Morto dopo l'intervento degli agenti a bologna

Bologna: chi era Abderrahim Fakir, il 43enne deceduto dopo l'intervento degli agenti

Arrivato regolarmente dal Marocco con tutta la famiglia, lavorava come facchino. Un testimone: "Non ha fatto niente, chiedeva aiuto"

20 Lug 2026 - 11:17
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Si chiamava Abderrahim Fakir e aveva 43 anni l'uomo morto in via Svevo, nel quartiere Pilastro a Bologna, durante un intervento delle forze dell'ordine. Originario del Marocco, viveva da anni nel territorio bolognese e lavorava come facchino. Secondo quanto emerso, si trovava nella zona del Pilastro per incontrare parenti e conoscenti. Dopo la notizia del decesso, nelle ore successive, sono emerse testimonianze e ricostruzioni differenti su quanto accaduto, mentre i parenti chiedono che venga fatta piena luce sui fatti.

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In Italia da quando aveva sette anni

 Abderrahim Fakir era nato in Marocco, ma era arrivato in Italia regolarmente, con qualche piccolo precedente, quando aveva solo sette anni con tutta la famiglia. Da tempo aveva presentato domanda d'asilo, ma ancora non era mai riuscito a ottenere la cittadinanza. Secondo le informazioni raccolte, viveva a Borgonuovo, nel comune di Sasso Marconi, insieme alla moglie. Si era sposato due volte: prima con una donna italiana e, adesso, con una di origine marocchina. Fakir lavorava in un'impresa di facchinaggio. Pare fosse al Pilastro per fare visita a parenti e amici e anche la famiglia racconta che era legato a quel contesto e che vi si recava spesso per incontrare conoscenti. Dalle testimonianze dei conoscenti, inoltre, pare soffrisse anche di asma, tanto che gli stessi familiari poi diranno: "Possibile abbia avuto una crisi respiratoria, che gridasse auto e fosse agitato solo perché non stava bene. Era già stato in ospedale". 

Il dolore dei parenti

 "Non mi darò pace finché mio fratello non avrà giustizia. Non mi darò proprio pace", a dirlo è stata la sorella Katia dopo la notizia della morte. Anche Mohamed, fratello della vittima, ha annunciato di volersi rivolgere agli avvocati e alle istituzioni marocchine per far luce sulla vicenda. Nel quartiere molti residenti hanno manifestato vicinanza alla famiglia, mentre alcuni testimoni hanno raccontato di aver sentito Fakir chiedere aiuto durante le fasi precedenti al malore: "Lui sempre chiedeva aiuto. Non ha fatto niente chiedeva solo aiuto. Era un po' agitato, chiedeva aiuto, aiuto, aiuto".

L'avvocata: "Fakir era un lavoratore, aveva paura di essere espulso"

 "Era una persona estremamente gentile, educata, rispettosa. Un lavoratore che si preoccupava della sua azienda e dei suoi dipendenti. È l'ultimo dei miei assistiti per cui avrei immaginato una fine del genere". Così l'avvocata Barbara Spinelli, che assisteva Abderrahim Fakir in un procedimento per la riconferma del permesso di soggiorno. La legale racconta di aver conosciuto Fakir alla fine dello scorso anno. "Lui era già perfettamente in regola, si trattava semplicemente della riconferma del permesso di soggiorno. Viveva regolarmente in Italia fin da bambino", sottolinea. Spinelli descrive Fakir come "una di quelle persone oggi sempre più rare".

"Pur avendo il mio numero personale per le emergenze non ha mai fatto pressioni, né chiamato fuori orario. Quando mi chiedeva di sollecitare il procedimento lo faceva sempre con grande educazione, spiegando le sue ragioni, ringraziando. Modi che oggi sono quasi desueti". Secondo la legale, il 43enne era "un uomo dal cuore buono", con un forte senso di responsabilità. "Aveva un'attività lavorativa, dei dipendenti e parlava come il buon padre di famiglia, anche se non aveva figli. Era preoccupato per il futuro della sua azienda e per le persone che lavoravano con lui". Negli ultimi mesi, aggiunge, Fakir aveva manifestato timori legati all'entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione. "Aveva una paura immotivata di essere mandato via dall'Italia. Io cercavo di rassicurarlo: gli dicevo che era l'ultima persona che avrebbe dovuto avere paura, perché aveva tutti i documenti in regola".

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