Speciale Il delitto di Garlasco
è quella che dava sulle scale della cantina

Garlasco, la porta a soffietto torna in primo piano: "Aperta e richiusa cinque volte, ma cancellato il Dna"

Un dossier fotografico confluito nell’inchiesta dei pm di Pavia dimostrerebbe che la scena del crimine fu alterata: in ballo c'è anche il serramento, da sempre al centro di un mistero

02 Ott 2026 - 08:29
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 © ansa

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La scena del delitto di Garlasco è stata alterata? La procura di Pavia, che ha chiuso le indagini dell'inchiesta-bis nei confronti di Andrea Sempio, dà le sue risposte tramite un dossier fotografico che accende i riflettori anche sulla porta a soffietto che separa il soggiorno della villetta di via Pascoli dalle scale che conducono alla cantina, sulle quali quel 13 agosto del 2007 fu rinvenuto il corpo di Chiara Poggi. Porta da sempre al centro di un mistero per la mancanza di impronte su ante e pomello. "E' stata aperta e richiusa cinque volte, ma cancellato il Dna", si legge su Il Messaggero che cita le carte.

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Svelato il giallo della porta senza impronte?

 Da diciannove anni, ricorda Il Messaggero, l'assenza di impronte su ante e pomello di quella porta a soffietto restava un mistero. Non c'erano quelle di Alberto Stasi, che aveva riferito di averla aperta al suo arrivo, né di un altro.

Garlasco, i movimenti di Stasi e Sempio

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© Withub

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Così, dunque, l'inchiesta-bis della Procura di Pavia, pronta a chiedere il rinvio a giudizio di Andrea Sempio per omicidio aggravato, fornisce la risposta. Quella porta "è stata aperta e richiusa almeno cinque volte il solo 14 agosto", vanificando la presenza di Dna e impronte. E ancora, riporta Il Messaggero: delle operazioni di rilievo dattiloscopico riportate dagli esperti del Ris nella loro relazione del 24 agosto 2007, "non c'è traccia" nei verbali del lavoro svolto a casa Poggi nei giorni precedenti.

A segnalare le criticità sulla porta è la nota integrativa inviata lo scorso 11 giugno dal Nucleo investigativo di Milano ai pm pavesi. Gli investigatori hanno analizzato la scena del crimine "attraverso le numerose fotografie e relativi metadati". Le immagini scattate dalle 14.07 del 13 agosto alle 15.15 del 20 agosto - entra nel dettaglio Il Messaggero - riprendono la porta sei volte aperta, due chiusa e altrettante semichiusa.

"L'interazione con la superficie, pomello o anta che fosse, anche con l'utilizzo dei guanti, implica l'asportazione di materiale genetico e la cancellazione (per sovrapposizione) di contatti dattiloscopici che potevano eventualmente essere presenti su quella superficie", si legge nel rapporto pubblicato da Il Messaggero.

Inoltre, "attraverso gli atti del Ris di Parma", chi indaga registra che il tampone per raccogliere il Dna dal pomello viene eseguito solo il 5 settembre, "dopo tutte le interazioni avvenute sulla porta". La relazione dei carabinieri sull'indagine tecnica segnala poi che è stata usata la cosiddetta "supercolla", per rendere visibili le impronte latenti, ma nei verbali del 21 agosto a cui si fa riferimento "non vi è alcuna indicazione di tali operazioni". Né "c'è traccia nei verbali dei rilievi" delle altre analisi effettuate con svariati reagenti e di cui "si dà atto" nella nota finale, conclude Il Messaggero.

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