"VIVI GRAZIE A UN RUSCELLO"

Ritrovati dopo cinque giorni sulle Dolomiti: ecco come hanno fatto i due escursionisti a sopravvivere

La coppia ha bevuto l'acqua di un ruscello, mangiato erbe spontanee e "riposato" su un giaciglio creato con delle foglie 

08 Lug 2026 - 11:37
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"Non abbiamo mangiato nulla per giorni. Siamo vivi grazie alla natura, il ruscello vicino a noi ci ha aiutato a sopravvivere e ci ha dato lo stimolo per continuare a crederci". Sono le parole, che si leggono sul Corriere della Sera, pronunciate ai soccorritori da Davide Cesaroni e Chiara Pesaresi, i due escursionisti marchigiani ritrovati vivi dopo essersi persi e aver passato cinque notti sulle Dolomiti. I due, 41 e 38 anni, sono stati ritrovati a 1.700 metri d'altitudine, vicino ai ruderi di Casera Col Cadorin, nelle Dolomiti friulane. Hanno passato 120 ore senza cibo, senza rete telefonica, aggrappandosi a un rivolo d'acqua e a un'unica decisione: stare fermi nell'attesa di essere ritrovati. "Erano stremati dopo cinque notti, non riuscivano più a muoversi, ma tutto sommato in buone condizioni grazie al fisico allenato", afferma Giacomo Giordani del Soccorso alpino. 

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Vivi grazie alle erbe spontanee e all'acqua di un ruscello

 Davide Cesaroni allena l'Unione Rugbistica Anconetana mentre Chiara Pesaresi, sua moglie, è ingegnera edile e architetta. La coppia è sposata da due anni e condivide una passione comune: lo sport. Nel bosco i due non si sono dati per vinti e per resistere ai morsi della fame e della sete si sono nutriti con qualche erba spontanea presente nel territorio e hanno riempito le borracce che avevano con sé con l'acqua di un torrente. Per "riposare", invece, hanno utilizzato delle foglie per dare vita a un giaciglio e hanno creato una copertura di rami. Si tratta di poco, di pratiche messe in atto in una situazione emergenziale che però hanno consentito ai due di rimanere lucidi e non mollare. 

Il ritrovamento

 Dopo la quinta notte, all'alba, è arrivata la svolta. "Dall'elicottero si sono viste due sagome ferme nel bosco. Erano loro", racconta Giordani ricordando i primi istanti del ritrovamento. In seguito all'avvistamento tre tecnici si sono calati, uno li ha raggiunti e ha parlato con la coppia. Poi è arrivata la lieta notizia al campo base: "Sono vivi". "Il recupero è stato complicato perché la boscaglia era fitta e impervia" afferma Giordani. La coppia però, nonostante la situazione, ha resistito. "Si erano costruiti un giaciglio di foglie, una copertura di rami e avevano il torrente vicino. Poco, pochissimo, ma abbastanza per non cedere", precisa. Davide e Chiara sono stati trasferiti in elicottero al Rifugio Pordenone, a Cimolais, lo stesso punto da cui era partita - cinque giorni prima - la loro escursione e dove, infatti, era rimasta parcheggiata la loro auto. A valle i due sono stati presi in carico dalle squadre del Soccorso alpino e sono stati sottoposti agli accertamenti del caso. Nessun trauma fisico: solo sfinimento. Quindi rientro a Osimo.

Il disorientamento

 La coppia si trovava nella zona di Col Cadorin dal 2 luglio ed era partita giovedì scorso all'alba dal Rifugio Pordenone. Il programma prevedeva un itinerario impegnativo, sui sentieri Cai 352 e 353, verso il Rifugio Padova, attraverso la Val d'Arade: sette ore di tragitto tra canaloni, ghiaioni e tratti esposti. Dopo la Val Montanaia e l'imbocco del tracciato da Forcella Spe, il terreno franoso e dissestato ha tradito la coppia. Poi è arrivato il disorientamento ed è a quel punto che i due hanno pensato che proseguire era troppo rischioso, tornare indietro anche. Davide e Chiara scelgono di fermarsi, scelta che si rivelerà poi vincente. Si sono sistemati vicino ai ruderi della casera, dove scorreva un piccolo torrente. "Non avevano attrezzature adatte per sopravvivere a notti all'addiaccio ma il meteo li ha aiutati. Avevano borracce da riempire e hanno avuto lucidità", afferma il soccorritore. 

La coppia: "Esausti ma estremamente sollevati"

 "Siamo esausti ma estremamente sollevati. Abbiamo creduto in noi stessi e in chi ci ha aiutato, sperando che arrivassero i soccorsi", hanno affermato i due poco dopo essere stati recuperati. "Il giorno prima avevano sentito gli elicotteri, ma dal bosco non erano riusciti a farsi vedere", conclude Giordani. L'ultimo contatto avuto dai due con i familiari risaliva alle ore 22.30 di mercoledì scorso. Da lì, il silenzio. L'allarme è scattato poi lunedì quando non erano rientrati e i loro telefoni risultavano irraggiungibili. I carabinieri hanno rinvenuto l'auto al Rifugio Pordenone e al Rifugio Padova nessuno li aveva visti. È a quel punto che si è attivata la macchina dei soccorsi: campo base a Pian Pinedo di Claut, Soccorso alpino della Valcellina, Cadore e Veneto, vigili del fuoco, Guardia di finanza, Protezione civile, carabinieri, droni e quattro elicotteri. Prima i sorvoli in elicottero e poi le squadre in quota e battute nei canaloni, sui ghiaioni e lungo i vecchi sentieri. "L’Italia deve essere così, bisogna aiutarsi", hanno affermato Davide e Chiara ringraziando tutti coloro che hanno partecipato alle loro ricerche e al loro salvataggio. 

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