Anguillara, trovati impiccati i genitori di Carlomagno: la vergogna e quei quindici giorni senza via d'uscita
Dopo l'omicidio di Federica Torzullo, Maria Messenio e Pasquale Carlomagno si sono chiusi in casa, schiacciati dal dolore, fino alla decisione finale
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Non erano indagati, ma travolti dalle colpe del figlio Claudio. Maria Messenio e Pasquale Carlomagno hanno trascorso gli ultimi quindici giorni senza uscire di casa, senza parlare con nessuno, senza difendersi dai giudizi della gente. Per i due coniugi il tempo si è fermato quando il corpo della nuora Federica Torzullo è riaffiorato dalla terra dell'azienda di famiglia. Da lì in poi, ogni ora è diventata un peso, fino alla scelta di farla finita. Sono stati trovati impiccati nella loro villetta in via Tevere, alla periferia cittadina.
Il silenzio dopo l'orrore
Hanno deciso di farlo insieme. Come insieme avevano scelto il silenzio da quando la nuora era scomparsa e poi era stata ritrovata, uccisa brutalmente dal figlio Claudio. Un delitto che ha travolto non solo una famiglia, ma un'intera comunità di poco più di ventimila abitanti, dove ogni sguardo diventa una sentenza. Non erano indagati, eppure le colpe del figlio sembravano ricadere anche su di loro. Bastavano i sospetti: che sapessero, che avessero intuito, che avessero aiutato o coperto. Ombre mai diventate accuse formali, ma sufficienti a rendere impossibile una vita normale.
La vergogna e il giudizio del paese
Come ricostruisce il "Corriere della Sera", Maria Messenio, ex poliziotta e assessora comunale alla Sicurezza, e Pasquale Carlomagno, imprenditore nel settore degli scavi e del movimento terra, si sono trovati davanti a una domanda tanto semplice quanto devastante: come si va avanti dopo? Come si esce di casa per comprare il pane, come si entra in un bar? Alla vergogna si è sommato un dolore destinato a non passare e la paura di perdere per sempre il rapporto con il nipote di dieci anni.
Due giorni dopo il ritrovamento del corpo di Federica, la carriera politica di Maria Messenio si è interrotta. Le dimissioni da assessora sono arrivate senza clamore, quasi inevitabili. Era stata lei, il 9 gennaio, ad accompagnare il figlio in caserma per denunciare una scomparsa che oggi appare una messa in scena.
Anche la posizione di Pasquale Carlomagno finiva sotto una lente informale, ma implacabile. Le telecamere lo avevano ripreso la mattina del delitto davanti alla villetta del figlio. Doveva ritirare delle chiavi, aveva spiegato. Ma quelle immagini non permettevano di escludere nulla, e tanto è bastato perché l'ombra del dubbio si allungasse su di lui, pur senza riscontri investigativi.
Un peso diventato insopportabile
Ogni dettaglio che emergeva sull'omicidio, ogni menzogna del figlio smontata dagli inquirenti, ogni aggravante contestata rendeva più fragile l'equilibrio della coppia. Per giorni si sono chiusi in casa, parlando con i consuoceri solo attraverso i legali, incapaci di affrontare il mondo esterno. Come riporta "Il Messaggero", la madre aveva raccontato agli investigatori di un rapporto ormai distante con Claudio, di una frattura iniziata quattro anni prima, quando il figlio si era progressivamente legato alla famiglia della moglie, che il figlio pensava di perdere con la separazione. Il riavvicinamento tra il figlio e i genitori era avvenuto solo nel dramma, quando lo avevano accolto in casa, dopo il ritrovamento del corpo di Federica.
A un certo punto Maria Messenio e Pasquale Carlomagno hanno deciso che non sarebbero riusciti ad andare oltre. Si sono tolti la vita insieme nella loro abitazione, lasciando una lettera per l'altro figlio. Un gesto maturato nel chiuso di una casa diventata rifugio e prigione, tra autodifesa e disperazione. "Scusateci per quello che ha fatto nostro figlio" erano riusciti a dire il giorno dell'arresto. Poi era calato il silenzio, si erano barricati in casa, lontano dagli sguardi e dai giudizi della gente, fino al tragico ritrovamento dei due corpi.
