piede e la riapertura della ferita al polso) e in parte durante le manovre di contenimento da parte dei poliziotti (capo, collo, spalle). Alcune delle lesioni sul tunisino vengono messe in relazione all'intervento dei due agenti: il contenimento del capo ruotato e premuto al suolo, con sollecitazioni in torsione e stiramento durante la resistenza attiva e il contenimento del cingolo scapolare durante atterramento e ammanettamento.
Tuttavia, "non è possibile - si legge nella consulenza tecnica - attribuirle a una singola manovra o a un singolo operatore. Le lesioni non indicano una compressione del collo tale da compromettere la pervietà delle vie aeree o il circolo cerebrale, e non hanno quindi un ruolo autonomo nel decesso". Restano "tuttavia un indice oggettivo dell'intensità della colluttazione".
L'avvocato della famiglia Fakir
Dopo questa relazione, arriva la mossa di parte della famiglia Fakir. "I consulenti del pm non sono riusciti a escludere il ruolo concausale della posizione prona imposta al povero Fakir, il pomeriggio del 19 luglio a Bologna, sulla sua morte. Tuttavia il nostro consulente, professor Vittorio Fineschi, dopo aver preso atto della forte discrasia tra quanto da loro argomentato nella riunione conclusiva tenutasi a Padova e quanto viceversa scritto in consulenza, redigerà una propria relazione che nei prossimi giorni sarà mia cura depositare alla Procura della Repubblica di Bologna". Lo riferisce l'avvocato Fabio Anselmo, che assiste i parenti di Fakir.
