Milano, il pm: "Il tram andava troppo veloce, non è possibile escludere nessuna ipotesi"
Intanto si scopre che il 56enne senegalese in realtà non è morto ma vittima di uno scambio di persona. Il deceduto è un altro uomo di origine africana
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Prosegue l'inchiesta sulla dinamica del deragliamento del tram della linea 9 avvenuto venerdì scorso a Milano, in viale Vittorio Veneto, che ha causato la morte di due persone e una cinquantina di feriti. Al momento, le indagini ipotizzano l'omicidio, le lesioni colpose e il disastro ferroviario: a breve saranno visionati i documenti acquisiti e sequestrati all'azienda dei trasporti dalla Polizia Locale. La procura ha precisato che c'è stato uno scambio di persona: la seconda vittima non è il senegalese di cinquantasei anni, Karim Tourè, che è vivo e ricoverato in ospedale, ma un altro uomo di origini africane, già identificato, le cui generalità non sono state rese note.
Il decreto di sequestro
Il conducente del tram deragliato "ometteva di regolare adeguatamente la velocità del mezzo mentre si trovava in prossimità di una fermata e dell'intersezione stradale fra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto" e "svoltava a sinistra a velocità talmente elevata da determinare il deragliamento della vettura, che si schiantava contro l'edificio posto all'angolo, cagionando un disastro ferroviario", come scrive la pm Elisa Calanducci nel decreto che ha disposto il sequestro delle comunicazioni avvenute tra il tranviere e la centrale operativa dell'Atm.
Gli accertamenti per chiarire la dinamica
"Sono attualmente in corso tutti gli accertamenti necessari per ricostruire la dinamica del sinistro e individuarne le cause", sottolinea il magistrato nel provvedimento precisando che, allo stato, "non è possibile escludere alcuna delle ipotesi relative alle cause dell'evento, siano esse riconducibili a possibili errori umani o a eventuali malfunzionamenti tecnici". Gli inquirenti puntano a chiarire non solo le condizioni di salute del conducente al momento dell'incidente ma soprattutto "se lo stesso abbia segnalato alla sala operativa di Atm criticità o anomalie di qualunque genere".
Il sequestro delle registrazioni
Nel decreto si fa riferimento a un'annotazione di polizia giudiziaria del 28 febbraio 2026, redatta dalla Squadra Interventi Speciali della Polizia locale di Milano, dalla quale emerge che presso la sala operativa di Atm vengano registrate e archiviate le comunicazioni e i brogliacci delle chiamate intercorse con autisti e personale in servizio. "Tali registrazioni - evidenzia la pm - appaiono necessarie al fine di accertare i fatti accaduti nei momenti antecedenti al verificarsi del sinistro". Da qui l'ordine di sequestro delle registrazioni delle comunicazioni intercorse fra la sala operativa e gli operatori Atm nella giornata del 27 febbraio, nonché dei relativi brogliacci.
Il sistema di sicurezza non entrato in funzione
Gli accertamenti, delegati alla Polizia locale, partono dalla versione del conducente, iscritto sul registro degli indagati, che ha affermato di aver avuto un malore. Per questo, sono in corso verifiche di tipo medico. Inoltre verranno esaminate le conversazioni tra conducente e centrale Atm, i filmati audio-video delle telecamere interne al tram di ultima generazione, le immagini scaricate dalle telecamere esterne, e la scatola nera del mezzo.
Tutto ciò per capire il motivo per cui non è entrato in funzione il sistema frenante di sicurezza "a uomo morto", perché la velocità a cui il Tramlink andava era sostenuta, anche se al di sotto dei 50 chilometri all'ora, e non è "scattato" lo scambio. Inoltre, si stanno sentendo una serie di testi per ricostruire la dinamica e per raccogliere altri elementi. Fondamentale sarà la nomina di uno o più tecnici per effettuare, tra l'altro, una ricostruzione cinematica. Intanto, l'azienda ha deciso di versare una cifra iniziale di 5mila euro come primo indennizzo alle persone coinvolte nell'incidente.
