la vicenda nel 2024 nel Veneziano

Licenziato si suicidò, il giudice del lavoro gli dà ragione due anni dopo: "Provvedimento illegittimo"

La storia di Paolo Michielotto, dipendente di una società di grande distribuzione di Marghera (Venezia): "Una sentenza che gli restituisce dignità"

22 Apr 2026 - 19:59
 © Facebook

© Facebook

Cacciato dal lavoro per un "danno" di 280 euro, aveva fatto causa per venire reintegrato, ma, preso dalla disperazione, si era tolto la vita, senza aspettare l'iter processuale. Ora, dopo due anni, un giudice gli dà ragione: una "vittoria" che ha un sapore amaro ma gli restituisce la dignità. E' la storia di Paolo Michielotto, 55 anni, di Pontelongo (Padova), dipendente di un'azienda di grande distribuzione di Marghera (Venezia), morto suicida nell'agosto 2024 dopo essere stato licenziato qualche settimana prima. Il Giudice del Lavoro di Venezia ora ha riconosciuto che quel provvedimento era illegittimo, accogliendo il ricorso presentato dalla sua famiglia, assieme alla Cgil e alla Filcams Cgil di Venezia.

La vicenda

 Impiegato come addetto alle vendite, Michielotto era stato accusato dall'azienda di aver favorito in maniera illegale alcuni clienti, consentendo loro di risparmiare sulle spese di spedizione. In sostanza, assieme agli acquisti avrebbe permesso loro di "caricare" nei pacchi altra merce invenduta in magazzino, che sarebbe stata altrimenti avviata allo smaltimento; in questo modo avrebbe permesso di superare la soglia che consente la spedizione gratuita. L'azienda aveva contestato questa pratica, inizialmente sospendendolo e poi, il 31 luglio 2024, licenziandolo e calcolando il danno in 280 euro.

Michielotto si era rivolto al sindacato per impugnare la decisione, ma la vicenda lo aveva probabilmente travolto in misura insopportabile, inducendolo a togliersi la vita. I suoi famigliari hanno comunque deciso di proseguire nell'azione legale, per vedere riconosciuto al loro caro una dignità che il licenziamento aveva compromesso in maniera irreparabile. E dopo due anni hanno ottenuto di vedersi riconoscere le proprie ragioni.

"Questa decisione - hanno commentato Daniele Giordano e Andrea Porpiglia, segretari veneziani di Cgil e Filcams - fa giustizia della sua rettitudine, del suo alto senso del dovere e della sua onestà, che l'azienda aveva umiliato con un licenziamento ingiusto. Purtroppo Paolo non potrà gioire di questo risultato. Ed è proprio per questo che sentiamo il dovere di ringraziare profondamente i suoi familiari, che con forza, dignità e determinazione hanno portato avanti una causa giusta, non solo sul piano umano ma anche su quello civile e del lavoro. Questa vicenda rappresenta per noi l'ennesima dimostrazione di un fatto semplice ma decisivo: il lavoro non può essere considerato una merce. Non è accettabile che il profitto venga anteposto alla vita delle persone, alla loro dignità, alla loro storia, alla loro integrità morale".

Ti potrebbe interessare

videovideo