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Rogoredo, la lettera di Cinturrino dal carcere: "Mi spiace per la famiglia del ragazzo, pagherò per il mio errore"

Letta in anteprima a "Tg4 - Diario del Giorno" la lettera di Carmelo Cinturrino: "Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto". La famiglia Mansouri: "Ammazzare e mentire è orribile, non un errore"

26 Feb 2026 - 19:51
 © Tgcom24

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Caso Rogoredo, letta in anteprima a "Tg4 - Diario del Giorno", condotto da Sabrina Scampini in onda su Rete4, la lettera scritta da Carmelo Cinturrino, l'agente di polizia accusato di omicidio volontario nei confronti del 28enne marocchino, Abderrahim Mansouri. Il presunto assassino si dice triste e pentito per il gesto commesso ma, aggiunge, di aver agito per paura. Inoltre, Cinturrino esprime il suo dispiacere per la famiglia della vittima e chiede scusa a tutti i suoi colleghi e ricorda di essere sempre stato "onesto e servitore dello Stato". Dopo la lettura della lettera l'avvocato dell'indagato, Piero Porciani, in collegamento con la trasmissione ha detto: "Mi ha ribadito di non aver mai preso nulla da nessuno, anche il suo tenore di vita non era quello di un corrotto. Era il tenore di vita di uno che faceva il suo lavoro con dedizione", alludendo alle accuse mosse all'agente di aver percepito soldi dai pusher in cambio del suo silenzio. "In quel momento ha avuto paura, prima di essere colpito dal Mansouri, e poi di essere colpito dalla giustizia", ha aggiunto il legale di Cinturrino. 

Ecco il testo completo della lettera scritta da Carmelo Cinturrino

"Vorrei scusarmi con tutti per quello che è successo. Credetemi, ho avuto paura. Prima che quel ragazzo mi colpisse, poi dopo aver sparato, delle conseguenze del mio gesto. Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace anche per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto, ma mi sono sentito disperato. Mi scuso con i miei colleghi tutti, ma posso garantire che nella vita sono stato sempre onesto e servitore dello Stato, come dimostrato dagli encomi e lodi ricevute negli anni, assenza di alcun tipo di sanzione disciplinare e stima dei colleghi delle volanti, del commissariato di Mecenate e non solo. Perdonatemi, pagherò per il mio errore".

Famiglia Mansouri: "Ammazzare non è un errore"

 "Se hai un briciolo di coscienza, confessi tutto il male che ha commesso in questi anni, lui con i suoi compari. Gli errori si commettono a scuola, ammazzare una persona e dopo creare una messa in scena non è un errore, è qualcosa di orribile. Soprattutto se non seguito da una reale confessione sull'intera vicenda. Soprattutto sul ruolo che hanno rivestito i complici". Così la famiglia di Abderrahim Mansouri, attraverso gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, in merito alla lettera scritta da Cinturrino. "Se quanto emerge dovesse trovare conferma, crediamo che il sig. Cinturrino avrebbe dovuto essere arrestato molto tempo fa e non solo per l'omicidio di Abderrahim", aggiunge la famiglia della vittima. "Crediamo che se qualcuno dei suoi colleghi, che ora lo descrivono come un violento, avesse fatto il proprio dovere e avesse denunciato, Abderrahim oggi sarebbe vivo. Non c'è nulla di più lontano dell'indagato rispetto al ruolo di servitore dello Stato", concludono i parenti di Abderrahim Mansouri. 

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