Napoli, la banda del buco colpisce un supermercato
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Da quanto tempo è attiva la banda del buco? Ma soprattutto, esiste davvero una banda? Ecco come i rapinatori mettono a segno colpi milionari
Le operazioni di controllo di un cunicolo fognario nell'ambito di un'operazione contro la banda del buco © Ansa
Un "mestiere" tramandato di generazione in generazione, di bocca in bocca. Per certi versi un'arte, scavare cunicoli senza che collassino ed evaporare da quegli stessi tunnel prima che le forze dell'ordine abbiano compreso cosa sia successo. La cosiddetta "banda del buco" da decenni inanella colpi su colpi a Napoli e provincia. Spesso e volentieri porta però i suoi talenti altrove, da Caserta fino a Milano. Ma chi sono i banditi della banda del buco? E come operano?
La banda del buco non è un'unica organizzazione monolitica. Al contrario è un fenomeno: si tratta infatti di un vero e proprio mestiere criminale tradizionale. Quasi una specializzazione tecnica che si è sviluppata a Napoli e provincia, in particolare nell'hinterland con una storica scuola a Giugliano. In Campania questi banditi sono noti anche come "fognari", perché utilizzano proprio le fogne per muoversi e sbucare dal pavimento.
Quelle della banda del buco non sono rapine come le altre. Non c'è nulla di improvvisato, al contrario dietro c'è un lavoro di diversi mesi. In prima battuta è necessario infatti assoldare un basista - un dipendente infedele o una guardia giurata - che conosca la planimetria della banca o della gioielleria. A cui spesso aggiungono una serie di sopralluoghi fisici nelle settimane precedenti al colpo. Poi si tratta di scavare. Giorni e giorni di lavoro usando martinetti idraulici, piccoli martelli demolitori e puntellando il tutto con pali di legno per impedire che i cunicoli gli crollino in testa. Questi tunnel, come ha confessato un "uomo talpa" a Panorama, possono anche essere costruiti da alcune bande criminali e venduti - a prezzi che arrivano fino a 50mila euro - dopo diverso tempo ad altre, che li usano per compiere concretamente il colpo.
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La firma criminale della banda è attiva dagli anni Settanta. Il primo colpo è documentato infatti nel 1971, quando un gruppo di rapinatori entrò in una banca proprio attraverso un tunnel. Tra i principali e più proficui banditi c'erano gli uomini del clan camorristico Stolder, che conoscevano la rete fognaria di Napoli come le loro tasche. Obiettivo sono spesso e volentieri gioielli o cassette di sicurezza, perché per le forze dell'ordine sono molto più difficili da tracciare rispetto ai contanti.
L'ultimo grande colpo della banda del buco è sicuramente quello alla filiale Crédit Agricole al Vomero il 16 aprile 2026. Tra i sei e i nove banditi sono sbucati dal pavimento in pieno giorno, prendendo in ostaggio 25 persone e svuotando almeno 40 cassette di sicurezza. Prima che la polizia potesse fare irruzione, i banditi sono svaniti nel nulla calandosi in un tunnel lungo 12 metri e profondo 4,5 metri, collegato alla rete fognaria. Sei anni fa, a Milano ma sempre in una filiale della medesima banca, sette banditi provenienti da Giugliano hanno scavato un tunnel di circa 600 metri attraverso la rete fognaria che collegava un covo sotterraneo in via Montepulciano fino al caveau della banca. Dopo aver sventrato il pavimento del caveau, sono fuggiti con un bottino superiore a 1 milione di euro. I rapinatori sono stati poi catturati mesi dopo.
La storica Gioielleria Trucchi di Napoli, in piazza Santa Caterina a Chiaia, è stata bersaglio in più occasioni di assalti da parte della banda del buco. L'episodio più eclatante è avvenuto l'11 giugno 2019, quando i malviventi sbucarono sorprendendo i dipendenti in apertura, tennero il proprietario in ostaggio e fecero perdere le tracce coi fumogeni. Il colpo fruttò ai rapinatori circa 800mila euro in gioielli e orologi di lusso, e portò all'arresto di nove persone. Tra loro un pensionato di 77 anni. Nel 2025, invece, 500mila euro in contanti sono spariti dall'ufficio postale di Corso Meridionale, sempre a Napoli, dopo che i banditi sono entrati attraverso un buco nella parete. I rapinatori hanno studiato alla perfezione il tempismo, entrando la notte precedente al primo giorno utile per il ritiro delle pensioni, quando il caveau dell'ufficio era pieno al massimo.
Sotto la città di Napoli, si nasconde una sorta di "città speculare". E il collegamento è permesso dalle decine di migliaia di tombini, le cosiddette "saittelle", che conducono a una rete sotterranea che non è mappata. Mancano sistemi di telecamere, cancellate, mappature di possibili vie di fuga e l’individuazione di percorsi obbligati che i banditi devono fare per allontanarsi dal luogo del colpo. Per le forze dell'ordine è dunque quasi impossibile tracciare i rapinatori.