LA PERQUISIZIONE DEI ROS

Cecchini a Sarajevo, perquisito un indagato: sequestrati foto e silenziatore

L'operazione nell'abitazione di uno degli indagati dai pm di Milano nell'inchiesta sui presunti "cecchini del weekend" a Sarajevo tra il 1992 e il 1995

17 Giu 2026 - 11:48
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Una fotografia "significativa" che lo ritrae con attrezzatura tecnica e un silenziatore sono stati sequestrati mercoledì mattina a uno dei quattro indagati per omicidio nell'inchiesta sui presunti cecchini del weekend a Sarajevo negli anni Novanta. Sono gli esiti di una perquisizione all'alba dei carabinieri del Ros su delega del pm di Milano, Alessandro Gobbis, e del procuratore Marcello Viola, nell'abitazione del 64enne, originario di Genova, residente nell'Alessandrino. L'uomo durante l'interrogatorio di qualche tempo fa non aveva risposto alle domande. Il presunto gruppo di "turisti cecchini e cacciatori" fra 1992 e 1995 sarebbe partito da Trieste e altre zone d'Italia per andare sparare a pagamento su donne e bambini a Sarajevo, la capitale bosniaca assediata durante la guerra nella ex Jugoslavia.

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La foto e gli altri materiali

 La perquisizione si fonda sulle testimonianze della ex moglie e della ex compagna e non è stata estesa ai dispositivi informatici. Per quanto riguarda la fotografia, non c'è stata la possibilità di individuare il luogo in cui è stata scattata, sia perché l'uomo è ripreso in primo piano, sia perché si tratta di uno scatto datato e di conseguenza privo di metadati. La foto, descritta dalla ex compagna come una sorta di lasciapassare con lui in primo piano in divisa in un luogo non ben definito ma si presume in Bosnia, permetterebbe comunque agli inquirenti e agli investigatori di ricostruire il periodo storico in cui sarebbe stata scattata. E lo stesso vale per il silenziatore.Tra gli altri materiali repertati e indicati in un'informativa del Ros, ma non sequestrati in quanto meno significativi per la ricostruzione, anche un taglierino con una svastica, lasciapassare di quel periodo, un tesserino e una coppa che danno atto che l'uomo si esercitasse al poligono di tiro.

L'interrogatorio

 Nell'indagine milanese, oltre all'uomo, 65 anni ad agosto, che vive in provincia di Alessandria e che è stato dipendente al comune di Genova, ci sono un ex camionista 80enne friulano, un imprenditore 64enne che vive in Brianza e un toscano. I primi tre sono già stati convocati in Procura per gli interrogatori nei mesi scorsi e, in pratica, si sono difesi dalle accuse con memorie o dichiarazioni spontanee. Il 64enne durante l'interrogatorio si era avvalso della facoltà di non rispondere: in una memoria depositata dalla sua legale aveva affermato di aver "millantato tutto" dopo essere stato registrato di nascosto da una giornalista.

Gli elementi che hanno portato gli inquirenti a optare per la perquisizione derivano in particolare dalla testimonianza di una ex compagna del 64enne che avrebbe riferito dei suoi "incubi" riguardanti la vicenda, della presenza di fotografie in divisa in quello scenario, conservate "con gelosia", della detenzione di cimeli, armi anche non convenzionali e di silenziatori. Intanto per il 29 giugno è previsto un nuovo incontro all'Aja presso la sede di Eurojust, l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale, fra investigatori e autorità dei tre Paesi che al momento hanno aperto indagini sui presunti "safari" della morte: Italia, Belgio e Bosnia, insieme a Svizzera e Austria.

Ex compagna: "Aveva incubi per aver ucciso"

 "Mi spiegò di aver avuto quegli incubi perché in passato aveva ucciso delle persone, raccontandomi di essere andato in Bosnia a combattere durante la guerra degli anni '90. Mi disse che partiva da Milano con l'aereo e che con lui c'erano delle persone che facevano il weekend (....) per fare il cecchino per sparare ai musulmani". Lo ha messo a verbale l'ex compagna del 64enne indagato nell'inchiesta sui cosiddetti "cecchini del weekend" a Sarajevo tra il '92 e il '95.

La donna ha raccontato che l'uomo le aveva riferito di avere un "silenziatore per armi" e che "possedesse, conservandolo gelosamente, un lasciapassare delle zone di guerra, ovvero una fotografia di lui in piedi in posa militare con una sorta di divisa, non di quelle convenzionali". Sul retro di questa foto, si legge ancora nel decreto che riporta passaggi della testimonianza dell'ex compagna, "c'era una scritta in lingua straniera, non so di preciso quale, che costituiva una sorta di autorizzazione per accedere alle zone di guerra". E ancora: "Su questa foto c'erano dei segni che corrispondevano alle persone uccise durante i combattimenti (...), erano dei cerchi o delle righe, una sorta di conta".

L'inchiesta partita dall'esposto dello scrittore Gavazzeni

 Il 64enne è accusato, come gli altri tre indagati (un brianzolo, un friulano e un toscano), di omicidio volontario aggravato dai motivi abietti per aver ucciso civili inermi tra cui "donne, anziani e bambini", sparando "con fucili di precisione dalle colline situate" attorno a Sarajevo, durante l'assedio alla città da parte dei serbo-bosniaci. Nel decreto si dà atto che l'inchiesta è partita da un esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni, assistito dai legali Guido Salvini e Nicola Brigida, su quei "safari" dell'orrore di chi pagava, versando denaro alle "milizie di Karadzic", per andare a sparare "per divertimento".

Ha raccolto testimonianze su quei cecchini che partivano dal Nord Italia, perlopiù "simpatizzanti di estrema destra con la passione per le armi", e si radunavano a Milano per arrivare a Trieste e poi nella capitale bosniaca. All'esposto era allegata anche una "perizia criminologica" con un profilo del potenziale "cecchino del weekend". Persone che oggi possono avere "tra i 60 e gli 80 anni", appassionate di caccia e armi, caratterizzate da una "psicopatia primaria", senza "empatia, rimorso o senso di colpa". E che avrebbero indossato negli anni una "sofisticata maschera di carisma ed eloquenza persuasiva".

Custodirebbero, poi, i loro "trofei", ossia dei "bossoli colorati", per rivivere il "piacere del dominio assoluto", come ultimo legame con "gli omicidi passati". Nel decreto la Procura riporta anche alcune affermazioni che il presunto "cecchino" piemontese, pensionato, rilasciò a una giornalista, dicendo che andava nei Balcani "perché detestavo i musulmani (...), la sera ho ancora gli incubi". Il 64enne, senza precedenti, si legge, ha "a suo carico numerose movimentazioni di armi", tra cui "carabine per il tiro di precisione". Poi, la testimonianza dell'ex compagna: "Mi disse che aveva iniziato a fare questi weekend durante la guerra in Jugoslavia, ma che poi aveva smesso (...) per fermarsi lì per periodi più lunghi".

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