Dall'inchiesta della Procura di Brescia emergono due giorni di contatti frenetici tra il 37enne, i suoi legali e il carabiniere Silvio Sapone
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Una trama fitta di telefonate, sms e numeri che squillano a vuoto. È l'ultimo fine settimana di gennaio 2017 e attorno alla posizione di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, si apre un capitolo che oggi i magistrati definiscono "anomalo" e potenzialmente indicativo di una "trattativa" informale mai ammessa. Come riporta il Corriere della Sera è proprio da questa fitta rete di contatti che si muove l'inchiesta dei pm di Brescia.
Oggi sotto indagine ci sono l'allora procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e Giuseppe Sempio, padre di Andrea. Secondo gli inquirenti, dietro il vortice di contatti si celerebbe una presunta dazione in denaro - tra i 20 e i 30mila euro - collegata alla rapida archiviazione della posizione del giovane. A insospettire i magistrati non è solo il volume dei contatti, ma soprattutto la loro tempistica: avvengono quando, formalmente, non vi erano avvisi da notificare né ragioni procedurali per un dialogo così diretto fra un investigatore e un indagato per omicidio.
I tabulati riportano una sequenza serrata. Nel giro di mezz'ora, il telefono fisso della Procura e il cellulare privato del luogotenente Silvio Sapone chiamano ripetutamente Sempio, senza ricevere risposta. In quell'intervallo, l'unico segnale arriva dal legale di Sempio, Massimo Lovati, che lo contatta due volte. Poi, un ultimo tentativo di Sapone. Quando in seguito il carabiniere viene interrogato, sostiene di "non ricordare" il motivo di quelle chiamate: una giustificazione che, per i pm, non basta a dissolvere i sospetti.
La domenica pomeriggio diventa ancora più movimentata. Tra le 17.25 e le 18.13 Sempio parla più volte con i suoi avvocati e, soprattutto, si confronta con Sapone in una telefonata di oltre cinque minuti, seguita da un altro contatto e perfino da un sms. La rapidità dei passaggi, la successione quasi coreografica delle chiamate e l'intensità del traffico telefonico confermano agli investigatori l’impressione di una regia non casuale. Le persone coinvolte - i legali Soldani e Lovati, oltre allo stesso Sapone - interrogate dai pm affermano di non ricordare nulla del perché di quei contatti.