L'INCHIESTA A MILANO

Rogoredo, fermato il poliziotto che ha sparato | "Sulla pistola c'è solo il Dna dell'agente" | Cinturrino: "Ho messo l'arma vicino perché temevo le conseguenze"

Meloni: "Non c'è nessuno scudo penale" | Il procuratore Viola: "Niente sconti". Il questore: "Abbiamo gli anticorpi". Un testimone: Mansouri ucciso mentre scappava

23 Feb 2026 - 21:40
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La polizia di Milano ha fermato Carmelo Cinturrino, assistente capo della polizia: l'agente è gravemente indiziato del reato di omicidio volontario di Mansouri Abderrahim, avvenuto il 26 gennaio nel parco di Rogoredo. È stato fermato lunedì mattina mentre era al lavoro. Gravi gli indizi a suo carico: sulla pistola in mano alla vittima rinvenuto solo il Dna di Cinturrino. Secondo un testimone la vittima aveva in mano un cellulare e una pietra e sarebbe stata colpita mentre scappava.
 

Il procuratore Viola: "Niente sconti a nessuno"

 I dettagli dell'operazione sono stati resi noti dagli inquirenti a Milano. "Spiego l'accaduto con l'amarezza di vicende come questa che vedono coinvolte le forze dell'ordine - ha detto il procuratore di Milano Marcello Viola - ma con la consapevolezza che la Procura e la polizia hanno compiuto tutti gli accertamenti rigorosi senza fare sconti a nessuno".

Il questore: "Abbiamo gli anticorpi"

 Sugli sviluppi interviene il questore. "Già da subito erano emersi degli elementi di contraddittorietà che non ci convincevano. Il nostro compito - spiega Bruno Megale - è quello di essere assolutamente trasparenti, non dobbiamo fare difese corporative di nessuno, ci assumiamo le nostre responsabilità quando sbagliamo e in questo caso saremo rigorosi, rigorosissimi nei confronti di chi si è macchiato di questi gravi delitti come confermano le attività investigative. Abbiamo gli anticorpi per far fronte a questo tipo di problematiche che purtroppo possono emergere nel corso di queste attività"

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"Sulla pistola c'è solo il Dna del poliziotto

 Dai riscontri trapela il particolare della pistola rinvenuta accanto al corpo del marocchino. Sull'arma non sono state trovate tracce di Dna della vittima bensì solo quelle dell'assistente capo Cinturrino. Spunta anche un testimone oculare che ha assistito all'omicidio e che ha messo a verbale che il 28enne "non sarebbe stato armato e che avrebbe avuto in una mano un telefono e, nell'altra, una pietra". Mansouri, inoltre, "sarebbe stato attinto mentre stava per scappare" e, una volta colpito, "sarebbe caduto frontalmente". Risulta anche che l'agente che era con lui quando ha sparato ha riferito che "nessuno dei due poliziotti ha intimato l'alt al Mansouri" né si è qualificato. 

La versione di Cinturrino

  "Ho messo la pistola vicino a Mansouri perché temevo le conseguenze di quello che era accaduto". Lo ha detto Carmelo Cinturrino, durante un colloquio in carcere con il suo avvocato, Piero Porciani. Il commissario capo di Polizia, fermato stamane per l'omicidio di Abderrahim Mansouri, ucciso lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo, ha ammesso le sue responsabilità. "Ho detto al mio collega di andare a pigliare lo zaino" al commissariato, "sapeva cosa c'era dentro". L'agente, che martedì risponderà al gip, ha spiegato di essersi accorto solo mentre sparava che "quello che aveva in mano la vittima era un sasso".

"La pistola della vittima portata lì dopo"

Interrogatori e analisi delle telecamere: com'è cambiata la ricostruzione dei fatti   Il provvedimento restrittivo arriva in seguito agli approfondimenti investigativi condotti dalla Mobile e dal Gabinetto Regionale Polizia Scientifica, con il coordinamento dalla Procura della Repubblica, e in particolare sulle risultanze di sommarie informazioni testimoniali, interrogatori, analisi delle telecamere e dispositivi telefonici e accertamenti di natura tecnico scientifica, che hanno permesso di ricostruire la dinamica dell'evento.

 Interrogato a caldo, Cinturrino aveva raccontato di aver sparato un colpo perché il pusher impugnava una pistola e gliela aveva puntata contro. Aveva parlato, dunque, di legittima difesa e "paura". In realtà, le indagini hanno accertato che quella pistola, poi risultata una replica a salve, sarebbe stata messa successivamente sul luogo del delitto. Cinturrino, infatti, avrebbe detto al collega poco dietro di andare in commissariato a prendere uno zaino. Lì dentro ci sarebbe stata quella pistola.

Piantedosi: "Da Polizia rigore e professionalità"

  Sul caso si muove anche il ministro Piantedosi. "Grazie alla Questura di Milano per il lavoro svolto con la Procura della Repubblica che ha consentito di fare chiarezza su quanto accaduto a Rogoredo. La polizia ha al suo interno un patrimonio di principi e valori tali da essere in grado di affrontare anche casi molto dolorosi come questo, sempre dimostrando rigore, trasparenza, professionalità e senso dello Stato, con una fedeltà esclusiva alla legge. Dissi nell'immediatezza dei fatti che la vicenda sarebbe stata affrontata senza scudi immunitari per nessuno e così è stato. Le nostre forze di polizia infatti sono perfettamente in grado di fare giustizia anche al proprio interno".

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La procura: "Pericolo che uccida ancora"

  A carico di Carmelo Cinturrino, ci sono quindi forti rischi di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio, oltre che il pericolo di fuga. Lo si evince in relazione alla richiesta di custodia in carcere che la Procura inoltrerà al gip nelle prossime ore. Da ricostruire nelle indagini il movente, ma è venuto fuori che nell'ultimo periodo l'agente aveva preso di mira il presunto pusher. "Ce l'aveva con lui", è la sintesi degli accertamenti. 

Il poliziotto che ha mentito

  Lo stesso 42enne avrebbe mentito ai colleghi dicendo di aver subito allertato i soccorsi e invece lo avrebbe fatto 23 minuti dopo. Dalle testimonianze di amici e conoscenti della vittima, sarebbe anche emerso, come ricostruito pure in indagini difensive dei legali dei familiari di Mansouri, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, che il 28enne nell'ultimo periodo aveva paura di Cinturrino e avrebbe avuto anche l'intenzione di denunciarlo, perché a suo dire lo avrebbe taglieggiato chiedendogli il pizzo, soldi e droga, fino a 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno, e lui negli ultimi mesi si sarebbe rifiutato.  Cinturrino ai suoi legali ha però negato di aver intrattenuto rapporti "pericolosi" con i pusher della zona.

Gli avvocati della vittima: "Gli agenti dicano la verità adesso"

"Il fermo di Cinturrino è il giusto epilogo in uno Stato di diritto, dove la magistratura può indagare liberamente e senza alcun tipo di costrizione. Non credo abbia fatto tutto da solo, credo che sia stato fortemente aiutato dai suoi colleghi e quindi questo è il momento giusto per i suoi colleghi, se hanno un briciolo di coscienza, di dire tutta la verità su cosa è accaduto quell'orribile giorno a Rogoredo. Questo è il momento giusto". Lo affermano gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, legali dei familiari di Abderrahim Mansouri 

La dichiarazione del presidente del Consiglio Giorgia Meloni

 "Leggo con sgomento - si legge in una nota del premier Meloni - gli ultimi sviluppi sull’uccisione di uno spacciatore nel noto 'boschetto della droga' di Rogoredo. Gli inquirenti ipotizzano che questo crimine sia legato a dinamiche connesse allo spaccio di sostanze stupefacenti, nelle quali sarebbe coinvolto anche l’agente di Polizia che ha sparato. Se quanto ipotizzato trovasse conferma nel seguito delle indagini, ci ritroveremmo davanti a un fatto gravissimo, un tradimento nei confronti della Nazione e della dignità e onorabilità delle nostre Forze dell’Ordine".

"Trovo grave che ci sia stata questa speculazione politica" della vicenda di Rogoredo, "mi aspetto che" Meloni e Salvini "facciano delle scuse. E mi aspetto pure che ci ripensino su quella parte del nuovo decreto sicurezza che inserisce un'impunità preventiva che nemmeno le forze dell'ordine chiedono. Le forze dell'ordine chiedono più risorse e più personale". Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, a margine di un evento a Roma.

"Provo profonda rabbia - aggiunge - all’idea che l'operato di chi tradisce la divisa possa 'sporcare' il lavoro dei tantissimi uomini e donne che, ogni giorno, ci proteggono e difendono la nostra sicurezza, con abnegazione, sacrificio e senso delle Istituzioni. Servitori dello Stato nei confronti dei quali, invece, dobbiamo tutti essere riconoscenti. Come dobbiamo essere riconoscenti in particolare alla Polizia di Stato che, su delega della Procura di Milano, sta svolgendo le indagini sui propri agenti coinvolti in questa tragica vicenda, al solo fine di far emergere la verità". 

"Chi indossa una divisa - conclude il premier Meloni - e rappresenta le Istituzioni ha il dovere di farlo con il massimo del rigore. E con chi sbaglia, a maggior ragione perché indossa quella divisa, occorre essere implacabili. La giustizia farà il suo corso e confidiamo che sia determinata, anche perché - a differenza di quello che leggo - non esiste alcuno scudo penale".

Schlein: "Meloni e Salvini devono scusarsi"

 Meloni risponde anche alla segretaria del Pd, Elly Schlein che a margine di un evento a Roma era andata all'attacco: "Trovo grave che ci sia stata questa speculazione politica" della vicenda di Rogoredo, "mi aspetto che" Meloni e Salvini "facciano delle scuse. E mi aspetto pure che ci ripensino su quella parte del nuovo decreto sicurezza che inserisce un'impunità preventiva che nemmeno le forze dell'ordine chiedono. Le forze dell'ordine chiedono più risorse e più personale".

Perquisita la casa della compagna del poliziotto

 La Squadra Mobile ha perquisito la casa della compagna del 42enne, che abita in zona Corvetto. Da qualche giorno nell'abitazione non vive più nessuno.

Il consulente della difesa di Cinturrino lascia l'incarico

 Dopo il fermo dell'agente Cinturrino, il consulente nominato dalla sua difesa, Dario Redaelli, ha lasciato l'incarico affidatogli. "Non posso pensare - ha affermato Redaelli, in passato esperto della polizia di Stato in materia di investigazioni scientifiche - di difendere una persona che ha preso in giro non solo il sottoscritto ma soprattutto l'istituzione di cui ho fatto parte per 40 anni". Il tecnico, occupatosi anche del suicidio di Raul Gardini, ha aggiunto: "Mi dispiace molto per tutti i poliziotti che ogni giorno si impegnano per garantire la sicurezza degli italiani e che rappresentano al meglio la divisa che indossano"

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