Massa, muore per epatite C dopo una trasfusione con sangue infetto: ministero della Salute condannato a maxi-risarcimento
La paziente aveva sviluppato prima una cirrosi al fegato poi un tumore, per cui è morta nel 2018 a 65 anni
© getty
Il sangue che avrebbe dovuto permetterle di guarire era infetto, tanto da condannarla alla contrazione dell'epatite C a seguito della trasfusione. Ora, a distanza di 48 anni dall'operazione che l'ha condannata a un tumore al fegato e otto anni dopo il decesso della donna, la famiglia di una paziente ha ottenuto una risposta riguardo al risarcimento dovuto dal ministero della Salute. E si tratta di una cospicua cifra.
Gli anni del "sangue infetto" e l'impatto sui pazienti
Era il 1978, nel pieno del cosiddetto "caso del sangue infetto", quando la donna si era sottoposta a un intervento cardiochirurgico all'ospedale di Massa Carrara, in Toscana. A cui erano seguiti, come da norma, diverse emotrasfusioni. Era però un periodo in cui in Italia in tantissimi pazienti, soprattutto quelli emofiliaci, si era registrato un picco di malattie trasmissibili via sangue, su tutte l'Hiv, l'epatite B e l'epatite C. Questo perché il ministero della Salute non aveva disposto un protocollo sufficientemente stringente riguardo ai controlli sul sangue e sul plasma.
Le malattie e il nesso diretto con la sacca infetta
Sul caso della donna, deceduta a 65 anni nel 2018 dopo una cirrosi e una neoplasia, è intervenuto il tribunale di Genova. Secondo il giudice, infatti, ci sarebbe un "nesso diretto" tra la trasfusione di sangue infetto e le malattie successive da cui la donna è rimasta infetta e che l'hanno portata al decesso: "In concreto, va affermato che spettava al ministero dimostrare che, all’epoca delle trasfusioni del 1978, erano state concretamente poste in essere tutte le misure di prevenzione necessarie", si legge nella sentenza. Un passaggio che il dicastero non ha compiuto. La sacca di sangue utilizzata era infetta da Hcv, che ha determinato la cirrosi epatica nella paziente. In una continua concatenazione di eventi, è arrivato poi un epatocarcinoma che ha causato la morte della donna.
Il maxi risarcimento
La sentenza ha finalmente anche stabilito la cifra del maxi risarcimento che il ministero della Salute dovrà versare agli eredi della donna: il marito, le due figlie, le due nipoti e la sorella. Si tratta precisamente di 1 milione e 500 mila euro di danni, a cui si dovranno aggiungere gli interessi e le spese legali. Una decisione in cui il giudice genovese si è posizionato nel solco di diverse sentenze della Cassazione, che negli anni hanno indicato il dicastero come "unico responsabile" per i danni arrecati ai pazienti nei casi delle trasfusioni infettate.
