Omicidio Rogoredo, trasferito il capo del commissariato di Cinturrino
L'inchiesta su Cinturrino e sui suoi presunti affari si allarga, diverse persone sono state convocate davanti ai pm
Osvaldo Rocchi non è più il dirigente del commissariato Mecenate di Milano, in cui prestava servizio Carmelo Cinturrino, l'assistente capo in carcere da dieci giorni per l'omicidio del pusher Abderrahim Mansouri. Con lui anche quattro colleghi, indagati con l'accusa di favoreggiamento e omissione di soccorso per i fatti dello scorso 26 gennaio. Il dirigente è stato messo a disposizione della Questura di Milano. Mentre è già avviato l'iter per la nomina del successore, da finalizzare nei prossimi giorni.
Interrgatori uno dopo l'altro
Intanto non cessano, anzi si allargano le indagini scaturite dall'omicidio del pusher: non solo il boschetto di Rogoredo, ma anche via Mecenate, piazza Corvetto fino a Calvairate. L'obiettivo primo è far luce sul movente che avrebbe spinto Cinturrino ad aprire il fuoco contro Mansouri, inscenando poi una situazione di legittima difesa. La pm Giovanni Tarzia e il procuratore Marcello Viola stanno passando in rassegna parecchie testimonianze, rese da persone convocate a tappeto per approfondire i presunti affari del poliziotto.
Le immagini smarrite e il Riesame
Non solo tossicodipendenti e spacciatori da lui arrestati, ma anche chi lo avrebbe "incrociato" durante le sue operazioni antidroga. Ma, tornando ai fatti del 26 gennaio, rimane ancora da accertare quale sia il concreto ruolo - se ce n'è stato uno - giocato dai colleghi di Cinturrino. Intanto il 9 marzo il tribunale del Riesame ha fissato l'udienza in cui i nuovi difensori discuteranno la richiesta degli arresti domiciliari per Cinturrino.
