Rogoredo, fermato il poliziotto che ha sparato | "Sulla pistola c'è solo il Dna dell'agente"
Lo ha detto il pm Giovanni Tarzia. Il procuratore Viola: "Niente sconti, il questore: "Abbiamo gli anticorpi"
Carmelo Cinturrino, Zazk Mansouri © Tgcom24
La polizia di Milano ha fermato Carmelo Cinturrino, assistente Capo della Polizia di Stato per i fatti avvenuti nel parco di Rogoredo il 26 gennaio scorso. L'uomo è gravemente indiziato del reato di omicidio volontario di Mansouri Abderrahim, con precedenti per spaccio. È stato fermato mentre era al lavoro: era arrivato in commissariato alle 8 e circa un'ora dopo sono arrivati gli uomini della Squadra Mobile coordinati dalla procura.
Il procuratore Viola: "Niente sconti a nessuno"
Spiego l'accaduto con l'amarezza di vicende come questa che vedono coinvolte le forze dell'ordine ma con la consapevolezza che la Procura e la Polizia di Stato hanno compiuto tutti gli accertamenti rigorosi senza fare sconti a nessuno". Lo ha detto il procuratore di Milano Marcello Viola, nella conferenza stampa dopo il fermo dell'assistente. capo.
Il questore: "Abbiamo gli anticorpi"
Già da subito erano emersi degli elementi di contradditorietà che non ci convincevano. Il nostro compito è quello di essere assolutamente trasparenti, non dobbiamo fare difese corporative di nessuno, ci assumiamo le nostre responsabilità quando sbagliamo e in questo caso saremo rigorosi, rigorosissimi nei confronti di chi si è macchiato di questi gravi delitti come confermano le attività investigative. Noi abbiamo gli anticorpi per far fronte a questo tipo di problematiche che purtroppo possono emergere nel corso di queste attività". Lo ha detto il questore di Milano Bruno Megale.
"Sulla pistola c'è solo il dna del poliziotto"
Sulla riproduzione della pistola trovata accanto al corpo del marocchino Abderrahim Mansouri, ucciso a Rogoredo il 26 gennaio scorso, non sono state trovate tracce di Dna della vittima ma solo quelle dell'assistente capo Carmelo Cinturrino, fermato stamani con l'acusa di omicidio volontario. Lo ha spiegato in conferenza stampa il pm titolare delle indagini Giovanni Tarzia.
Piantedosi: "Da Polizia rigore e professionalità"
"Grazie alla Questura di Milano per il lavoro svolto con la Procura della Repubblica che ha consentito di fare chiarezza su quanto accaduto a Rogoredo. La Polizia di Stato ha al suo interno un patrimonio di principi e valori tali da essere in grado di affrontare anche casi molto dolorosi come questo, sempre dimostrando rigore, trasparenza, professionalità e senso dello Stato, con una fedeltà esclusiva alla legge. Dissi nell'immediatezza dei fatti che la vicenda sarebbe stata affrontata senza scudi immunitari per nessuno e così è stato. Le nostre forze di polizia infatti sono perfettamente in grado di fare giustizia anche al proprio interno". Lo dichiara il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.
Interrogatori e analisi delle telecamere: com'è cambiata la ricostruzione dei fatti
Il provvedimento restrittivo arriva in seguito agli approfondimenti investigativi condotti dalla Squadra Mobile e dal Gabinetto Regionale Polizia Scientifica, con il coordinamento dalla Procura della Repubblica, e in particolare sulle risultanze di sommarie informazioni testimoniali, interrogatori, analisi delle telecamere e dispositivi telefonici e accertamenti di natura tecnico scientifica, che hanno permesso di ricostruire la dinamica dell'evento.
La procura: "Pericolo che uccida ancora"
A carico di Carmelo Cinturrino, ci sono forti rischi di reiterazione del reato, ossia che possa uccidere ancora, e di inquinamento probatorio, oltre che il pericolo di fuga, perché ha anche una disponibilità di alloggi. Lo si evince in relazione alla richiesta di custodia in carcere che la Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, inoltrerà al gip nelle prossime ore. Da ricostruire nelle indagini il movente, ma è venuto fuori che nell'ultimo periodo l'agente aveva preso di mira il presunto pusher. "Ce l'aveva con lui", è la sintesi degli accertamenti.
Tutte e tre le esigenze cautelari, dunque, sono contenute nella richiesta di misura in carcere per Cinturrino. A quanto risulta, dagli accertamenti è venuto a galla un profilo di pericolosità molto forte del poliziotto 42enne. Un profilo inquietante, stando a quanto riferito, anche perché inatteso rispetto al fatto che veniva considerato molto preparato e attento. Oltre al movente, un altro degli aspetti da ricostruire con le indagini, che vanno avanti, sono le disponibilità economiche dell'assistente capo, tenendo conto anche di quel quadro di operazioni borderline, con sospetti di richieste di pizzo a pusher e tossici.
"La pistola è stata messa dopo accanto alla vittima"
Cinturrino aveva raccontato, interrogato la sera del 26 gennaio, di aver sparato un colpo - che ha ferito mortalmente Mansouri alla testa, sopra l'orecchio destro - perché lui impugnava una pistola e gliela aveva puntata contro. Aveva parlato, dunque, di legittima difesa e "paura". In realtà, le indagini hanno accertato che quella pistola, poi risultata una replica a salve, sarebbe stata messa successivamente sul luogo del delitto. Cinturrino, infatti, avrebbe detto al collega, che era poco dietro di lui quando ha sparato, di andare in commissariato a prendere uno zaino e lì dentro ci sarebbe stata quella pistola.
Il poliziotto che ha mentito
Lo stesso 42enne avrebbe mentito ai colleghi dicendo di aver subito allertato i soccorsi e invece lo avrebbe fatto 23 minuti dopo. Dalle testimonianze di amici e conoscenti della vittima, sarebbe anche emerso, come ricostruito pure in indagini difensive dei legali dei familiari di Mansouri, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, che il 28enne nell'ultimo periodo aveva paura di Cinturrino e avrebbe avuto anche l'intenzione di denunciarlo, perché lo avrebbe taglieggiato chiedendogli il pizzo, soldi e droga, fino a 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno, e lui negli ultimi mesi si sarebbe rifiutato. Presunte condotte illegali e borderline che il 42enne avrebbe messo in atto anche contro altri pusher e tossicodipendenti della zona Rogoredo-Corvetto.
Gli avvocati della vittima: "Gli agenti dicano la verità adesso"
"Il fermo di Cinturrino è il giusto epilogo in uno Stato di diritto, dove la magistratura può indagare liberamente e senza alcun tipo di costrizione. Non credo abbia fatto tutto da solo, credo che sia stato fortemente aiutato dai suoi colleghi e quindi questo è il momento giusto per i suoi colleghi, se hanno un briciolo di coscienza, di dire tutta la verità su cosa è accaduto quell'orribile giorno a Rogoredo. Questo è il momento giusto". Lo affermano gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, legali dei familiari di Abderrahim Mansouri, dopo il fermo del poliziotto Carmelo Cinturrino per omicidio volontario.
Perquisita la casa della compagna del poliziotto
La Squadra Mobile di Milano sta perquisendo la casa della compagna del 42enne, che abita in zona Corvetto. La donna è la portinaia in un palazzo Aler in via Mompiani. Lì l'agente è conosciuto come Luca e secondo alcune testimonianze da riscontrare, alcuni spacciatori avrebbero smerciato droga indisturbati in cambio del pizzo all'assistente capo. Da qualche giorno nell'abitazione non vive più nessuno.
